<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837</id><updated>2012-02-15T19:43:37.627+01:00</updated><title type='text'>"INTROIRE SECUM"</title><subtitle type='html'>MEDITANDO LA "PAROLA" DELLA DOMENICA</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>202</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-7922743810057600725</id><published>2012-02-15T19:43:00.001+01:00</published><updated>2012-02-15T19:43:37.632+01:00</updated><title type='text'>19 Febbraio 2012 – VII Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-woXs1uR5X0w/Tzv8ULSCQ0I/AAAAAAAACgs/rEZD-U2GVnE/s1600/B07-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="175" src="http://3.bp.blogspot.com/-woXs1uR5X0w/Tzv8ULSCQ0I/AAAAAAAACgs/rEZD-U2GVnE/s200/B07-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Gesù entrò di nuovo a Cafàrnaodopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, chenon vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro laParola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone...».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù ritornaa Cafarnao, dove continua a predicare e a guarire gli infermi. Questa volta ilvangelo ci presenta un paralitico. È immobile. Non fa nulla. Non parla, nondice una parola, non si muove, non interviene, non cammina. Non ha neppure unnome: è un uomo paralizzato nel corpo, nella mente, nel cuore; è sclerotizzato,fossilizzato, totalmente passivo. Il fatto che, disteso su di un lettuccio, siaportato da quattro persone, ci dice appunto che la sua paralisi è totale. Noici saremmo aspettati che Gesù, vedendolo, lo toccasse e lo guarisse. Ma non è così:la paralisi del corpo non è il suo vero problema: la sua malattia è molto piùgrave, è al suo interno, dentro il suo cuore; e Gesù lo sa. È la sua anima cheè paralizzata, è bloccata dal peccato, una paralisi invisibile ma reale. Ilparalitico vuol guarire da questa sua infermità dell’anima, perché da buonebreo sa bene che è il peccato la causa dell’infermità corporale. Egli crede inGesù, ha una fede profonda: è deciso a modificare il suo atteggiamentointeriore, e vuole guarire sul serio, da tutto. Non come tanti di noi che voglionosì guarire, ma senza cambiare nulla del loro comportamento: lamentano mancanzadi dialogo e di carità nel loro ambiente; vorrebbero più riconoscimenti, piùgioia, più amici, più amore, più rispetto: ma per arrivare a questo, non sono disponibilia cedere in nulla; quelli che devono cambiare sono sempre e solo gli altri. Èquesto Il vero nostro guaio, fratelli: non accettiamo di essere messi indiscussione. Perché non abbiamo fede; andiamo avanti imperterriti per la nostrastrada, facciamo tutto ciò che gratifica il nostro &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;ego&lt;/i&gt;, non importa se lecito o illecito, morale o immorale; noncrediamo in Dio, non rispettiamo il prossimo. È questo il male che ciparalizza, fratelli, è questa la nostra paralisi che ci confina nella immobilitàsul nostro lettino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilparalitico del vangelo invece ha tanta fede; egli crede, è fermamente convinto dipoter guarire. È questo che lo rende diverso dagli altri. È questo che lo salvae lo guarisce. Gesù gli dice: «&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Figlio, tisono perdonati i peccati&lt;/i&gt;». Nient’altro. La guarigione dalla paralisi delcorpo è conseguente al perdono dei peccati. E per dimostrarlo ai suoi soliti denigratoriaggiunge: «&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Alzati e cammina&lt;/i&gt;». &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Qualunquesia la nostra situazione, qualunque sia il nostro errore, qualunque sia ilbaratro in cui siamo caduti, qualunque sia la nostra malattia o la nostradisperazione, con la fede, l’amore e la contrizione, tutto si annulla, tuttoviene perdonato, tutto viene ricomposto: “Alzati e cammina”. È il comandoinvitante che Gesù ci dà dopo ogni caduta, nel lungo cammino della nostra vita.“Tirati su, riparti, vai! Prova di nuovo e vedrai che ci riuscirai. Non piegartialle tue sconfitte, non rassegnarti e non abbandonarti ad esse: ma “alzati ecammina”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ascoltiamoriconoscenti e con gioia questa voce di Gesù, fratelli: invece quanti nonascoltano, quanti si stancano, si arrendono, si abbandonano sfiduciati lungo lastrada, nonostante i compagni di viaggio cerchino di sorreggerli; quanti addirittura,senza voler far nulla, pretendendo che siano gli altri a farsi carico dei loroproblemi! Non pensiamo di essere sempre e solo noi le vittime; smettiamola di faresceneggiate ad ogni contrarietà; soprattutto smettiamola di comportarci comedei bambini viziati. Troppe volte ci offendiamo e ci isoliamo per delle sciocchezze,facciamo tragedie per delle stupidaggini, e rispondiamo a piccoli screziinsignificanti con autentico odio: dovremmo vergognarci; finiamola di auto commiserarci;prendiamo in mano il nostro giaciglio, alziamoci in piedi, e camminiamo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Illettuccio del paralitico rappresenta la malattia con le umane debolezze. Gesùnon dice: “Butta via il lettuccio. Liberatene, Lascia perdere tutto”. Ma:“Prendilo e cammina”. Ci dice: “Prendi il tuo lettino, il tuo giaciglio: prendiin mano la tua vita, le tue paralisi, i tuoi problemi, le tue paure, le tuesconfitte, i tuoi complessi! Non vergognarti davanti agli altri dei tuoilimiti, accetta apertamente le tue debolezze e fattene carico tu, personalmente”.Certo, noi tutti vorremmo essere felici, liberi senza costrizioni,forti edecisi. Purtroppo non siamo così; è la vita a non essere così. Noi prima vorremmoessere sicuri, forti, perfettamente in forma, e poi affrontare il mondo e glialtri. Ma non funziona così. Dobbiamo invece alzarci, prendere umilmente il nostrolettuccio sotto braccio, e andare, affrontare la vita così come siamo, con le nostremeschinità, con le nostre debolezze, con le nostre insicurezze: ma con tantafede in Lui. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilvangelo ci dice poi che accanto e intorno al paralitico, nella casa di Cafarnao,c’è tutta una serie di personaggi, che bene o male influiscono su si lui. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;C’è lafolla. La folla è l’indifferenza; quando arriva il paralitico, nessuno se neaccorge. La casa è piena, stipata di gente: sono tutti presi dalle parole diGesù; sono talmente impegnati che non si accorgono di nulla. Non si rendonoconto che sono proprio loro, la “folla”, ad impedire ai barellieri e aquest’uomo di affrontare la guarigione, la libertà, la Verità, la Vita. Noi,spesso siamo così. Non siamo cattivi, ma la nostra indifferenza, la nostra pigrizia,la nostra svogliatezza, senza soluzioni di sorta, il nostro cuore ottuso, senzaluce, senza amore, ci impediscono l’incontro con la Via, con la Verità, con la Vita,con l’autentica Carità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Accantoa noi ci sono persone poi che non credono, che non hanno fede, che non immaginanoneppure la possibilità di una nostra guarigione, di diventare migliori, diversi,uscendo dalle nostre malattie immobilizzanti per vivere in maniera più ampia, piùestesa, più solare. Non ci pensano e neppure vogliono questo per noi: sono comegli scribi, non ci amano. Ci dicono: “Che vuoi di più? Di che ti lamenti? Hai tutto!”;e per "tutto” intendono vestiti, casa, soldi, piaceri, auto, cibo avolontà, benessere. Non immaginano neppure che esistano altre cose, altrivalori nella vita; come: felicità, senso, verità, autenticità, libertà, amorevero. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Poi cisono i barellieri. I barellieri del paralitico hanno anch’essi una grandefiducia in Gesù. Loro lo portano fin lì, ma non sono loro che lo mettono inpiedi, guarito: è il paralitico che si rialza da solo, è lui che lo vuole e saràlui che, obbedendo all’ordine di Gesù, otterrà la guarigione completa. Non sonoovviamente loro i guaritori, ma se non avessero avuto fede, se non l’avesseroportato davanti a Gesù, forse quel poveretto avrebbe perso la sua grande occasionee sarebbe rimasto paralizzato per tutta la vita. Sono stati i suoi angeli. Gli stessinumerosissimi angeli che anche noi abbiamo nella nostra vita: sono tutte quellepersone che ci amano e credono in noi. Talvolta ci crediamo dei falliti, degliincapaci, ma c’è sempre qualcuno che ci sorregge, ci fa rialzare, ci fa crederenuovamente in noi. Quando pensiamo di non farcela più, di non riuscire asuperare certe crisi, improvvisamente arriva qualcuno che ci affianca, ci accompagnada qualche Gesù per farci parlare, aprirci, esprimere il nostro tormento,ritrovare luce, ritrovare noi stessi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Tuttequeste persone sono i nostri angeli, sono delle benedizioni, delle visioni checi aiutano a incontrare e a rivedere il Volto luminoso di Dio. Ringraziamo Dio,fratelli, per queste persone, per questi angeli autentici della nostra vita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E poic’è Gesù. Gesù che gli dice: “Figliolo ti sono rimessi i tuoi peccati”. Paroleche lasciano un po’ tutti nello sconcerto; ma come, in quattro fanno una faticaccia,innalzano il paralitico fin sul tetto della casa, praticano un’apertura e lo calanogiù glielo mettono davanti, completamente paralizzato, immobilizzato, e Gesù,il grande guaritore, che fa? gli annuncia candidamente che i suoi peccati sonorimessi. Tutti ovviamente si aspettavano che Gesù stendesse la mano e guarisse alsuo tocco, come succedeva normalmente. Ma questa volta nulla di ciò: Gesù intuiscequal è la vera infermità di quel poveretto. Non è il corpo che soffre; è il suoanimo, è nel suo profondo che egli è paralizzato, è dal peccato che egli è immobilizzato.È il peccato la sua vera malattia. Rimosso dall’anima il peccato, la guarigionedel corpo è assicurata. Poi gli basta una parola: «&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;alzati e cammina&lt;/i&gt;».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ebbenefratelli, anche noi a volte sentiamo il peso delle nostre infermità, dellenostre paure, dei nostri egoismi, dei nostri peccati: un peso, un macigno che paralizzala nostra vita spirituale. Non ignoriamo questo segnale di Dio, scuotiamo lanostra fede intorpidita, rivolgiamo fiduciosi il nostro sguardo a Gesù: egli ciaspetta, ci guarda amorevolmente e ci capisce. Egli vede la paralisi del nostrocuore, egli vede la nostra sincera volontà di risorgere, di liberarcene, diconfessare i nostri errori, di farla finita con i nostri compromessi. Esorridendo ci dice: “Prendi il tuo giaciglio, alzati e cammina”. Allora,fratelli, non tentenniamo oltre, non fermiamoci a pensare. Alziamoci di slancio,riprendiamo in mano la&amp;nbsp;nostra vita, buttiamo alle spalle il nostropassato, e incamminiamoci fiduciosi, rinnovati nella fede e nell’amore, drittodavanti a noi: e accettiamo di stringere, nella nostra, la mano che Egli, contanta tenerezza e sollecitudine, quotidianamente ci tende. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-7922743810057600725?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/7922743810057600725/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=7922743810057600725' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/7922743810057600725'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/7922743810057600725'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2012/02/19-febbraio-2012-vii-domenica-del-tempo.html' title='19 Febbraio 2012 – VII Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-woXs1uR5X0w/Tzv8ULSCQ0I/AAAAAAAACgs/rEZD-U2GVnE/s72-c/B07-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-1200786914784500107</id><published>2012-02-08T18:15:00.000+01:00</published><updated>2012-02-08T18:21:57.752+01:00</updated><title type='text'>12 Febbraio 2012 – VI Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-tNbatJYzO2Q/TzKvHshViiI/AAAAAAAACgk/gauLQqXkMMg/s1600/B06w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="193" src="http://2.bp.blogspot.com/-tNbatJYzO2Q/TzKvHshViiI/AAAAAAAACgk/gauLQqXkMMg/s200/B06w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«In quel tempo, venne da Gesùun lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoipurificarmi!”. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lovoglio, sii purificato!”». &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;OggiMarco ci propone il toccante incontro di Gesù con un lebbroso e la suaguarigione. Tranquilli, la malattia della lebbra è stata ormai quasicompletamente debellata; non dovremmo quindi temere più di “toccare”, di “comunicare”con gli altri (la lebbra a quei tempi impediva qualunque tentativo di avvicinamento,di socializzazione). Purtroppo però oggi dobbiamo fare i conti con un’altra malattiaepidemica, altrettanto invalidante: l’incomunicabilità, l’indifferenza,l’ermetismo, la chiusura totale verso gli altri. In questo senso tutti noi continuiamoad essere dei lebbrosi; e ciascuno di noi può immedesimarsi in quel poveretto.Sì, perché la nostra vita è infestata di questa nuova lebbra, con tutte le suevariabili di isolamento e solitudine: c’è la lebbra di chi non si sopporta; dichi non sopporta il proprio fisico, il proprio carattere, la propria vita; e nonsi sopporta perché, quando si guarda dentro, non trova niente per cui valga lapena di impegnarsi. C’è la lebbra di chi ha sbagliato e non riesce più a ritrovarela propria dignità; c’è la lebbra della vergogna: di quando si viene additati; diquando ci viene continuamente rinfacciato il nostro errore; la lebbra di chinon si perdona, di chi confessa sempre la stessa colpa da anni, di chi si sentesempre colpevole; la lebbra della vergogna di sentirsi inferiore agli altri, pernon aver studiato, per non essere brillante, per non essere fisicamente bello eattraente; c’è la lebbra dell’essere considerati inaffidabili, inesistenti,insignificanti. Ebbene, fratelli, chi di noi non si è sentito discriminato,etichettato, evitato, come il lebbroso del vangelo? Ma ci sono anche altrelebbre che fanno terra bruciata intorno a noi, essendo gli altri a farne lespese, a pagarne le dirette conseguenze: alludo alla lebbra dell’invidia, dellasuperbia, dell’impudenza, della maldicenza, dell’avarizia, della gola, dellalussuria… ; sono tutte lebbre deformanti, che di fronte ai nostri fratelli cirendono ripugnanti nel cuore e nell’anima. Chi può mai ritenersi esente daqueste forme di lebbra? Penso proprio ben pochi. Allora andiamo da Gesù,supplichiamolo anche noi! Facciamo anche noi come ha fatto il lebbroso delvangelo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Riviviamoper un attimo la scena: il poveretto si butta in ginocchio e supplica Gesù: “Sevuoi puoi guarirmi!”