martedì 7 luglio 2026

12 Luglio 2026 – XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Mt 13,1-23 
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Per ascoltare il vangelo, per meditare sulle sue parabole, per capirlo nel profondo dell’anima, dovremmo comportarci esattamente come faceva Gesù: fermarci, sederci, cercare di isolarci dal frastuono che ci circonda, ma soprattutto distaccarci da quell’enorme vortice di pensieri, di preoccupazioni, di ambizioni, di distrazioni, che come un frullatore agitano continuamente la nostra mente: dobbiamo staccare la spina con decisione, e concentrarci sulle parole che abbiamo davanti, fissarci solo su di esse e ascoltare cosa ci dicono. E se noi ci mettiamo il cuore, se siamo decisi a seguirle per riordinare la nostra vita, esse ci diranno molto più di quanto immaginiamo.
Ebbene: la parabola del vangelo di oggi è particolarmente chiara, comprensibile: c’è un contadino occupato nella semina, e nel gettare la sua semente, succede che una parte di essa cade sulla strada, un’altra tra i sassi, un’altra ancora tra i rovi; infine una parte cade nel terreno buono e fertile, e sarà questa che porterà molto frutto.
Tutto ciò ha ovviamente un suo significato: il seminatore è Dio che “semina” la sua Parola agli uomini. Una parte cade sulla strada: che significa? La “strada” indica una impenetrabilità assoluta; è una zona arida, battuta dai venti, calpestata da tutti, in cui nulla può germogliare, attecchire, crescere; “strada”, sono pertanto coloro che si rifiutano per principio di prendere in considerazione gli insegnamenti del Vangelo. 
Un’altra parte cade tra le fitte pietre a bordo campo: i sassi, che ostacolano qualunque sviluppo, qualunque crescita di quel seme caduto tra le fessure, sono i primi entusiasmi di chi si avvicina al vangelo per caso, per curiosità, di chi conduce una vita superficiale, insensata, volubile: all’inizio la novità del “seme” li cattura, prende la loro anima, ma alla prima insignificante difficoltà, si dimenticano di tutto e continuano il loro cammino nel nulla. 
Un’altra parte ancora cade tra i rovi fitti e spinosi: il “seme” cerca di crescere, ma viene soffocato immediatamente dal più rapido infittirsi del roveto: sono le persone deboli, coloro che non hanno una personalità, una volontà forte, decisa; sono quelli che si lasciano condizionare dal tenore soffocante della vita; che, sottoposti a continue pressioni psicologiche, abbandonano sul nascere qualunque possibilità di affrancarsi, di crescere. 
Un’ultima parte di semi cade infine nella zona fertile, nel terreno coltivato, nel terreno buono, preparato per riceverlo: ed è qui, solo qui, che esso stabilirà il suo “habitat”, svilupperà tutta la sua potenzialità, porterà in abbondanza quei frutti che il “seminatore” si aspetta. 
Il Vangelo di oggi, dunque, proprio perché intuitivo, ci offre anche la possibilità di meditarlo partendo da prospettive diverse, immedesimandoci cioè nei vari elementi del racconto. 
Immaginiamo, per esempio, di essere noi il “seminatore”: il vangelo non accenna ad alcuna sua reazione per il parziale fallimento del lavoro svolto: ma quale potrebbe essere il nostro stato d’animo in una situazione analoga? Quante volte ci troviamo anche noi a dover constatare un nulla di fatto! Abbiamo seminato, abbiamo dato, abbiamo amato, ma non abbiamo ottenuto assolutamente nulla: tempo e fatica sprecati. Certo, capita! E noi ce ne rammarichiamo profondamente, magari anche con qualche imprecazione! Ma così facendo, dimentichiamo un principio fondamentale: che chi fa le cose veramente per amore, chi offre con gioia tempo ed energie senza pretendere nulla in cambio, chi “semina” nell’assoluta carità, come ci ha insegnato Gesù, non deve mai abbandonarsi al pessimismo, alla delusione; perché c’è sempre una scintilla di bene che nasce e cresce dalle sue fatiche, che porta frutto, esattamente come in questo caso. 
Se poi ci mettiamo dalla parte del “seme”, dobbiamo porci immediatamente alcune domande: “Io, che tipo di seme sono? Mi rendo conto di avere un compito ben preciso da assolvere, proprio per la mia stessa conformità divina? Sono disponibile a “seminarmi”, a “morire” nei fratelli per estendere, per “allargare” il più possibile i frutti del suo amore? In una parola, investo fedelmente a beneficio del prossimo i carismi di cristiano credente che Dio mi ha donato?” Noi, “piccolo seme” della Parola di Dio, nelle sue mani siamo pura potenzialità: nostra missione è pertanto quella di realizzare, di “espandere” nel cuore dei fratelli questo bene divino, in modo che nel mondo cresca e si produca un desiderio sempre più crescente di seguire e amare Dio. È fondamentale, nella nostra vita, essere consapevoli di avere delle responsabilità ben precise verso gli altri; per cui, coscienti di essere autentici “semi di Dio”, non possiamo in alcun modo confonderci tra le migliaia di “semi selvatici” oggi in circolazione; non possiamo semplicemente massificarci conformandoci agli altri, perché questo ci ridurrebbe semplici fotocopie, farlocchi doppioni del nulla, privi di originalità, di personalità, di qualunque valore. 
Se infine ci identifichiamo col “terreno”, anche qui è fondamentale sapere come classificarci: “Che tipo di terreno sono io?” Perché Gesù è molto chiaro: gli insegnamenti del vangelo (i vari semi) vengono ricevuti da “terreni” multiformi, diversi uno dall’altro: ogni uomo, infatti, accoglie il vangelo in modo diverso, ognuno con il suo grado di fede, con la sua personale disponibilità all’ascolto; la qualità del risultato, pertanto, si differenzia da individuo a individuo, in relazione anche ai diversi momenti, positivi o negativi, delle singole vite di ciascuno. 
In tutte queste nostre ipotesi, però, al di là di qualunque considerazione, ciò che ci offre una profonda consolazione, è la certezza di poter ricorrere sempre alla grande bontà, alla pazienza, all’incommensurabile amore di Dio nostro Padre, il quale, da generoso seminatore, ci assiste soprattutto in quelle particolari “stagioni” della nostra vita, in cui produciamo solo foglie, in cui ci comportiamo da “terreni” decisamente aridi e selvatici. Egli sa molto bene infatti che per raggiungere una “mietitura ottimale” (=la nostra perfezione cristiana) dobbiamo sottoporci ad una lunga e faticosa preparazione, spesso ostacolata dall’instabilità, dalla superficialità, dalla precarietà dei nostri propositi: le perturbazioni, le crisi, le cadute, sono purtroppo sempre dietro l’angolo. L’importante è non perdere mai di vista gli impegni assunti, rialzandoci sempre con grande umiltà dalle delusioni per il mancato risultato. Anche perché Dio stesso, rassicurando il profeta Isaia, ha fatto capire che alla fine, grazie a Lui, il nostro “piccolo raccolto” sarà comunque positivo: “La Parola uscita dalla mia bocca, non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero, e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata” (Is. 55, 10-11). Ecco, questa è la speranza consolatrice che deve sorreggerci in ogni momento della nostra vita. Amen.

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