lunedì 2 febbraio 2026

8 Febbraio 2026 – V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Mt 5,13-16 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
 

Il vangelo di oggi, tratto dal lungo “discorso della montagna” di Gesù, ci chiede di essere sale e luce: due elementi con risultati completamente diversi: il primo dà sapore ma è invisibile, mentre la seconda è insapore ma è visibilissima e percepibile da tutti. Che vuol dire? Che in pratica dobbiamo essere nello stesso tempo sia nascosti, riservati, invisibili, che assolutamente rivelabili e disponibili per tutti. 
«Voi siete il sale della terra». La “terra” è la vita di tutti i giorni: cosa vuol dire allora essere sale, senso, sapore, di questa terra? Vuol dire aiutare le persone a trovare il significato, il senso di ciò che accade, il senso della loro vita.
Dobbiamo in altre parole insegnare ai fratelli a riflettere su ciò che realmente vivono, a farsi delle domande, ad ascoltare Dio che parla al loro cuore, sempre e in continuazione.
Ma come? Attraverso i fatti, gli eventi, attraverso gli incontri di ogni giorno. Quante persone si chiedono continuamente: “Dov'è Dio?”. Evidentemente dicono così perché non lo sentono, perché pensano che mentre noi stiamo qui a combattere contro le avversità, Lui se ne stia altrove, a farsi i fatti suoi.
Ma non è così: se non lo sentiamo, se non lo vediamo, dipende solo da noi, perché Lui, al contrario, ci è sempre vicino, ci parla e ci educa continuamente. La parola sapienza, dal latino “sapio”, vuol dire “assaggiare, gustare”; pertanto diventeremo saggi, sapienti, se sapremo “gustare” la nostra vita, se sapremo cioè imparare dalle nostre esperienze. La vita insegna tutto o non insegna nulla: imparare dipende da noi. La vita è una grande scuola, solo per chi vuole imparare.
“Voi siete la luce del mondo”. Quella luce che abbiamo ricevuto da Dio, dobbiamo irradiarla intorno a noi, dobbiamo trasmetterla ai nostri fratelli. “Dio”, la vita, in sanscrito vuol dire infatti anche “luce”. Quindi è Dio, la luce del mondo, che dobbiamo riflettere su di noi e sugli altri.
Tutto l'universo sembra materia ma, come ci insegna la fisica quantistica, tutto è luce, energia. Noi anche quando ci sentiamo impastati nella materia, potenzialmente siamo sempre luce, perché in noi abita lo Spirito di Dio, perché siamo anima, siamo emozione, siamo “divino”, siamo energia, forza, fuoco, canto, musica. Se non liberiamo lo Spirito, non ci sarà luce nella nostra vita, non ci sarà luce nel mondo.
Siete sale, siete luce”. Le parole di Gesù sottendono sempre una ricca trama simbolica, hanno sempre la capacità di dire grandi cose con parole semplici, facendo riferimento alla concretezza della vita. Ogni volta che ci avviciniamo ad esse, immancabilmente ci rendiamo conto che non c’è distanza tra il mistero del Regno che esse ci annunciano, e i piccoli o grandi eventi quotidiani che riguardano la nostra vita: ogni cosa ci parla sempre del mistero di Dio, anche nei momenti più difficili: se al contrario non ci accorgiamo o non ci curiamo di quanto succede intorno a noi, vuol dire che non sentiamo la necessità di essere “sale e luce”, che il buio del disinteresse per Dio ci obnubila a tal punto da impedirci di capire che la società in cui viviamo sta toccando veramente il fondo. Inutile fingere che tutto vada bene così: perché ciò significa che anche noi stiamo purtroppo vivendo un cristianesimo senza Cristo, una religione senza fede, un culto con celebrazioni aride, senza vita. Sono queste le realtà, quelle in cui viviamo la nostra fede, che ci devono obbligare a riflettere seriamente! 
Siete sale, siete luce”. In questo momento drammatico della storia, dobbiamo riflettere seriamente sul compito che, come cristiani, dobbiamo svolgere in questo nostro mondo: un mondo che inconsciamente si aspetta dai noi una concreta risposta (sale), e una chiara indicazione (luce), una testimonianza insomma, che ridia alla gente speranza e ragioni spirituali per ricostruire un’esistenza più umana.
Essere luce e sale, in questo contesto, è un compito che ci fa trepidare, soprattutto se guardiamo alle nostre debolezze, alle nostre infedeltà che ci rendono tanto spesso opachi, pieni di ombre, assolutamente insipidi.
Sì, perché essere veramente luce del mondo e sale della terra, significa dimostrare che il nostro cristianesimo non è affatto sterile, passivo, indifferente, ma al contrario dinamico, entusiasta, intraprendente: in una parola è una vita intrisa di gioia e di esultanza, perché vissuta in Cristo.
Grazie a Dio abbiamo ancora tante persone che vivono realmente questo tipo di vita esemplare: persone che per la propria carità, per il proprio altruismo senza limiti, si conquistano la fiducia dei poveri, dei bisognosi, degli emarginati. Sacerdoti, religiosi, uomini e donne consacrati, laici, che vivono nell’umile servizio della carità. Persone che troviamo negli ospedali, nelle case, nelle scuole, nell'industria. La loro carità, nonostante i limiti personali, è illimitata.
Ecco: se da un lato, dobbiamo aprire i nostri occhi a queste realtà e scoprire quanto di buono e di bello c’è ancora nel mondo, dall’altro dobbiamo tutti sentirci interpellati, dobbiamo tutti sentirci impegnati, nessuno escluso, perché Dio ci ha chiamato tutti per nome.
Dobbiamo renderci conto che la nostra vocazione di cristiani è l'amore e che, quando non amiamo, perdiamo ogni nostra brillantezza, cadiamo nel buio, e trasmettiamo solo tristezza e disperazione.
Davanti alla prospettiva di un totale black out di Dio, dobbiamo prendere in mano la situazione, e chiedere a Dio nuovo vigore, nuova luce, nuovo entusiasmo per combattere con la nostra umile azione l’oscurità che incombe. Non altrove, non in terre lontane, ma attorno a noi, nella stessa nostra Chiesa di Roma, nella nostra famiglia, nel lavoro, nelle nostre comunità, nella società civile in cui viviamo: perché è qui che dobbiamo essere fermento di vita cristiana, operatori luminosi di amore cristiano. Ogni giorno, ogni minuto che lasciamo passare per egoismo, pigrizia, orgoglio, indifferenza, è un giorno perso, un'occasione mancata. Al contrario, ogni atto di amore, di carità che doniamo all’altro, è ossigeno vitale per lui, per noi, per la società, per il mondo; perché solo così siamo sale, luce, vita, Spirito, immagine e somiglianza di Dio. Amen.

 

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