. Egli sente che non può continuare a vivere così; sente cheda solo non riuscirà mai a venirne fuori. Per questo si rivolge a Gesù e glidice: “Ho bisogno di aiuto”, e si butta per terra. Buttarsi in ginocchio significaconfessare la propria debolezza, la propria impotenza, ammettere di averbisogno di qualcuno, dichiarare la propria resa totale. Chi non si crede malatonon può guarire; chi si crede sano non va dal medico. Per questo il lebbroso siabbandona, e chiede a Gesù di fare tutto lui: “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Se vuoi puoi guarirmi&lt;/i&gt;”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E Gesùinterviene. Egli prova nei confronti di tanta arrendevolezza qualcosa di forteed intenso: è “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;mosso a compassione&lt;/i&gt;”.Il termine greco, oltre che &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;compassione&lt;/i&gt;,indica addirittura un “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;amore&lt;/i&gt; &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;materno&lt;/i&gt;”, un amore che tocca dentro, un amoreviscerale. Un amore che compendia i sentimenti umani più vulnerabili: lamisericordia, la compassione, la tenerezza, la dolcezza. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quandoun uomo è rifiutato da tutti, ha una vitale necessità di questo amore; habisogno cioè di essere accettato, di sentirsi gradito, importante; ha bisognodi poter sentire che c’è qualcuno che lo accoglie, che lo apprezza, che non loevita. Perché questo è un amore che salva. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù guardaquesto relitto umano con occhi diversi da quelli degli altri: “Io ti conosco, credoin te; so che sotto questo tuo aspetto disgustoso, sopravvive ancora un germogliostupendo, un qualcosa di grande e prezioso. Sei così, perché sei stato deformatodal dolore della vita; ma io vedo la tua bellezza, le tue potenzialità. E voglioche torni a risplendere”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E l’amore“&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;materno&lt;/i&gt;” di Gesù, da sentimento, diventaazione: “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Stese la mano&lt;/i&gt;”. Il verbo “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;ekteino&lt;/i&gt;” vuol dire proprio “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;distendere&lt;/i&gt;”, un &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;allungare&lt;/i&gt; le mani, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;protenderle&lt;/i&gt;:Gesù lo ama e il suo amore si fa azione, si protende verso di lui e lo tocca.Immaginiamolo quest’uomo: tutti lo rifiutano, nessuno lo vuole, tutti gli stannoalla larga, tutti dicono: “Tu sei peccatore per questo sei ammalato; tu non haisperanze”; mentre Gesù, il maestro - sfidando la religione per la quale chitoccava un lebbroso diventava lui stesso impuro – si “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;distende&lt;/i&gt;”, gli va incontro, allunga la mano e lo “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;tocca&lt;/i&gt;”; il verbo greco “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;apto&lt;/i&gt;” oltre che “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;toccare&lt;/i&gt;” indica “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;afferrare&lt;/i&gt;”:un significato che rende l’azione di Gesù ancora più amorevole: si dirige decisamentecon le braccia protese verso di lui, ma l’uomo, consapevole della suadeformità, istintivamente si ritrae, tenta di scappare; ma Gesù lo “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;afferra&lt;/i&gt;”, lo trattiene con forza (“&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;lo voglio&lt;/i&gt;”), e aggiunge “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;guarisci&lt;/i&gt;”. In altre parole, “sii testesso: sii puro, sii chiaro, schietto. Torna ad essere quell’immagine che Dio haimpresso in te quando ti ha creato. Se ti liberi del rancore, dell’amarezza, dellavergogna, dei rifiuti che ti hanno deturpato, riacquisterai la tua luceprimordiale”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco,questo in sostanza vuol dire “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;guarire&lt;/i&gt;”:ritornare ad essere se stessi, tornare ad essere, cioè, quell’idea che Dio, laVita, aveva in testa per noi e che i fatti e le situazioni umane hanno gradualmentedeformato, alienato, distrutto. Come a dire “sii ciò che eri; ritorna ad essereesattamente quello stesso che Dio aveva in testa quando ti ha pensato”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Perchéc’è tanto scontento sulla terra, tanta infelicità? Perché le persone non vivonoquello che sono: vogliono essere qualcos’altro che non sono, vogliono essere continuamente“altro”. Non si riconoscono in chi sono, e cercano affannosamente di viverequalcosa che non sono. La felicità invece è fare esattamente ciò per cui siamostati creati. Se vogliamo altre cose, primo, non riusciremo mai a farle e,secondo, la nostra vita sarà sempre incompleta, vana, non realizzata, inutile.Se uno non vive la propria “forma” si sforma, si deforma. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;Ci chiediamo continuamente: “Che devo fare?”. Domanda più che lecita. Ma nonci accorgiamo che intorno a noi troppe persone fasulle sono pronte a darci le “loro”risposte; e ci costringono a vivere vite non nostre, vite di altri. In realtà,la domanda che tutti dobbiamo porci, è un’altra: “Chi sono io?”. E solo Lui,sommessamente, può suggerirci la risposta. “Sii te stesso e saprai chi sei; conil mio “contatto” guarirai dalla tua lebbra e vivrai ammirandomi nella tuaimmagine”. Questo vivere è la sorgente della vita, della felicità, del nostroesserci. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Larisposta di Gesù al lebbroso: “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Lo voglio,guarisci&lt;/i&gt;”, stupenda, rassicurante, entusiasmante nella sua essenzialità, meritabene qualche altra considerazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Primadi tutto Gesù non teme di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;sporcarsi &lt;/i&gt;lemani, di contagiarsi, e &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;tocca&lt;/i&gt; quelpoveretto devastato dalla lebbra. Egli crede in lui. Lo conosce da sempre, lo ama;si sporca le mani, si lascia coinvolgere da lui, proprio perché lo ama: esubito l’altro inizia a guarire. Potenza dell’amore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ungiorno una suora disse a Madre Teresa: “Madre perché i miei ammalati nontrovano la pace come qui da te?”. “Perché io non lavoro per portar loro lapace; io la trovo qui con loro”. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sporcarsile mani&lt;/i&gt; vuol dire &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;condividere&lt;/i&gt;:“Mi metto in gioco con te e ti accompagno nella tua strada”. Questo è l’amorevero, fratelli, l’amore autentico; un amore fiducioso e lungimirante che dice: “Inte c’è una sorgente pura; io la valorizzerò”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Può succedereche anche noi, poveri lebbrosi, perdiamo il senso della nostra origine e del nostroessere; però se guardiamo bene in profondità, se abbiamo il coraggio di calarcicompletamente nella nostra anima, scopriremo sicuramente una piccola radice,una minuscola parte di noi che non è deformata, che non è corrotta, distrutta. Èla nostra sorgente di luce interiore, che può anche essere spenta, offuscata,coperta, ma non cancellata. È come entrare in una stanza completamente buia: nonsi vede nulla, ma la luce c’è, basta girare l’interruttore, aprire letapparelle. Con il soffio della vita, tutti abbiamo ricevuto questo dono diluce: ripeto, può capitare che in qualcuno non sia accesa, non risplenda, mac’è (e continuerà ad esserci). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eccoperché, fratelli, ogni uomo merita rispetto, onore, accoglienza. Non per quello che fa, maper quello che è, per la sua essenza. Possiamo certamente condannare quello chefa, possiamo rifiutarlo o non accettarlo; ma dobbiamo sempre ricordare che nel suoprofondo vive e sgorga la stessa nostra Sorgente Pura. È per questo che,davanti a Lui, siamo tutti uguali; è per questo che ogni uomo è mio fratello: ein questo tempo di decadimento dei valori morali, di chiusura alla religione ea Dio, di mancanza di validi riferimenti, dobbiamo riscoprire questa realtà edare nuovo vigore alla nostra spiritualità: “Tu sei mio fratello. Non temere, camminiamoinsieme, corriamo al Suo passaggio sulle strade della nostra vita, echiediamogli a gran voce: Se vuoi, puoi purificarmi!”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Io lovoglio!” risponde Gesù al lebbroso; “Io lo voglio!” è sempre pronto arispondere anche a noi. Ma noi, lo vogliamo veramente? vogliamo che Gesù ciguarisca? È importante chiederselo, perché Dio non può niente se noi non lo vogliamo.Dio può tutto, ma solo se noi lo vogliamo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Verrebbeda dire: “Esiste forse un ammalato che non vuole guarire? Tutti lo vogliono!”. Eppurenon è così, fratelli. Perché “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;guarire&lt;/i&gt;”vuol dire “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;rendere puro, luminoso&lt;/i&gt;”,portare luce nel nostro buio, ridare forza al nostro fisico stremato, farepulizia, eliminare le impurità della nostra lebbra. Tutte cose che cicoinvolgono in prima persona, che costano fatica. Tutti vogliamo guarire, manon tutti siamo disposti a faticare, a collaborare, a metterci del nostro, adaccettare le conseguenze della guarigione. Non possiamo guarire senzatrasformarci radicalmente. Non siamo più noi, non siamo più l’originale; e dobbiamoessere noi a voler “guarire”, ad abbandonare questa nostra falsa e deformanteidentità per ritornare alla purezza originale. Tutti vorremmo guarire senza farnulla; senza cambiare idee; senza cambiare le nostre certezze, i nostri pensieri,il nostro modo di vivere. Ma guarire così è impensabile! Se il nostro modo divivere e di pensare non ci guarisce, vuol dire che dobbiamo cambiare mentalitàe modo di vivere: insistere sulle nostre posizioni significa ammalarsi semprepiù gravemente. “Io lo voglio” continua a ripeterci Gesù. E noi che aspettiamoancora? Affrettiamoci, “tocchiamolo”. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-1200786914784500107?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/1200786914784500107/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=1200786914784500107' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/1200786914784500107'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/1200786914784500107'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2012/02/12-febbraio-2012-vi-domenica-del-tempo.html' title='12 Febbraio 2012 – VI Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-tNbatJYzO2Q/TzKvHshViiI/AAAAAAAACgk/gauLQqXkMMg/s72-c/B06w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-1888160975564579138</id><published>2012-02-01T17:56:00.000+01:00</published><updated>2012-02-01T17:56:25.504+01:00</updated><title type='text'>5 Febbraio 2012 – V Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-uuHhk85BKrk/Tylufru2IXI/AAAAAAAACfs/ip8YUipLlaI/s1600/0307j90a.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="136" src="http://3.bp.blogspot.com/-uuHhk85BKrk/Tylufru2IXI/AAAAAAAACfs/ip8YUipLlaI/s200/0307j90a.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«La suocera di Simone era aletto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fecealzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilvangelo di oggi ci offre l’opportunità di fare una serie di considerazioni.Siamo sempre in Galilea, nella cittadina di Cafarnao, dove Gesù ha fissato lasua provvisoria dimora; e qui passava i suoi giorni “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;insegnando&lt;/i&gt;” e “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;guarendo&lt;/i&gt;”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Aquesto punto Marco ci offre una notiziola, un piccolo spaccato di vita privata.Che succede? Gesù ha appena finito di parlare nella Sinagoga, e viene sollecitamenteinformato che la suocera di Simone è a letto con la febbre, gravemente malata. Unainnocente annotazione, che però ci rivela un particolare della vita privata diSimone, il pescatore che poco prima aveva abbandonato il suo lavoro per seguireGesù: che cioè è sposato, ha una famiglia da mantenere, possiede una casa, incui abita con la moglie e la suocera. Quest’ultima dunque sta male, è a lettocon la febbre, e per Gesù, che guarisce chiunque incontra nel suo cammino, è assolutamentenaturale correre a casa di Simone e guarire la sua parente. Un normale fatto divita quotidiana che potrebbe anche esaurirsi qui, se non fosse per unparticolare che mi ha incuriosito e che mi ha spinto ad andare oltre: la “malattia”della suocera. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Marcoparla di “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;febbre&lt;/i&gt;”: una febbre cosìalta da costringerla a letto. Ora, leggendo il testo, penso che sarà successo anchea voi di domandarvi quale fosse in realtà la vera causa di questa “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;febbre&lt;/i&gt;”. La risposta è facilmenteintuibile: se pensiamo infatti che il genero di questa poveretta, l’unico uomodi casa, poche ore prima, per seguire Gesù, aveva piantato reti, barca e lavoro,distruggendo così, in un istante, la tranquillità e la sicurezza della loroesistenza, arrivando addirittura a togliere materialmente, a lei e a sua figlia,il pane di bocca, beh, i motivi per farsi cogliere da un febbrone, questapovera suocera, li aveva proprio tutti. “Ma che sta facendo questo scriteriatodi Simone? È diventato matto? Come facciamo noi ora? Non siamo mica ricche noi!Non può certo permettersi una cosa del genere! Come camperemo? Sarà per caso questoGesù che ci darà da vivere? Non si rende conto che si sta esponendo allecritiche della gente e della sinagoga? Questo Gesù per il quale lui stravede, siè già messo contro la sinagoga, e molti dicono che fa cose “pericolose”; diconoaddirittura che guarisca i malati in nome del “demonio”. Possibile che quelcredulone di mio genero si lasci abbindolare da un tizio come questo? Io mivergogno perfino ad uscire di casa! Qui le cose si mettono veramente male!”. Equesta poveraccia, angustiata continuamente da tali preoccupazioni, peraltrogiustificabilissime, impotente di fronte alla decisione già presa dal genero, vienecolta improvvisamente da un febbrone da cavallo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Laparola greca “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;pir&lt;/i&gt;” (da cui “&lt;em&gt;pirèssusa&lt;/em&gt;”nel testo originale), indica appunto “&lt;em&gt;fuoco&lt;/em&gt;”; e in senso derivato, “febbre, calore,alterazione”. La suocera è pertanto “infuocata”, alterata; altro che “febbricitante”,è piena di rabbia, furiosa; e più che con Simone, che considera una testacalda, un credulone, lo è soprattutto con Gesù, che considera la causa scatenantedi tale situazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;La sua“&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;febbre&lt;/i&gt;” non è altro che un segnale dellasua lotta interiore, è sinonimo di “rabbia” che cresce sempre più col passaredelle ore; è un cartello che dice chiaramente “qui c’è guerra; state attenti!”;è il segno esteriore di quella sofferenza interiore che gli sconquassa l’animae che ancora non riesce a buttar fuori con le parole. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dunquela suocera sta male. E Gesù che fa? Appena lo avvisano del malessere di questapovera donna, corre subito a trovarla. Egli ha intuito immediatamente lasituazione, ha capito al volo la vera causa della sua malattia. Poteva farfinta di niente; poteva tranquillamente dire: “Beh, se ha qualcosa contro di me,venga a dirmelo di persona! Sono problemi suoi, non miei!”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ricordateinvece cosa ci dice Gesù? &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Seti ricordiche tuo fratello ha qualche cosa contro di te,lascia lì il tuo dono davantiall’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna adoffrire il tuo dono” Mt 5,23s). &lt;/i&gt;E questo è esattamente il comportamento coerentedi Gesù: egli corre e va subito da lei.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Primoinsegnamento: nutriamo rabbia, risentimento, odio, nei confronti di qualcuno? Nonperdiamo tempo; andiamo noi da questo qualcuno, chiariamoci, confrontiamoci conlui. Perché, fratelli miei, l’odio genera altro odio e il fuoco della rabbia disseccail cuore e acceca l’anima. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù,ci dice il vangelo, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«si accostò, lasollevò e la prese per mano»&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Siaccostò” (prosèrchomai) vuol dire esattamente “farsi vicino”. Fra i due c’eradistanza, ma Gesù si fa vicino, riduce la distanza, prende lui l’iniziativa ela incontra. “La sollevò” (egheiro, “alzarsi, svegliarsi, sollevare, risorgere”):la donna è distesa, non vuole avere a che fare con Gesù, ma Gesù le parla, lesta vicino, finché la donna gli dà ascolto e “si solleva” dalla sua paura chela domina e dalla preoccupazione per ciò che sta accadendo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Laprese per mano”: il verbo greco “krateo” vuol dire “dominare, impadronirsi,impossessarsi, avere potenza”. Gesù vuole incontrarla, toccarla, perché vuoleche questa donna “senta” chi è lui, che possa “farne esperienza” di persona,che lo possa “conoscere”, “impadronirsi” di lui. Da questo verbo deriva anchela parola “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;cratere&lt;/i&gt;”: la donna è uncratere pieno di fuoco e nella sua debolezza potrebbe esplodere; Gesù, invece,è un cratere di energia, la sua “lava” è vitale, non rimane dentro covando odio,ma si espande benefica, trasformandosi in amore, in tenerezza, in attenzioneper l’altro; riducendo, annullando, la distanza che esiste con lui. A questopunto cosa accade tra Gesù e la suocera di Simone? Non sappiamo cosa si sianodetti o cosa sia esattamente successo. Ma dalle poche parole del vangelo capiamoche Gesù, sentito il risentimento della donna, ha preso l’iniziativa è andatoda lei, piano piano le si è avvicinato, le ha parlato; finché la donna ha capitoche quell’uomo non è né un pazzo, né un fuori di testa. E lo ha accolto. Anzi, comesottolinea il vangelo, si è subito alzata ed ha iniziato a “servirli”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Tuttala sua rabbia, il suo astio, improvvisamente sono scomparsi. Appena incontraGesù, in lei avviene una trasformazione radicale: il suo è un passaggio simultaneodall’ignorare Gesù, al mettersi a suo servizio; dall’odio profondo, all’amore assolutoper quest’uomo; dal volergli stare il più lontano possibile, al volergli stare semprevicino; dal considerarlo come un nemico, al sentirlo come un amico, uno affidabile,unosu cui può contare, che è sempre con te e per te. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Secondoinsegnamento: finché la donna combatte Gesù, non può guarire. Ma quando loascolta, lo comprende, quando si lascia toccare da lui, quando ascolta le sueragioni, allora tutto il suo fuoco, la sua febbre e il suo odio, scompaiono. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Avolte noi proviamo rancore verso i nostri fratelli, perché siamo concentrati unicamentesu noi stessi: non ci mettiamo nei panni degli altri, non vogliamo ascoltarli,non vogliamo sentire le loro ragioni. Vediamo solo noi stessi e sentiamo soloil nostro dolore. Ma se riusciamo a comunicare il nostro dolore, le nostreragioni, la nostra parte (e se loro si lasciano toccare da ciò), allora stabiliamocon loro un contatto e sarà possibile incontrarsi; e tutte le ragioni delnostro odio finalmente cadranno. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Anchequando qualcuno ce l’ha con noi, cosa possiamo fare? Come dobbiamo comportarciquando qualcuno è arrabbiato con noi? Beh, la prima reazione, quella naturale, èdi stargli più alla larga possibile. Ma questo crea altra diffidenza, ingigantiscela distanza. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Impariamoinvece da Gesù. Egli fa due cose. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Laprima: prende lui l’iniziativa e va di persona. Spesso noi rimaniamo nellanostra rabbia, facciamo gli offesi e diciamo: “Deve venire lui da me! Conquello che mi hai fatto è il minimo che possa fare!”. Quando si è feriti ènormale chiudersi: ma se rimaniamo chiusi nel risentimento non c’è possibilitàdi incontro; se ci chiudiamo nel silenzio e ci rifiutiamo di parlare, non risolviamonulla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Laseconda: usa tenerezza e amore. In fin dei conti Gesù capisce le ragioni diquesta donna: sa che è arrabbiata perché non lo conosce; perché lui ha un suomodo di vivere che non è “come quello di tutti”; perché Simone ha fatto unascelta radicale e difficile, contraria al buon senso, che lei non arriva ancoraa capire. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ebbenefratelli: nel mondo c’è tanta rabbia e tanto dolore: è una prerogativa della umanaesistenza. Quando una persona è arrabbiata, vuol dire che nel suo intimo èferita; e con una persona ferita, dobbiamo avere tanta comprensione, tanta delicatezza,tanta cura: altrimenti non riuscirà mai ad aprire il suo cuore. Dobbiamo ascoltarla,questa persona; dobbiamo sentire le sue ragioni e soprattutto dobbiamo capireil suo dolore. Se rimaniamo nel piano della rabbia, ci facciamo solo la guerra;se invece ci incontreremo nell’amore, allora ci capiremo, allora non saremo piùindifferenti gli uni con gli altri. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Cosìfaceva Gesù per le strade della Palestina. Tutti i giorni, per tutto il giorno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma da doveprendeva tanta forza, il Signore, per riuscire ad accogliere tutti, adascoltarli, a guarirli? Da dove prendeva tanta energia per fare della sua vitaun “annuncio” costante?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dallapreghiera, fratelli. Da una preghiera lunga e attenta, che gli permetteva di capirela volontà del padre. Una preghiera che stupisce e affascina tutti, i discepolie noi. Una preghiera che non è la lista della spesa da presentare a Dio, quandole cose non funzionano, ma il dialogo intimo e intenso di chi si lasciaplasmare. E poiché la giornata è frenetica anche per Lui, Gesù prega di notte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Così facevaGesù; così dobbiamo fare anche noi, se vogliamo seguirlo come Simone e i discepoli.Rubiamogli questo suo grande “segreto”: poniamoci anche noi umilmente in un costante,intimo colloquio col Padre, che ci permetta di fare sempre della nostra vita undono agli altri. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-1888160975564579138?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/1888160975564579138/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=1888160975564579138' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/1888160975564579138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/1888160975564579138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2012/02/5-febbraio-2012-v-domenica-del-tempo.html' title='5 Febbraio 2012 – V Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-uuHhk85BKrk/Tylufru2IXI/AAAAAAAACfs/ip8YUipLlaI/s72-c/0307j90a.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-2791244306609380654</id><published>2012-01-24T17:23:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T17:30:14.610+01:00</updated><title type='text'>29 Gennaio 2012 – IV Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hqUyXILvPbE/TxmR2mMGkbI/AAAAAAAACe8/lsJakxCgu6E/s1600/1058733820.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-hqUyXILvPbE/TxmR2mMGkbI/AAAAAAAACe8/lsJakxCgu6E/s200/1058733820.jpg" width="176" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Gesù, entrato di sabato nellasinagoga, a Cafarnao, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egliinfatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Èsabato. Giorno sacro per gli Ebrei. Gesù, con al seguito lo sparuto gruppettodi discepoli appena chiamati, entra nella sinagoga di Cafarnao e si mette senzatanti preamboli ad insegnare; e che succede? Le persone presenti si rendonosubito conto che egli, pur non essendo scriba, pur non essendo preposto all'annuncio della Parola di Dio, è decisamente su un altro livello rispetto agliscribi; si rendono immediatamente conto che, a differenza degli scribi, egli vienedirettamente da Dio. Sentono le sue parole scendere in profondità nel lorocuore; sentono che sono parole cariche di umanità, di vita, di liberazione. E tradi loro sussurrano, stupiti, meravigliati: “Finalmente! Si sente che è in collegamento direttocon Dio!”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non è uno scriba! Ma chi erano dunque questi&amp;nbsp;scribi? Originariamente erano tecnici espertinella trascrizione dei testi sacri (scriba, sôphêr (in ebraico), significaappunto scrivano, amanuense). Progressivamente però hanno assunto una smisurataautorità nella comunità ebraica, superiore a quella del sommo sacerdote, superiorepersino a quella della stessa Torah, di cui erano i custodi, gli infallibiliinterpreti, gli unici ad essere autorizzati a commentarla. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt; Ebbene:&amp;nbsp;quel sabato, alla presenza di&amp;nbsp;questi signori, Gesùprende in mano il rotolo e con grande serenità impartisce&amp;nbsp;loro&amp;nbsp;una magistrale lezione di stile e di vita, unadi quelle che avrà modo di ripetere più volte anche in seguito. Siamo nellasinagoga, praticamente in casa loro: per cui se non fosse stato per il popolopresente che, “meravigliato”, si è&amp;nbsp;schierato immediatamente a fianco di questosconosciuto dalla grande “autorità”, questo gesto di Gesù si sarebbe sicuramente risolto con unadura reprimenda nei suoi confronti. Ma tant’è; anche se a malincuore, gli scribi devonofare buon viso a cattivo gioco. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Anzi ilvangelo prosegue annotando ironicamente che in questa “loro” sinagoga vi era unuomo posseduto da uno spirito immondo: una annotazione curiosa, che mi hacolpito e che mi suggerisce una domanda: perché questo poveraccio, nelleprecedenti riunioni&amp;nbsp;tenute dagli scribi&amp;nbsp;nella “loro” sinagoga,non si era mai “ribellato”? Tento una spiegazione: perché con loro egli stavabene, si sentiva al sicuro, a suo agio. Del resto erano stati loro, con le lorodottrine, a inoculare in lui il veleno dello “spirito immondo”. Egli ha dato loropiena fiducia, ha sempre creduto e continua a credere a quanto&amp;nbsp;gli hanno insegnato; non si è mai chiestose ciò corrispondesse alla verità, se&amp;nbsp;la realtà fosse questa o un’altra. Nonaveva mai avuto dubbi, non si&amp;nbsp;era&amp;nbsp;mai fatto&amp;nbsp;domande e mai si era sognato di considerare le cose&amp;nbsp;da altri puntidi vista. Si diceva: “Questo mi hanno insegnato, questo credevano&amp;nbsp;i mieipadri,&amp;nbsp;questa è la verità”. Una verità che fino ad allora gli aveva sempre dato sicurezza,&amp;nbsp;stabilità. È quando arriva Gesù che nascono i problemi, che tutto gli si rovescia addosso: percepisce che chi gli sta di fronte ha ben altra "autorità" rispetto agli scribi; sente che Gesù ha la sapienza, la forza e la potenza di Dio &lt;em&gt;(&lt;span style="font-family: &amp;quot;Book Antiqua&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;Io so chi tu sei: il santo di Dio!»&lt;/span&gt;)&lt;/em&gt;, ma egli non può accettarlo come Dio, perché ha già in cuor suo il suo Dio. E quando&amp;nbsp;Gesù&amp;nbsp;semplicemente guardandolo sembra dirgli: “Guarda che non è come&amp;nbsp;credi tu! Guarda che Dio non è come te l'hanno insegnato!”, quando cioè si rende conto che Gesù gli&amp;nbsp;sta smantellando le sue certezze,&amp;nbsp;che&amp;nbsp;sta demolendo le fondamenta su cui ha costruito&amp;nbsp;lasua vita,&amp;nbsp;si sente improvvisamente minacciato,&amp;nbsp;e reagisce con violenza,&amp;nbsp;affrontandolo: &lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Che vuoi da noi, GesùNazareno? Sei venuto a rovinarci?». Perché non ci lasci in pace? Perché non te ne torni da dove sei venuto?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Parla al plurale, il malcapitato, perché&amp;nbsp;in realtà sono in due: lui e il suo demone!&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ebbenefratelli: quante volte anche noi abbiamo dato spazio al nostro demone, attribuendo a Dio la colpa dei nostriinsuccessi, delle nostre sconfitte, dei nostri dolori, delle nostremalattie, dei nostri lutti. Non è colpa di Dio, fratelli; non è Dio che li vuole: sono purtroppoi disagi della vita, le inevitabili zavorre dell'umanità,&amp;nbsp;il pesante bagaglio del&amp;nbsp;nostro terreno peregrinare. Dio non c’entra! Etichettare tuttocome “volontà di Dio” è molto pericoloso. Perché con l’etichetta “Dio”,&amp;nbsp;individuiamo immediatamente il responsabile di tutto, e ci dispensiamo dall’andare alla radice del problema, dellaquestione, del suo vero perché. Prendersela con Dio ci offre la giustificazione per non fare passiin avanti, per non crescere, per non cambiare, per non impegnarci, per non soffrire, per non evolvere.Questa etichettatura religiosa, fratelli,&amp;nbsp;è la più forte resistenza che noi opponiamo aDio, per giustificare la nostra mediocrità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Inoltre, quanti di noi abbiamo&amp;nbsp;fatto di un gruppo, di una setta, di un movimento religioso, il nostroDio: il nostro bisogno di avere un “padre”, di essere cioè riconosciuti e amati daqualcuno (sia esso guru, prete, santone, maestro, non importa),&amp;nbsp;di appartenere a qualcuno (gruppo, setta,associazione, movimento) è talmente forte (carenza affettiva dell’infanzia) da arrivare a “sacrificare”la nostra libertà personale, la nostra testa, pur di aderirvi. Il bisogno diappartenenza diventa talmente&amp;nbsp;importante, da uccidere il bisogno di unicità, il bisogno di esserenoi stessi, di fare la nostra strada. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Siamoun po’ come l’indemoniato nella sinagoga: ce ne stiamo buoni buoni. Ma quandoGesù ci smaschera, ci mette di fronte alle nostre responsabilità, allora reagiamo con una forza inaudita e gli urliamo: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Che vuoi da noi? Sei venuto a rovinarci?&lt;/i&gt;“Non vogliamo avere nulla a che fare con te!”. Parole in cui c’è tutto ilnostro rifiuto, il “no” a Gesù e alla verità. “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Seivenuto a rovinarci?&lt;/i&gt;”. Ebbene: “Sì!”.&amp;nbsp;Dio viene, e quando serve manda in frantumi lenostre impalcature, i nostri alibi,&amp;nbsp;le nostre scuse, le nostre sicurezze. Dio è la rovina, la distruzione,l’uragano, il vento che spazza via tutto quanto credevamo vero, e non lo era. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma a&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;scoltiamoattentamente&amp;nbsp;le parole velenose dell'invasato&amp;nbsp;della sinagoga: “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Chec’entri con noi?&lt;/i&gt;”. Perché usa il plurale, se è il&amp;nbsp;solo che parla? Chi sarebbero questi“&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;noi&lt;/i&gt;”? È chiaro: l’uomo è posseduto dal demonio; ma qui parla anche a nomedegli&amp;nbsp;scribi, gli artefici di questo&amp;nbsp;demone: le parole di Gesù li minacciano, li destabilizzano, mandano inrovina la loro autorità, il loro prestigio, le loro liturgie: “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Invano mi prestano culto, mentre insegnano dottrine che sono precettidi uomini, annullando così la Parola di Dio&lt;/i&gt;” &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(Mc 7,7.13)&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Loro”,gli scribi, &lt;em&gt;(il testo dice: la &lt;/em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“&lt;em&gt;loro&lt;/em&gt;” &lt;/span&gt;&lt;em&gt;sinagoga”)&lt;/em&gt; sono i detentori della&amp;nbsp;verità, “loro” organizzano&amp;nbsp;le liturgie, “loro” custodisconola Scrittura dei padri, “loro” sanno cosa è puro e cosa è impuro, cosa è giustoe cosa non è giusto, chi può essere ammesso e chi non può essere ammesso. Lodice la Bibbia, lo dicono i profeti, lo dicono tutti! Per questo “loro” possonogiudicare e sentenziare sulla vita degli altri. Sono “loro” che dicono: “Questaè la fede, questo è Dio”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Insomma s&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;ono“loro”, sempre “loro”. Ma non vi pare che oggi in quel “loro” ci siamo un po’ anchenoi? &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Questovangelo ci provoca parecchio, fratelli. Noi ci definiamo cristiani, cattolici e parliamodi Dio agli altri. Ma dobbiamo stare molto accorti,&amp;nbsp;perché&amp;nbsp;anche&amp;nbsp;noi, nelle nostre chiese, nelle nostre parrocchie, nelle nostrecomunità, potremmo trasformarci facilmente in altrettanti scribi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eh sì,fratelli miei: non capita forse anche a “noi”, oggi, di sentirci l’unica chiesaautentica, gli unici fedeli, i veri cattolici, quelli che possonotranquillamente sostituire i preti, quelli che ne sanno più di loro, quelli chehanno frequentato corsi di spiritualità, università cattoliche,specializzazioni liturgico teologiche, quelli che organizzano la carità, quelliche sono convinti di sapere già tutto, quelli che non ascoltano più alcunadirettiva pastorale perché tanto, sono convinti di aver sempre ragione loro? Credoproprio di sì: senza che ce ne rendessimo conto, siamo diventati anche noi come“loro”, come i capi della sinagoga di Cafarnao. E del&amp;nbsp;suo indemoniato. Siamo purtroppo tuttiinfermi, siamo, un pò tutti, in preda ai nostri demoni; quei demoni che non vogliamo vedere, di cui neghiamo l'esistenza, che non vogliamoprendere in considerazione: siamo “ciechi”, ma pretendiamo di essere “guide”per gli altri, rischiando di portare anche loro nelle tenebre. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ascoltiamoa questo proposito&amp;nbsp;le parole di Gesù: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Può un demonioaprire gli occhi di un cieco?” (Gv 10,21)&lt;/i&gt;. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Quando un cieco guida un altro cieco tutti e due cadranno in unfosso!” (Mt 15,14)&lt;/i&gt;. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Guai a voiscribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un soloproselito e, ottenutolo, lo rendete il doppio di voi figlio della Geenna” (Mt23,15)&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Paroledure, fratelli, parole dure che ci devono scuotere nell’intimo; parole che cidevono far pensare seriamente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;«&lt;em&gt;Taci! Esci da lui!&lt;/em&gt;» sono le parole risolutorie e salvifiche&amp;nbsp;di Gesù: soltanto&amp;nbsp;le sue Parole, fratelli,&amp;nbsp;possono liberarci dai nostri demoni,&amp;nbsp;possono strappare dal nostro cuore, dalla nostra mente, quegli spiriti&amp;nbsp;immondi che ci possiedono, e guarirci.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Guarireè meraviglioso, fratelli; ci fa sentire liberi e leggeri, ci fa recuperare lanostra identità, la nostra dignità, la nostra vita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Maguarire “fa male”, a volte “tanto male”, è doloroso; perché è staccarsi da ciòche chiamavamo certezza &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(spirito)&lt;/i&gt; eche invece si rivela malvagio, condizionante, imprigionante &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(impuro)&lt;/i&gt;. È una esperienza dura, unaesperienza che richiede molto sacrificio. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Guarire“fa male”, perché va ad aprire delle porte chiuse a chiave, che non vogliamoaprire perché sappiamo che lì dentro c’è qualcosa che ci fa vergognare, qualcosadi doloroso e di terribile. Per questo tentiamo con tutte le forze di evitarloe di scappare. Per guarire però, per cauterizzare a fondo le nostre ferite, è necessario talvolta&amp;nbsp;scendere nell’inferno&amp;nbsp;deldolore.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilvangelo dice “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;straziandolo e gridandoforte”&lt;/i&gt; &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(Mc 1,26)&lt;/i&gt;. Ebbene: il verbo“straziare” (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;sparassein, &lt;/i&gt;tirare fuori,strappare, dilaniare, torturare) rende molto bene l’idea di questo difficile percorso,di questo drammatico distacco dal maligno: è una lacerazione interiore che peròci affranca, ci ridona la guarigione, la felicità, l’Amore, la Vita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nonaspettiamo, fratelli, che il “nemico” ci immobilizzi; lui è sempre pronto, è ilsuo mestiere: “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;adversarius vesterdiabolus tamquam leo rugiens, circuit quaerens quem devoret; &lt;/i&gt;il vostronemico, il diavolo, va in giro come un leone ruggente cercando qualcuno dadivorare. Resistiamogli saldi nella fede” &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(1Pt5,8). &lt;/i&gt;Questo deve essere il nostro proposito. E con Pietro vi assicuro che&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;: &lt;/i&gt;“Il Dio di ogni grazia, che ci hachiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avremo unpoco sofferto, ci ristabilirà, ci confermerà, ci rafforzerà…”&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; (Ib.)&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;A luila potenza e la gloria nei secoli. Amen! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-2791244306609380654?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/2791244306609380654/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=2791244306609380654' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/2791244306609380654'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/2791244306609380654'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2012/01/29-gennaio-2012-iv-domenica-del-tempo.html' title='29 Gennaio 2012 – IV Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-hqUyXILvPbE/TxmR2mMGkbI/AAAAAAAACe8/lsJakxCgu6E/s72-c/1058733820.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-967132580635779489</id><published>2012-01-18T19:13:00.000+01:00</published><updated>2012-01-19T10:42:37.342+01:00</updated><title type='text'>22 Gennaio 2012 – III Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-TQXUc4zjPMU/TxcLHQDh80I/AAAAAAAACeE/h7wPQdUMpVE/s1600/B03-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="155" src="http://4.bp.blogspot.com/-TQXUc4zjPMU/TxcLHQDh80I/AAAAAAAACeE/h7wPQdUMpVE/s200/B03-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Passando lungo il mare diGalilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti inmare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi faròdiventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Anche oggiparliamo di “chiamata”, di vocazione. Gesù passa e guarda. E vede Simone eAndrea. Due pescatori che gettavano le reti. Ma cosa avrà mai visto Gesù ditanto interessante in quei due, da poter dire: “Questi due possono essere mieidiscepoli?”. In fondo stavano facendo soltanto il loro lavoro, un lavoro umilee ordinario, che nulla aveva a che vedere con quanto avrebbero poi dovuto fare.Ma Gesù ha capito al volo chi erano veramente, proprio da come preparavano il lorolavoro, da come riassettavano le reti, da come si preparavano alla pesca. Lo hacapito dalle piccole cose, dai piccoli gesti. Perché è proprio da come viviamol’ordinario, fratelli, che gli altri possono capire chi siamo. Lo possonocapire da come parliamo con chi ci sta vicino, da come trattiamo il prossimo, dacome gesticoliamo, da come ci muoviamo: sono questi piccoli e insignificantiparticolari che rivelano subito agli altri se siamo soddisfatti oppure no, se siamoarrabbiati con noi stessi e con la vita, oppure se viviamo “dentro” la nostra vita.È dall’ordinario del nostro vivere che appare chiaramente se siamo disponibilia seguire il Signore: dalla passione che mettiamo nel fare le cose umili, daiparticolari del nostro comportamento, dalle reazioni spontanee, non studiate, incontrollate,istintive; dalla gioia e dalla serenità che naturalmente riusciamo atrasmettere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sì,perché la nostra felicità, la nostra gioia, non dipende tanto dal numero dicose che possediamo, dalla quantità delle nostre ricchezze, dall’opulenza, dallusso sfrenato, quanto dal saper apprezzare quel poco che abbiamo, dal saperlogustare, dal condividerlo con i fratelli, dal saperci accontentare sempre, dal capireche possiamo essere felici anche senza niente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Delresto, come uno si comporta nel poco, così si comporterà anche nel molto; chi èfedele nel poco, sarà fedele anche nel molto, perché l’uomo che affronta lepiccole cose quotidiane, è lo stesso che affronterà le grandi cose della vita;la stessa forza, la stessa passione, la stessa energia, lo stesso desiderio eamore che mette nelle cose piccole, li metterà anche nelle grandi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù dunqueha osservato questi uomini nella loro quotidianità, nelle piccole cose di tuttii giorni, ed è qui che ha visto la loro grandezza. Perché non è mai ciò che facciamoche ci rende grandi, ma è la cura, l’amore che ci mettiamo nel farlo, che rendegrandi e importanti noi e ciò che facciamo. Gesù non aveva bisogno di chiedere achi incontrava per la strada dei &lt;em&gt;curricula studiorum&lt;/em&gt; o degli attestati difrequenza alle scuole rabbiniche del tempo. Nulla. A Gesù è bastato vedere questepersone nella vita di tutti i giorni per capire benissimo chi erano anche nelcuore, nell’anima. “Voi – dice Gesù – pescate con passione, pescate con amore ipesci: se lo fate con loro, sicuramente lo farete anche con gli uomini”. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E faloro a bruciapelo una proposta sconvolgente: &lt;em&gt;da pescatori di pesci, diventare pescatoridi uomini&lt;/em&gt;. Un cambiamento radicale, totale. E loro accettano. Piantano tutto elo seguono.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eppure,continuando a leggere il vangelo, li ritroviamo più avanti a fare lo stessolavoro alle reti, vediamo ancora, e più volte, che continuano tranquillamente apescare &lt;em&gt;(Lc 5,1-11; Gv 21,1-8)&lt;/em&gt;, a condurre esattamente la vita di prima, ad avereancora rapporti con le loro case, con i loro familiari &lt;em&gt;(Mc 1,29-31, ecc)&lt;/em&gt;. Ma a&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;lloraviene spontaneo chiederci: “Dov’è la differenza? In che cosa sono cambiati?Cos’è che hanno abbandonato?” &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco, fratelli: è la loro&amp;nbsp;vecchia mentalità che essi hanno abbandonato; è il loro modo di vedere le cose, che è cambiato: è cambiato completamenteil loro modo di rapportarsi col mondo. Se prima la barca (il lavoro) e la casa(la famiglia) erano l’assoluto, ora non lo sono più. Hanno capito che nellavita la cosa più importante, l’unica, è l’amore; e l’amore lo puoi riceveresolo dalle persone, non dal lavoro, non dalla casa! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Unabarca non ci può amare. Una casa non ci può amare: può essere grande o piccola,in ordine o in disordine, in centro o in campagna, ma non ci può amare. Ci puòospitare, accogliere, ma non amare. E allora, fratelli, perché continuiamo a sognarecase e ville sontuose, perché continuiamo a condizionare la nostra felicità alpossesso di una siffatta casa, al possesso di vetture lussuose, di beni incalcolabili?La casa, le vetture, i beni, non ci possono amare e non c’è felicità senzaamore! Il lavoro stesso non ci può amare. Il lavoro semmai ci fornisce i mezziper campare, ci garantisce una certa stabilità, un qualche prestigio sociale.Ma non ci può amare. E perché allora continuiamo a lavorare come dissennati,ponendo il lavoro, la carriera, la produzione al di sopra di tutto e di tutti? Moltivivono solo per lavorare, come se non ci fosse nient’altro: non è una battuta,fratelli, è la pura verità: c’è chi è convinto che il lavoro sia l’unico scopodella loro vita; salvo poi a pentirsene quando è troppo tardi e si scopronovecchi, depressi, tristi, ansiosi, arrabbiati; non hanno saputo mai aver tempoper Dio, per loro stessi e per gli altri!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco,questo è il nostro cambiamento, fratelli; in questo consiste la grande conversionedella nostra vita. Se noi crediamo che tutto quello che facciamo o abbiamo, cirenda felici, stiamo costruendo la nostra vita su una bolla di sapone. Abbiamomai provato ad accarezzare i nostri soldi?&amp;nbsp;Forse ci comunicano amore? Eppurela nostra società consumistica di oggi continua a bombardarci di messaggi fasulli,in cui ci ripete ossessivamente che il denaro, la ricchezza, il piacere, ètutto; paroloni che si rincorrono incessantemente, sempre gli stessi, con frequenzae precisione maniacale: lavoro, produzione, orari senza fine, tutti i giornidella settimana, tempi ristretti, carriera, soldi, concorrenza, libero mercato,globalizzazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Leggiamoil vangelo, fratelli: c’è mai scritto che Gesù lavorasse senza sosta, che fosseansioso o angosciato per le consegne, intrattabile per la produzione o lescadenze? Che perdesse la calma per non aver raggiunto qualche “target”? No,fratelli; lo troviamo invece spesso a dare e ricevere amicizia, usare carità, tenerezza, comprensione,sicurezza, contatto&amp;nbsp;a uomini e donne. Sicuramente Gesù non era ricco: madi certo come uomo era&amp;nbsp;felice e tanto amato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non sipuò essere autentici discepoli di Cristo, se non si è “liberi”. “Ecclesia” vuoldire letteralmente “i convocati fuori”. La chiesa quindi dovrebbe essere non ungruppo di persone che agiscono per piacere agli altri, per avere la loro approvazione;ma un gruppo di persone, “libere” da pressioni interiori, che non hanno altrointeresse se non quello di fare umilmente e fedelmente quello per cui sonochiamate, con amore e generosità, spinte non dalle sete di consensi, ma dalla sicurezzadi fare la volontà di Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Il tempo è compiuto. Il regnoè vicino; convertitevi e credete al vangelo” (1,15).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Iprimi discepoli hanno accolto l’invito di Gesù. Il tempo di scegliere, dilasciare le barche, di lasciare la loro casa, di convertirsi, cioè di cambiarevita, di cambiare modo di vedere, era proprio il loro “adesso”. Non si potevarimandare, non si poteva far finta di nulla: e loro hanno seguito Gesù, percostruire il regno di Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quandosi parla del regno di Dio, le persone sono disorientate: “Cosa vuol dire? Inche consiste?”. C’è chi pensa al paradiso, all’altra vita, chi pensa a chissàcosa. Niente di tutto questo fratelli: il regno di Dio è la Vita Vera, quella reale,quella che dobbiamo&amp;nbsp;vivere oggi&amp;nbsp;seguendo fedelmente gli insegnamenti di Gesù.Ogni scelta, ogni sforzo, ogni azione che noi facciamo per vivere questa Vitavera, serve per realizzare il regno di Dio in noi. Ecco perché è importante scegliereadesso, perché non possiamo rimandare: perché è la scelta che cambia decisamentela nostra quotidianità. La scelta realizza, concretizza, trasforma in vitavissuta ciò che è mera possibilità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Il Regnodi Dio è agire adesso, subito: mettiamo finalmente ordine al nostro disordineinterno. I discepoli hanno ricevuto una proposta: era ardita,&amp;nbsp;rischiosa,&amp;nbsp;provocante e fuori dai loro schemi; era controcorrente. Ma leparole di Gesù riempirono la loro anima. Sentirono i loro cuori incendiarsi diamore per Lui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E noi chefacciamo?&amp;nbsp;Dio aspetta una nostra risposta,il tempo a nostradisposizione ormai sta per esaurirsi; ecco perché è importante agire adesso.Altrimenti il Regno di Dio rimane nei libri,&amp;nbsp;il nostro voler ritornare ad essere“sua immagine” rimane un pio desiderio, un progetto mentale, ipotetico, mairealizzato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Anchei primi discepoli si saranno chiesto: “Ma perché proprio noi?”; “Cosa abbiamodi speciale noi?”. Niente! Assolutamente niente. E noi come loro. Dio non hamai scelto uomini con doti particolari, speciali, super-intelligenti osuper-dotati. Ha scelto sempre persone umili, disponibili, persone prontea farsi coinvolgere, a mettersi in gioco. Gesù non ha mai chiesto ai suoidiscepoli di essere perfetti, ma disponibili, aperti: Pietro dubitò e lo rinnegò piùvolte; era chiamato “roccia” anche per via della sua testa dura. Giacomo eGiovanni erano presuntuosi, ed erano chiamati “figli del tuono”, proprio perché“peperini”, suscettibili, carrieristi, al punto da litigare tra loro per il posto da occupare nel futuro “regno”. Tommaso era sospettoso, dubbioso e diffidente: se non toccava, senon c’era e non vedeva, lui non ci credeva. Giuda era attaccato ai soldi e,addirittura, lo tradì. Ecco fratelli: tutte queste miserie&amp;nbsp;ci confermano che Dio lavora conquel poco&amp;nbsp;che ha a disposizione, e non con quello che vorrebbe. Uomini comuni, pieni di difetti, pieni di limiti e a volte immaturi; uomini, però, che simisero completamente in gioco. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilvangelo dice che “lasciarono”: lasciarono le loro idee, i loro pregiudizi, leloro fissità e lo seguirono. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù passa e ci chiama. Anche a noi chiede sempree solo una cosa: di lasciare le nostre barche, la nostra sponda, la nostra casa, di fidarcidi lui e seguirlo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Se noinon siamo convinti di poter&amp;nbsp;lasciare ciò che già siamo, ciò che&amp;nbsp;sappiamo, ciò checostituisce la nostra sicurezza, per incamminarci verso qualcosa di nuovo, disconosciuto, allora, fratelli miei, noi non siamo ancora pronti per seguireGesù. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;La nostra vita, in realtà,&amp;nbsp;è purtroppo un aggrapparci a tutto. Ci attacchiamo a tuttoquello che ci capita a tiro -&amp;nbsp;lavoro, famiglia, parenti, amici, soldi, idee -&amp;nbsp;purdi non schiodare dalle nostre posizioni. Cerchiamo ovunque garanzie, certezze,rassicurazioni, vorremmo che il mondo girasse sempre secondo i nostri piani: maquesto è semplicemente assurdo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Se cifermiamo a pensare a quello che potrebbe succederci, è la fine; perché potrebbesuccederci veramente di tutto. Se ci fissiamo a pensare al domani, al futuro, acosa accadrà o non accadrà, se avremo o no la forza di affrontare l’imprevisto,beh, allora fratelli, lo ripeto,&amp;nbsp;è davvero la fine! Il segreto della vita è invece abbandonarsi,fidarsi, smettere di pianificare tutto. Smettiamola&amp;nbsp;di preoccuparci,fratelli; comportiamoci come i discepoli del vangelo di oggi: si sono donatialla Vita (l’hanno seguita) e la Vita li ha portati dove mai si sarebberosognati di andare da soli. La Vita ha compiuto con loro un’opera meravigliosa,perché non hanno voluto essere loro a pianificare la loro vita. Anzi, l’hanno donataalla Vita: hanno cioè smesso di decidere loro,&amp;nbsp;lasciando che la Vita decidesseper loro. Non si appartenevano più: &lt;em&gt;nulla&lt;/em&gt; era cambiato, ma &lt;em&gt;tutto&lt;/em&gt; era cambiato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eccofratelli: questo è donarsi a Dio; questo è abbandonarsi a Dio; questo èseguirlo: lasciare che sia Lui a portarci là dove ci deve portare. Donarsi aDio, seguirlo, non è realizzarci in&amp;nbsp;qualcosa o diventare qualcosa;&amp;nbsp;è semplicemente lasciarsi portare, lasciarsi cambiare, ricostruire, plasmare da Lui. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dobbiamoinfine convincerci, fratelli, che quel “vieni e seguimi” è una proposta difelicità, di vita piena, di vita vera, una offerta di enorme valore: non è un invito ad un giro turistico, ma l'invito ad una imitazione, ad una “sequela”: preghiamo alloracon tutte le nostre forze per avere il coraggio di “andare”, di non rinunciare maia vivere e ad essere come lui ci chiede, di non resistergli; preghiamo peravere il coraggio, come i discepoli, di lasciare tutto per diventare anche noi&lt;em&gt;pescatori di uomini&lt;/em&gt;. Non temiamo: facciamo pure le nostre considerazioni su questa chiamata; valutiamone le paure, le responsabilità, ma anche la bellezza e la sua&amp;nbsp;attrazione.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma muoviamoci, non perdiamo tempo. Egli ci ha già chiamato, fratelli: ela risposta è ora solo nelle nostre mani. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-967132580635779489?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/967132580635779489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=967132580635779489' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/967132580635779489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/967132580635779489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2012/01/22-gennaio-2012-iii-domenica-del-tempo.html' title='22 Gennaio 2012 – III Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-TQXUc4zjPMU/TxcLHQDh80I/AAAAAAAACeE/h7wPQdUMpVE/s72-c/B03-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-2003097327938700510</id><published>2012-01-11T18:18:00.001+01:00</published><updated>2012-01-11T18:18:43.469+01:00</updated><title type='text'>15 Gennaio 2012 – II Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-asqWrMz7y3c/Tw3EFiq998I/AAAAAAAACdU/fbygj8dE_g4/s1600/B02-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="152" src="http://3.bp.blogspot.com/-asqWrMz7y3c/Tw3EFiq998I/AAAAAAAACdU/fbygj8dE_g4/s200/B02-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Che cosa cercate?». Gli risposero:«Rabbi, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Temadella Parola di oggi è “la chiamata”. La chiamata è l’irruzione di Dio nellastoria di una persona. Avviene per ogni uomo ma accade solo quando una personaè disponibile, aperta, pronta ad accoglierla e soprattutto quando si lasciacoinvolgere. Normalmente, quando parliamo di “chiamata” di “vocazione”,pensiamo immediatamente a preti, frati e suore. E invece no, fratelli, perché tuttisiamo chiamati a seguire Cristo. Nessuno escluso. Essere preti, frati, suore, sposati,padri o madri, è solo il mezzo, il veicolo, la via che ci serve per arrivarealla meta; è la strada che ci porta a compiere ciò che dobbiamo compiere, ciòche dobbiamo diventare, ciò che dobbiamo raggiungere: testimoniare e viverequesta nostra esistenza conformandoci al nostro Maestro. Ed è importante,fratelli miei, non confondere la meta, il punto di arrivo, Cristo, con il mezzoutilizzato per raggiungerlo; sarebbe come chiamare “sinfonia” gli strumentimusicali che concorrono a suonarla. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lachiamata inoltre è individuale, personale: ma è anche in qualche modocontagiosa; si trasmette cioè da una persona all’altra per emulazione, per “mediazione”:così il Battista è una mediazione per Andrea; Andrea è una mediazione per SimonPietro; nei versetti successivi (1,43-51) Filippo, che aveva incontrato Gesù,diventerà mediazione per Natanaele; Simon Pietro, poi, sarà una mediazione pertanti altri uomini che, a loro volta, lo sono stati, lo sono e lo saranno per icristiani di ieri, di oggi e di domani. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Anchela fede si trasmette per “mediazione”: è cioè un virus, un passaggio, unatrasmissione, un contagio. Se viviamo una cosa che ci inebria, che cicoinvolge, che ci attira, è naturale, ovvio, che ne parliamo, la comunichiamo.Come facciamo a tenerla per noi? Come facciamo a non dirla, se ci appassiona? Nonci limitiamo a dare una semplice informazione ma comunichiamo qualcosa che per noiè vitale, qualcosa che ci ha cambiato la vita. E questa, fratelli, è latestimonianza, questa è la missione. La fede non la si comunica perindottrinamento, per imposizione, inculcando e pressando dentro la testa dellepersone dei concetti e delle verità, ma per contagio. “A me ha cambiato lavita. Vuoi provarci anche tu?”. “Io non sono più lo stesso, sono un altro, sonocambiato, sono felice. Questo mi è successo da quando l’ho incontrato. Vuoiprovare?”. Quante esperienze, fratelli miei, abbiamo cominciato come nelvangelo, per semplice curiosità. C’è uno che dice: “Lo sai che quell’incontro èproprio bello? Sai che quell’esperienza è stata veramente bella? Sapessi quantoè brava quella persona!”. E l’altro, un po’ per amicizia, un po’ per curiosità,si fida e va. E poi non smette più di andarci. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Bisognaperò essere almeno curiosi. Bisogna almeno fidarsi. Bisogna almeno provarci.Bisogna almeno lasciarsi contagiare. Bisogna, cioè, torniamo a dirlo, lasciarsicoinvolgere. La fede, come la vita, come l’amore, come tutto ciò che è intenso,è coinvolgente. Se abbiamo paura di cambiare, di metterci in gioco, disoffrire, di star male, di sentire le emozioni, non possiamo seguire ilSignore. Dio è coinvolgimento totale, per questo è difficile seguirlo! Dio ècoinvolgimento totale, per questo, seguirlo, è affascinante, inebriante,vitale! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Molti credonoche la “chiamata” sia una telefonata speciale di Dio. Una mattina ci suona iltelefono, rispondiamo, e una voce perentoria: “Sono Dio, devi seguirmi!”. Ecosì per tutta la vita aspettiamo chissà cosa o chissà chi che ci dica come equando; aspettiamo chissà quale fatto straordinario, che ci faccia finalmente partire.Ma in realtà il nostro è solo un pretesto per rimanere come siamo. Non ci saràmai niente di ufficiale e di solenne, fratelli; Dio passa e ci suggerisce, attraversoun amico, una persona, una casualità, un evento fortuito, una situazione, unaintuizione: “Vieni; provaci; fallo anche tu!; segui il tuo cuore”. E noi lofacciamo; perché la fede, cari fratelli, anche se debole, comporta proprioquesto: fidarsi e andare (“Vieni e seguimi”). Sì, la fede è fiducia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Pietrosi fida di Andrea: è suo fratello, è pieno di entusiasmo per quest’uomo; epensa: “Beh, perché non provarci? Perché non andare? Andiamo a vedere!”. Pensate:se Pietro non si fosse lasciato coinvolgere dall’entusiasmo di suo fratello, senon si fosse fidato, non sarebbe diventato il primo degli Apostoli, il primo Papadella Chiesa cristiana. Dio passava in quel momento e gli chiedeva di coglierel’attimo, l’occasione, di fidarsi di suo fratello e di lasciarsi coinvolgere.Non aveva la più pallida idea di cosa sarebbe successo dopo. Ma si è fidato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lafede è la cosa più personale che ci sia: soltanto noi, singolarmente, possiamo sentirela chiamata, cogliere l’occasione al volo e dire di sì. La responsabilità dellarisposta è tutta e solo nostra. La fede è la cosa più facile che ci sia, bastadire: “Sì”. Però dobbiamo scegliere. La fede è la cosa più entusiasmante che cisia, perché ci coinvolge personalmente, vuole noi e non altri. Ma la fede è anchela cosa più difficile che ci sia, perché dobbiamo fidarci ciecamente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Inquesto brano del vangelo c’è poi un bellissimo gioco di sguardi e unainsistenza sul verbo “guardare”. Prima Giovanni Battista fissa lo sguardo suGesù &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(1,36)&lt;/i&gt;; poi è Gesù che fissa losguardo su Pietro &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(1,42)&lt;/i&gt;, quindisempre Gesù si volta e vede che lo seguono &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(1,38)&lt;/i&gt;,e dice: “Venite e vedrete” &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(1,39)&lt;/i&gt;. Ei due discepoli, come conseguenza, “andarono e videro” &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(1,39)&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gliocchi dicono di una persona molto di più che tutte le sue parole. Perché gliocchi sono lo specchio dell’anima, e, fratelli, non è solo un modo di dire: gliocchi, veramente, proiettano un raggio che viene da dentro; quello che siamo,quello che abbiamo, quello che viviamo, nella nostra anima, viene visualizzato,viene rivelato dagli occhi, dallo sguardo. Se guardiamo negli occhi di unapersona, possiamo vedere la sua anima. Per questo quasi mai ci guardiamo negliocchi; temiamo delle intrusioni, abbiamo quasi paura ed è come se ci dicessimo:“Io non guardo dentro di te, e tu non guardare dentro di me”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Alcunepersone hanno occhi ostili, che ci giudicano, che ci condannano; occhimagnetici, da cui siamo, come dire, presi, ingabbiati, posseduti: occhimortiferi, occhi negativi, perché è l’anima di queste persone ad essere così. Maci sono anche persone con uno sguardo dolce, che salva, che ci guarisce, che cilibera, che ci fa sentire amati e riconosciuti. Occhi che sono una rugiada perle nostre paure, per le nostre debolezze, per la nostra vergogna. Sono gliocchi dell’amore perché l’anima di queste persone è piena d’amore. E noi abbiamobisogno di essere riconosciuti. Noi tutti abbiamo bisogno di essere visti,considerati, apprezzati, amati. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;GiovanniBattista “fissa lo sguardo” su Gesù e Gesù “fissa lo sguardo” su Pietro. Non èuno sguardo veloce, il loro; non un guardare fugace, soprapensiero, distratto. Èun guardare penetrante, di quelli che ti scavano dentro, di quelli che ti fannorabbrividire ed emozionare perché non guardano la pelle del viso o il colore degliocchi, ma scrutano, dentro, l’anima e il cuore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Moltisono convinti di conoscere una persona prima ancora di vederla, di fissarlanegli occhi, di conoscerla, e si fermano a questa prima impressione peremettere&amp;nbsp;giudizi e sentenze. Niente di più sbagliato: per conoscere a fondo unapersona, abbiamo bisogno di fissarla negli occhi, non di fissarci sulle nostre idee,sulle nostre impressioni; abbiamo bisogno di guardarla, di guardarla soprattuttodentro, di guardarla attentamente; perché le persone sono molto più rivelatricied esaurienti di qualsiasi nostra idea, di qualsiasi nostra teoria psicologica.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E poiabbiamo bisogno che qualcuno guardi dentro anche a noi. Abbiamo bisogno chequalcuno ci fissi, come Gesù ha fatto con Pietro; che veda ciò che abbiamodentro e che non abbia paura (almeno lui, visto che noi a volte ne abbiamotanta) di quello che vede, che non si vergogni di noi, ma che anzi sappia “vedere”il nostro vero volto, la nostra vera identità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Vistoall’esterno, Simon Pietro era un pescatore, uno fra i tanti, niente dispeciale. Ma Gesù gli ha visto dentro: “Tu sei di più, Simon Pietro. Io credoin te. Io ho visto ciò che hai dentro. Io vedo la tua passione, il tuo fuoco,la tua sensibilità. Vedo anche la tua durezza, la tua cocciutaggine, ma vedotutta la tua ricchezza, la tua generosità. Tu puoi essere diverso. Puoi essereun altro. Tu non sei una pietra qualunque ma una roccia”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’amoreè così: uno&amp;nbsp;entra dentro di noi&amp;nbsp;e vede ciò che noi non vediamo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Cisono poi due domande da sottolineare: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Checercate?”&lt;/i&gt; e &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Dove abiti?”&lt;/i&gt; &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(1,38)&lt;/i&gt; e una risposta: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Venite e vedrete” (1,39)&lt;/i&gt;. Domande erisposta che costituiscono il centro della nostra fede: Vuoi sapere chi sono?“Seguimi!”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesùnon ha dato una risposta, non ha fornito una soluzione, pronta e impacchettata;non ha dato un ordine secco, e non ha neppure detto cosa fare o cosa non fare.Gesù ci invita a percorrere una strada, un cammino, una via: “Venite e vedrete”.Chi vuole, lo segua. Gesù non fa una lezione di catechesi, un discorso, unabella conferenza; dice semplicemente: “Venite e vedrete”. Cioè: “State al miofianco e voi stessi ve ne farete un’idea; venite a casa mia, ascoltate quelloche dico, guardate quello che faccio”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesùnon ha mai costretto nessuno. Il suo è un invito, una proposta. “Seguimi”, solose lo vuoi, se ti va. E molti, infatti, non lo seguirono allora (ricordate ilgiovane ricco?) e non lo seguono ora. La fede vive di libertà, così come tuttociò che è importante (l’amore, i rapporti tra le persone). La fede cristiananon è una teoria o una serie di pratiche ma è una esperienza, un rapporto, unarelazione, una comunione. È vita, perché è esperienza, rapporto con Qualcosa diVivo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quantidi noi che si ritengono religiosi (e ne sono fieri!), in realtà non vivonoquesta fede. La loro, fratelli miei, è una fede “morta”. Perché? Perché nonsanno provare misericordia per il prossimo; sono incapaci di provare la gioiadell’amore gratuito; sono impassibili, di ghiaccio, nei confronti di chisbaglia: con loro non c’è alcuna possibilità di comunione. Non si entusiasmano,non sanno abbandonarsi a slanci di gioia, disdegnano l’immenso e la vastitàdella carità; non sanno commuoversi di fronte alle nuove nascite né alprogressivo crescere dei bambini; sono duri, insensibili, non sanno piangerequando il loro cuore è affranto e piegato dal dolore; non c’è poesia in loro, nonc’é canto, né lode, né contemplazione nella loro fede; ma solo tristezza,sentimenti tetri e funerei. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quandoinvece, il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“vieni e seguimi”&lt;/i&gt; di Gesù ècompletamente all’opposto. Gesù ha predicato là dove c’era vita: c’erano sì ildolore, la malattia, lo sconcerto e l’abbandono: ma erano vita! Gesù è andato propriolà dove c’erano le catene, e le ha rotte, ha portato liberazione. È andato làdove c’era dolore e sfiducia e ha portato luce. È andato dove c’era sordità e indifferenza,e ha portato la musica del cuore e dell’anima. È andato là dove le persone noncamminavano, schiacciate dalle contrarietà della vita, le ha risollevate e hadato loro dignità. È andato dove nessuno voleva andare, perché per Lui nonesistono luoghi dannati, in cui un raggio della sua luce non possa arrivare. Isuoi discepoli li portava tra la gente: in mezzo al dolore, alla malattia, alladisperazione, alla morte; ma anche in mezzo alla gioia, alla festa, in mezzoalla gente che si divertiva e che era viva dentro: insomma li portava ovunquec’era vita: quella vera, però, quella che spera sempre, quella che sientusiasma, quella che soffre e che si lascia anche andare, ma che è semprepronta a rialzarsi e ripartire. Gesù non lo troviamo mai nei palazzi dei nobili,alla corte dei ricchi, nei luoghi del potere civile e religioso, dove la vita èmortificata, fissata, cristallizzata, pianificata, stabilita. Lo troviamo solo làdove la vita scorre, fluisce, diviene. Perché lui è la Vita che guarisce lavita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dio infattinon guariva le persone sradicandole dalla loro vita, trasferendole in altrerealtà: Egli le guariva mettendole a contatto con le loro situazioni concrete,con le loro malattie, le metteva di fronte alle loro infermità, alle loro miserie,a tutto ciò che esse non volevano vedere e toccare. Questo perché, fratelli, èsolo “toccando”, solo rendendoci conto delle nostre infermità, del nostromalessere, che si può guarire. Seguire quindi Gesù vuol dire prendere, toccare,mangiare, in una parola vuol dire impossessarci della nostra vita, così com’è. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dionon lo incontriamo solo in chiesa: anzi lo incontriamo soprattutto fuori, nellavita; dentro, semmai, lo possiamo incontrare solo se la Chiesa è veramente vita,comunione, carità, e non formalità, un accavallarsi di riti e parole vuote,senza senso. È entrando nella vita, con tutte le sue variabili, le suedifficoltà, i suoi alti e bassi, le sue salite e discese, le sue ripartenze e isuoi fallimenti, le sue sfide e le sue conquiste, che noi certamente incontreremoil Dio di Gesù Cristo. È solo entrando nella nostra vita e prendendola sulserio come un dono ricevuto dalle mani di Dio, come avuta da Lui, senzaesimerci, senza sottrarci, senza sfuggirla, che lo incontreremo. Purtroppo lavita (e scusate se insisto su questo) non è una strada in discesa, come piacerebbea noi! La vita è contorta, strana, oscura, misteriosa; a volte è crudele e avolte è meravigliosa. A volte la capiamo, altre no. Dio lo sa questo; e quando cichiama, non ci sottrae alle contraddizioni della nostra vita, ai nostri latioscuri, alle zone di mistero, ai conflitti inevitabili o ai dubbi che ci tormentano.Dio anzi ci butta dentro tutto ciò. Ci sommerge. Gesù non ci tira mai fuoridalla nostra esistenza; Egli ci chiama a diventare suoi discepoli così comesiamo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dio èuna realtà così coinvolgente e trascinante, da farci vivere completamente conLui e per Lui. Però, fratelli miei, se noi continuiamo ad aver paura di lasciarciandare, se non siamo pronti a buttarci tutto alle spalle, se temiamo di provarequesto brivido, anche se solo dubitiamo dell’infinita ricchezza di questa vita,allora, fratelli, non saremo mai in grado di poterlo seguire. Ripeto, mai; e qualunqueSua chiamata cadrebbe puntualmente nel vuoto. Perché? perché non siamodisponibili a vivere il suo “brivido”, non abbiamo il coraggio di buttarci. Dioinvece ci offre di vivere solo ad alta quota; di camminare sempre a tuttavelocità, a tavoletta; di tuffarci continuamente dentro le cose con crescente entusiasmo.Egli ci prende, ci appassiona, ci attira: è irresistibile. Lo abbiamo visto coni chiamati della prima ora, gli apostoli: dopo aver accolto la Sua chiamata,non poterono più tirarsi indietro. Furono sedotti, conquistati. Per loro Dio fuletteralmente un colpo di fulmine, un blitz, una luce abbagliante, una illuminazionetotale, un innamoramento senza precedenti. Ecco, questo è il punto. Questa è larealtà, fratelli: e finché Dio non sarà anche per noi fuoco, amore, luce, vita,è inutile che ci illudiamo pensando di essere suoi discepoli; non lo siamo e nonlo saremo mai; se il nostro cuore non vive in Dio e per Dio, davanti alla gentepossiamo anche sembrare degli ottimi cristiani, ma non arriveremo mai a conoscerlo,a viverlo così come Egli è. Quindi, fratelli, niente scuse, niente giustificazioni,né scorciatoie. È questo il nostro compito e dobbiamo assumercelo: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;andare e seguirlo&lt;/i&gt;. Come Lui ci hainsegnato. Come hanno fatto gli apostoli. Nient’altro. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-2003097327938700510?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/2003097327938700510/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=2003097327938700510' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/2003097327938700510'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/2003097327938700510'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2012/01/15-gennaio-2012-ii-domenica-del-tempo.html' title='15 Gennaio 2012 – II Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-asqWrMz7y3c/Tw3EFiq998I/AAAAAAAACdU/fbygj8dE_g4/s72-c/B02-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-2238247537781823306</id><published>2012-01-03T14:41:00.005+01:00</published><updated>2012-01-04T10:44:12.895+01:00</updated><title type='text'>8 Gennaio 2012 – Battesimo del Signore</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tc5y7NsmIqQ/TwLjzVUX24I/AAAAAAAACdM/R_fDY2860vg/s1600/suffragio10.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-tc5y7NsmIqQ/TwLjzVUX24I/AAAAAAAACdM/R_fDY2860vg/s200/suffragio10.jpg" width="140" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;«Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nelGiordano da Giovanni».&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Con lafesta del Battesimo di Gesù, concludiamo il Tempo liturgico del Natale. Da domenicaprossima entreremo nella prima parte del Tempo Ordinario, che terminerà con l’iniziodella Quaresima. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Oggi, il vangelo ci ripropone la figura del Battista che parladi un battesimo d’acqua, preannunciando un battesimo in Spirito Santo per manodi uno “più forte di me”, che “verrà dopo di me”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù si fa dunque battezzareda Giovanni Battista con un battesimo d’acqua. Un rito con cui Egli&amp;nbsp;simbolicamenteri-nasce: non a caso, infatti, il suo immergersi nel Giordano (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;yared&lt;/i&gt;, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;battezzare&lt;/i&gt;, in ebraico significa &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;immergere&lt;/i&gt;) viene messo come inizio della sua vita pubblica. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ancheper noi, il battesimo d’acqua segna l’inizio della vita, la nostra nascita allafede, ma sarà poi il battesimo di fuoco che ci renderà veri credenti.&amp;nbsp;Ciò chesiamo chiamati a fare è pertanto di uscire dall’anonimato, dall’essere come tutti (che equivalead essere nessuno) e di darci un “nome”, un carattere, una fisionomia adulta; dobbiamo cioè&amp;nbsp;testimoniareesattamente chi siamo: e questo è il nostro battesimo di fuoco. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Con il battesimo d’acqua semplicemente“nasciamo”, con il battesimo di fuoco diventiamo chi dobbiamo diventare: ossia deicristiani pronti a testimoniare con la vita quanto credono e come credono;quanto siano fedeli&amp;nbsp;a ciò in cui credono e che li appassionadentro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lachiamata (battesimo d’acqua) dei grandi personaggi della Bibbia, quella vera, quella di Dio,&amp;nbsp;è sempreaccompagnata da cammini, prove, viaggi difficili, duri, faticosi, durante i quali&amp;nbsp;Dio forgiae purifica il suo prediletto:&amp;nbsp;Noè deve costruire l’arca tra la derisione ditutti; Abramo deve partire senza conoscerne il motivo; Mosè deve attraversareil Mar Rosso e il deserto; Giobbe e Tobia compiono dei viaggi difficili e pericolosi. Sono le premesse che portano&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;necessariamente alla purificazione, al fuoco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;La radiceebraica di “fuoco” (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;a-sc&lt;/i&gt;) è presentesia nella parola uomo (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;a-i-sc&lt;/i&gt;) chedonna (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;a-sc-ha&lt;/i&gt;). Quindi, per diventare noistessi, non importa se uomini o donne, per realizzare la nostra missione dicredenti, dobbiamo necessariamente passare attraverso&amp;nbsp;il fuoco. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù stesso dirà:“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e vorrei davvero che fosse giàacceso! Ho un battesimo da ricevere (il battesimo di fuoco), e grande è la miaangoscia finché non l’avrò ricevuto. Pensate che io sia venuto a portare lapace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione…” &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(Lc 12,49-51)&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilvero battesimo, pertanto, sta&amp;nbsp;nella nostra vita concreta, consiste nel nostro forgiarci, nel nostrocostruirci, nel nostro andare verso noi stessi e gli altri. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Allora,fratelli, dobbiamo smetterla di pensare o di credere che essere cristianivoglia dire essere semplicemente battezzati. Quando fanno le inchieste e ci dicono che il 95%degli italiani sono cristiani, è falso. Il 95% saranno quelli&amp;nbsp;battezzati con l’acqua; ma “essere”cristiani è un’altra cosa, vuol dire passare attraverso il battesimo del fuoco. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lagente crede ancora che “seguire Gesù” sia qualcosa di comodo, di tranquillo, diindolore; che sia sufficiente qualche pratica, andare a messa ogni tanto odire qualche preghiera. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nossignori, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;seguire Gesù è fuoco. È passione che&amp;nbsp;brucia dentro; che non ci permette di&amp;nbsp;rimanere indifferenti di fronte alle ingiustizie che vediamo, di fronte ad unasocietà che uccide l’anima degli uomini, di fronte a genitori scriteriati chetrattano i propri figli come se fossero delle belle marionette o dei burattini. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;SeguireGesù è&amp;nbsp;passione che ci spinge ad uscire, ad esporci, a non stare zitti.Potremmo tranquillamente starcene in disparte e farci gli affari nostri, e invece no; dobbiamo&amp;nbsp;metterciin gioco,&amp;nbsp;rischiando in prima persona. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;SeguireGesù è fuoco purificatore che brucia tutto ciò che di impuro c’è dentro di noi.Allora ci accorgiamo che siamo noi, e non gli altri,&amp;nbsp;gli invidiosi;&amp;nbsp;siamo noi&amp;nbsp;quelli incontinua competizione,&amp;nbsp;siamo noi&amp;nbsp;i gelosi. Che siamo noi, e non gli altri, a non amare i fratelli; che siamo sempre noi a&amp;nbsp;volerpossedere, gestire, manipolare. Infine, che noi, e non gli altri, abbiamo bisogno di umiltàper cambiare, per crescere, per modificarci.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Purtropponon è facile cambiare, fratelli miei. Non è piacevole scoprire certe meschinitàdentro di noi. Per questo seguire Gesù sarà sempre difficile, impegnativo, unlavoro continuo. Nessuno mai ha detto che sarebbe stato facile! Però che sarebbe statoentusiasmante, passionale, eccitante, caldo, che ci avrebbe dato la sensazione divivere in profondità, che la nostra vita avrebbe avuto finalmente un senso, sì, questosì ci è stato detto e&amp;nbsp;dimostrato, da uno stuolo&amp;nbsp;di santi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dostoevskijscriveva: “Senza la sofferenza non potremmo mai capire la felicità. Un idealepassa sempre per la sofferenza, come l’oro per il fuoco. Solo con lo sforzo,con il fuoco, si può raggiungere il regno dei cieli”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È ilfuoco della prova, fratelli. Gesù ci saggia, ci purifica con il fuoco, ci fa passare perincroci pericolosi ed esigenti. Gesù ci toglie in questo modo tante nostre illusioni, tanti nostrimiraggi e le&amp;nbsp;bugie che ci raccontiamo. Un amico vescovo, rievocando un giorno lacomune infanzia, mi disse&amp;nbsp;di un nostro compagno,&amp;nbsp;allontanatosipoi dalla fede: “Pensavo che il suo essere buono, allegro e propositivo dipendesseda una fede forte;&amp;nbsp;invece, evidentemente,&amp;nbsp;godeva solo di&amp;nbsp;ottima salute!”. Facciamo&amp;nbsp;allora in modo, fratelli, di non far dipendere il nostro credo&amp;nbsp;dai&amp;nbsp;bioritmi, da oroscopi idioti, dai falsi richiami,dai falsi entusiasmi, dai falsi stati d’animo, che poi finiscono sempre per&amp;nbsp;rivelarsi frutto di autenticheparanoie! Il battesimo e la fede sono cose serie!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Abbiamodetto che la parola greca &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;baptizein&lt;/i&gt; (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;yared&lt;/i&gt; in ebraico) vuol dire &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;immergersi&lt;/i&gt;, &lt;em&gt;entrare dentro&lt;/em&gt;:&amp;nbsp;in questo senso, possiamo ricavarne&amp;nbsp;undoppio significato, un doppio insegnamento, un doppio comportamento: uno &lt;em&gt;ad extra&lt;/em&gt;, l'altro &lt;em&gt;ad intra&lt;/em&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nel&amp;nbsp;primo caso “immergersi” significa “entrare dentro la vita degli altri”, non sottrarsi alle esigenze e allechiamate di vita del nostro prossimo. Con il battesimo di fuoco dobbiamo dare formaalla nostra energia interiore, dobbiamo far uscire la passione che ci animadentro, farci travolgere dallo zelo, e riversarlo sugli altri. Significa essere aperti. Quanti di noi invece, fratelli miei, non hannopiù fuoco, non hanno più anima, non hanno più nulla, dentro di loro, da spendere per gli altri; niente di niente. Sono spinti in avanti&amp;nbsp;solo dall’inerziadi una vita inutile, che si trascina stancamente giorno dopo giorno, nella routine dellesolite cose. Immergersi nella vita di chi ci sta intorno, significa al contrario immergersi nella solidarietà, calarsinelle singole situazioni. Quando succede un fatto, molti dicono in cuor loro: “Non èaffare mio, si arrangino. È un problema che non mi riguarda”. Ebbene, questonon è “immergersi”, fratelli; immergersi vuol dire: “Ciò che è toccato a te,mi riguarda eccome, mi interpella direttamente; non posso rimanere&amp;nbsp;indifferente,&amp;nbsp;non possochiudere gli occhi e far finta di niente”. Essere “solidali” comporta un nostro preciso atteggiamento: “Ioci sono. Io ti aiuto. Io sono&amp;nbsp;dalla tua parte; perché ho un cuore chebrucia,&amp;nbsp;che batte prepotentemente, che ama, che si appassiona”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Il cristiano, il battezzato, non può rimanereindifferente. Deve anzi scendere con decisione dalle sue sicurezze, dal suo io,dal suo egoismo; e darsi da fare! &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nel&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;secondo caso, l'immersione battesimale sta per “entrare dentro la nostra anima”, scendere inprofondità, nell'intimo del nostro cuore, individuare i nostri demoni, conoscerli, guardarli bene in faccia, confrontarsi conloro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non acaso anche Gesù, subito dopo il battesimo e prima dell’attività pubblica, ha dovutoaffrontare&amp;nbsp;le tentazioni. Anzi Marco ci dice che fu lo stesso Spiritodel battesimo a spingere Gesù nel deserto &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(Mc1,12), &lt;/i&gt;nella solitudine, perché si immergesse nei suoi demoni e potesse confrontarsi duramente conloro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E noi, siamo forse speciali? No fratelli, anche noi dobbiamo saggiare lenostre forze, anche noi dobbiamo fare i conti con le&amp;nbsp;nostre deformità, con lenostre inclinazioni malvagie, con le nostre debolezze; dobbiamo conoscerle bene,dobbiamo capire perfettamente quante e quali sono, per poterle combattere strategicamentee uscirne vittoriosi.&amp;nbsp;È questo che ci richiede&amp;nbsp;il nostro vero battesimo, quello di fuoco. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Delresto tutti abbiamo i nostri demoni più o meno nascosti (io ho i miei, e vi assicuro che a volte ne esco con le ossa rotte, con&amp;nbsp;tremende batoste). Tutti noi, nessunoescluso, abbiamo una seconda facciata: quella segreta, privata, nascosta, quella che nonvorremmo che gli altri vedessero mai, quella di cui molto spesso ci vergogniamo. È proprio su questache dobbiamo lavorare sodo. È in questa che dobbiamo immergerci, per scavare,setacciare, lavare, purificare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lo so,è duro, fratelli, è difficile; è come passare attraverso le fiamme. Ma è da lì chedobbiamo passare. È lì, nel nostro Giordano,&amp;nbsp;che dobbiamo immergerci; è lì, nelnostro deserto, che dobbiamo batterci con i&amp;nbsp;demoni infidi. Perchéfintanto che non li avremo individuati, affrontati e soggiogati, saranno sempreloro ad averla vinta, a&amp;nbsp;dominarci; saranno loro, in definitiva, a cantare vittoria. Ripeto: non&amp;nbsp;sarà affatto piacevole,anzi sarà come scendere all’inferno, ma quella è l’unica nostra possibilità. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Oggi dobbiamo dunque ri-attizzare&amp;nbsp;il nostro b&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;attesimodi fuoco: dobbiamo ridargli forza e ossigeno, perché è solo così che, con la forza di Dio, dopo anche lunghe battaglie, ne usciremosicuramente vittoriosi. Non solo vittoriosi ma completamente trasformati, grandi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Perché,nell’ottica divina, essere “grandi” non significa essere perfetti, madimostrare di conoscere bene i propri demoni, il proprio niente. Essere “grande”, non significa nonsbagliare mai, ma avere l’umiltà di riconoscere i propri errori. Non è andareavanti, sempre uguali, tanto per andare avanti, ma avere il coraggio di cambiarci. Dio non ci ama perché siamoperfetti, no; Dio ci ama per quello che siamo: deboli, a volte spazzatura, macombattivi, reattivi. Gente umile ma tosta, che non si arrende mai, che ricomincia sempredaccapo, che pur di crescere in Dio, non teme il fuoco della purificazione,come l’oro nel crogiolo! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Tu sei il Figlio mio, l'amato:in te ho posto il mio compiacimento».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Il puntocentrale del battesimo di Gesù non è come per l’uomo la liberazione dal peccatooriginale, chiaramente incompatibile con la sua natura divina, quanto l’esperienzadella Voce del Padre: una esperienza che è stata decisiva per la vita di Gesù, neha causato&amp;nbsp;la svolta: l’essersi cioè percepito Figlio del Padre, Figlio amato,prediletto, unico. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Voce e parole che Gesù risentirà identiche nella Trasfigurazione, altra esperienza forte di Dio nella sua vita umana. E per&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;questo,&amp;nbsp;rivolgendosi al Padre, Egli lo facevadicendogli: “Padre, Abbà, papà mio”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesùaveva un rapporto confidenziale con Dio, perché si sentiva amato da lui. Non losentiva come un superiore, come uno da temere e a cui tenere nascoste certecose o fargli vedere solo la faccia bella, quella buona. Era suo padre e Gesù sisentiva amato e al sicuro con Lui. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Bene,fratelli: quello che qui è detto per Gesù vale per&amp;nbsp;noi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Tutti siamo infatti&amp;nbsp;figli di Dio, i prediletti. Tutti, indistintamente, siamo i figli amati:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;em&gt;“Tu sei amato…; tu ai mieiocchi sei grande…; tu sei mio figlio prediletto…; non ti lascerò…; tu seiimportante per me…; ho dato la mia vita per te…; non ti abbandonerò…; nonsfuggirai dalla mia mano…; nessuno ti porterà via da me…; per quanto tu vadalontano io rimarrò sempre tuo padre e tua madre, e tu sarai sempre mio figlio…;tu non sei come nessun altro: tu sei unico per me…; qualunque cosa ti succeda,non aver mai paura, perché io sono tuo Padre…”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ricordate?Sono parole sue: ora, se credessimo veramente a queste parole, fratelli, nientee nessuno potrebbe mai farci paura: chi dovremmo mai temere? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’amoreumano, anche il più grande, pone sempre delle condizioni. Quello di Dio no. Il suo non è mai condizionato o condizionante. Dionon è come l’uomo. Perché Dio ci ami, noi non dobbiamo diventare chissà cosa o chissà chi;&amp;nbsp;per andare bene a Dio, non dobbiamo avere successo e ricchezze,&amp;nbsp;né dobbiamodiventare qualcosa di diverso da noi stessi. Non dobbiamo comportarci bene davantiagli uomini, perché Dio ci ami; non dobbiamo rinunciare alla serenità e allafelicità, perché Dio ci ami; lui ci ama comunque, per quello che siamo, nonostante tutto, così come siamo. Punto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dio è nostro Padre e nostra Madre: a Luipossiamo raccontare tutto; anche ciò di cui più ci vergogniamo, anche ciò chepiù ci fa male, ci ripugna, ci fa schifo. Lui ci ama lo stesso. Anzi ci ama dipiù; un po’ come quella madre che ama tutti i suoi figli, ma riserva più affetto e&amp;nbsp;più cure a chi èammalato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Èdifficile per noi, fratelli miei, credere e capire che Dio ci ami così, al di là ditutto, proprio di tutto! Certo, n&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;oi vorremmo che Lui ci amasse, ma non vorremmo&amp;nbsp;scoprirci, non vorremmo&amp;nbsp;fargli&amp;nbsp;vedere i nostri lati deboli, le nostre miserie: le cose di cui ci vergogniamo… gli errori delpassato… le infedeltà… i peccati… l’odio che coviamo per molte persone… larabbia furiosa che ci cova dentro… le nostre piccolezze o meschinità… il nostrorifiuto nei suoi confronti…. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Cirendiamo conto&amp;nbsp;che il problema non è Lui, con il suo amore comunque assicurato;&amp;nbsp;siamo noi, che siamo restii a farciamare. Non è lui che non ci accetta, ma siamo noi che, conoscendoci, non ci sentiamo a nostro agio,&amp;nbsp;ci vergogniamo di tanta bontà. Insomma, ci rendiamo conto che anche lasciarci amare da Dio, per noi è difficile; perché è difficile, nel nostro niente,&amp;nbsp;nella nostra mentalità contorta, credere ad un amore incondizionato, disinteressato,ad un amore fedele per sempre, ad un amore in cui noi non dobbiamo fare nulla,ad un amore granitico che non ci tradirà e non ci abbandonerà mai. &lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È&lt;/span&gt;&amp;nbsp;propriocosì, fratelli! Siamo noi il problema. Allora fidiamoci, chiudiamo gli occhi e abbandoniamoci, completamente; ascoltiamo con Gesù la voce suadente del Padre che ci dice: &lt;em&gt;Tu sei il mio figlio prediletto&lt;/em&gt;. Sì, fratelli, Dio è nostroPadre; e noi siamo tutti figli suoi!&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-2238247537781823306?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/2238247537781823306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=2238247537781823306' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/2238247537781823306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/2238247537781823306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2012/01/8-gennaio-2012-battesimo-del-signore.html' title='8 Gennaio 2012 – Battesimo del Signore'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-tc5y7NsmIqQ/TwLjzVUX24I/AAAAAAAACdM/R_fDY2860vg/s72-c/suffragio10.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-7449676725499998312</id><published>2011-12-23T18:36:00.000+01:00</published><updated>2011-12-28T10:36:20.757+01:00</updated><title type='text'>1 Gennaio 2012 – Maria SS. Madre di Dio</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-kuRE9Yd_W7w/TvS73b0PzMI/AAAAAAAACZ0/qoB_xg7jf-g/s1600/maria2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-kuRE9Yd_W7w/TvS73b0PzMI/AAAAAAAACZ0/qoB_xg7jf-g/s200/maria2.jpg" width="127" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Maria, da parte sua, custodivatutte queste cose, meditandole nel suo cuore».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilvangelo di oggi ci presenta Maria che “medita” su quello che le sta accadendo: giornate molto intense le sue; un figlio straordinario da accudire, e tanta&amp;nbsp;gente inaspettata e impensabile che si accalca per vederlo; Maria medita sul come&amp;nbsp;Dio ha agito e continua ad agire con lei,&amp;nbsp;su ciò che Dio sta facendo con lei.&amp;nbsp;Lei conosce bene tutti i risvolti di questa storia: perché Dio ha scelto proprio lei, una donna bambina totalmente insignificante? Nessuno mail’avrebbe scelta, nessuno mai&amp;nbsp;le avrebbe dato credito. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma icriteri di Dio sono altri dai nostri. L’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda ilcuore! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Così anche per i pastori: &lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«I pastori andarono senzaindugio»&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;. Gente ignorante, rozza, che ascoltano immediatamente l'invito dell'angelo. Chefine hanno fatto i capi religiosi? Perché Gerusalemme non c’è? Perché gliamanti e gli eruditi della Legge non vanno a far visita a Maria e a Giuseppe?Perché ci vanno solo i pastori e i maghi, tutta gente che per quel tempo era dimalaffare? &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Perchéda sempre Dio non agisce secondo la nostra logica,&amp;nbsp;i nostri criteri. Lo ha fatto ieri,&amp;nbsp;lo fa oggi, lo farà domani,&amp;nbsp;sempre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;È stato così per Maria, è stato così per i pastori, è stato&amp;nbsp;così&amp;nbsp;per i Magi. E sarà così anche per noi. Dio utilizza sempre lo stesso metodo: per le sue imprese sceglie sempre gli “scarti”, ciò che gli uomini mai sceglierebbero per le loro. &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dio hain mente per loro, come per ciascuno di noi, un viaggio strepitoso, incredibile, eccezionale.Ma non può farlo, non può realizzarlo, se noi non ci stiamo, se noi non ci fidiamo di Lui, se noi gli resistiamo, se noicontinuiamo ad opporci, a voler fare di testa nostra, a voler dirigere noi da soli la nostra vita, ad essere noi gli unici astabilire&amp;nbsp;cosa va bene&amp;nbsp;per noi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dioinvece sceglie soltanto&amp;nbsp;chi è disponibile, agisce solo in chi si fida di Lui, solo in chipuò dire, come Maria: “Va bene, non so dove mi vuoi portare, ma mi fido di te.Sia ciò che deve essere e andiamo! Dirigi tu la mia vita e io ti seguirò”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Maria,Giuseppe, i pastori, i Magi, i profeti,&amp;nbsp;tutti i grandi personaggi dellospirito, furono persone che si fidarono, che si misero nelle mani di Dio e silasciarono portare, si lasciarono plasmare come morbida creta. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E non è meraviglioso riuscire a far così? &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Signore,portami dove tu vuoi ed io ti seguirò”: sì, meraviglioso, perché questa è fede autentica, fratelli. Nonchiacchiere. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Iniziandoquesto anno nuovo la liturgia ci dice di imitare Maria, di dedicare del tempoal “dentro”, di accorgerci di Dio. Purtroppo&amp;nbsp;nella nostra vita spesso manca undentro, ci lasciamo stravolgere dal vissuto, le cose insignificanti diventano fondamentali. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Siamo come&amp;nbsp;bucatoammucchiato nella bacinella: ci serve un filo a cui appendere tutte le cose adasciugare. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Il nostro centro unificatore, il nostro filo,&amp;nbsp;è la fede:&amp;nbsp;un centro&amp;nbsp;prezioso, essenziale, indispensabile. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eallora, fratelli, in questo anno che inizia, assumiamo seriamente l’impegno diripartire nuovamente da Dio, di mettere l’ascolto della Parola, e la sua meditazione, alcentro della nostra giornata. Guardiamo a Maria,&amp;nbsp;viviamo ogni giorno comelei,&amp;nbsp;ripetiamo continuamente con lei: “Signore, io mi fido di te; Tu conducimi e io ti seguirò, dovunque mi porterai.&amp;nbsp;Smetterò di importunarti,&amp;nbsp;di assillarti continuamente con le mie domande risentite sul&amp;nbsp;perché certe cosesuccedono,&amp;nbsp;sul perché succedono proprio a me, che in fin dei conti non ho fatto nulla di male;&amp;nbsp;smetterò di mettere ostacoli al tuo volere,&amp;nbsp;di tirarmi sempre indietro.Qualunque cosa mi accada, so che Tu vuoi così, vuoi farmi passare proprio di là. Tu hai sempre un motivo benpreciso nelle cose, ed io cercherò di capirlo, adeguandomi; e se non lo capirò, pazienza; perché comunqueio mi fido di Te. So che se l’hai permesso è per il mio bene, perché devoimparare qualcosa; ed io cercherò di impararlo con tutte le mie forze.&amp;nbsp;Mi lascerò trasportare da Te:&amp;nbsp;Tuguidami e io ti seguirò; tu davanti e io dietro. Sempre. Promesso”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Potessimo,fratelli miei, vivere con questa disposizione d'animo&amp;nbsp;tutti&amp;nbsp;giorni di questo nuovo anno! Tutte le nostreansie svanirebbero d’incanto, e troveremmo dentro di noi una forza irresistibile, quella della fede, e una pace infinita, quella del sentirci amati. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dio hapotuto fare con Maria tutto quello che ha fatto, perché lei è stata disponibile. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma Dionon ha scelto solo Maria; Dio sceglie anche tutti noi. Dio sceglie me e sceglie te. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E noi dobbiamosoltanto dirgli: “Sì”. E poi lasciarci andare, abbandonarci, lasciarci portare da Lui. Certo, nessuno mai ci garantirà che tale&amp;nbsp;viaggio sarà facile; anzi sappiamo già&amp;nbsp;fin d'ora che sarà un viaggio duro, intenso, senza soste;ma sarà un viaggio che ci realizzerà,&amp;nbsp;che ci farà raggiungere un traguardo,&amp;nbsp;che mai&amp;nbsp;avremmo&amp;nbsp;pensato di raggiungere da soli. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Viviamo sull’esempio di Maria. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;CelebrareMaria “donna del sì”, ad inizio anno, vuol dire dunque adeguarci a Lei, voler imparare tutto da lei. Vuol dire riporre nel suo cuore di mamma,&amp;nbsp;tutte le nostre insicurezze; vuol dire&amp;nbsp;pronunciare con lei il nostro&amp;nbsp;“Sì” al Padre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Fratellimiei,&amp;nbsp;questo vuol dire fare nostra&amp;nbsp;la vera pace; vuol dire&amp;nbsp;raggiungere quellafelicità che non tramonta mai. Perché solo così capiremo che Dio ci ama; solo cosìcadranno le tenebre che oscuravano i nostri occhi, e potremo finalmente specchiarci nel volto splendente di Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt; Ed è proprio questo l'augurio che intendo formulare per ciascuno di voi oggi;&amp;nbsp;me lo suggerisce la Scrittura: «Vi benedica ilSignore e vi custodisca. Il Signore faccia risplendere per voi il suo volto e vidia grazia. Il Signore rivolga a voi il suo volto e vi conceda pace» &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(Nm 6,24-26)&lt;/i&gt;. “Faccia risplendere il suovolto”: uno splendido semitismo per significare il “sorriso di Dio”, la sua completa aperturanei nostri confronti, la sua più totale disponibilità e “cordialità”: immaginate? Dio ciguarda, ci sorride, e il suo volto si illumina di amore. Come un Padre amoroso, sopraffatto dall'emozione per aver finalmente ritrovato i suoi figli tanto amati,&amp;nbsp;ancorché ombrosi, sospettosi, feriti, incerti, indifesi. Ecco, è questo che vi auguro cordialmente, fratelli,per i prossimi mesi: possiate sempre cogliere in tutti gli eventi della vostra vita ilvolto sorridente di Dio. Qualunque sia l'evento, triste o gioioso. Sì, fratelli: p&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;erchéDio ci sorride sempre; e ci sorride perché ci ama. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ebbene, questovolto di Dio sorridente, lo abbiamo sotto i nostri occhi proprio in questigiorni, nel neonato Gesù. Dalla sua culla, il Dio bambino ci sorride; non èimbronciato, non è impenetrabile, non é scostante, né innervosito. Egli cisorride e ci invita, ci chiama,&amp;nbsp;semplicemente. Egli non deve essere mai un problema per noi. Perché non lo è. Assolutamente. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Il problema, semmai, siamo noi, cari fratelli. Siamo noi,&amp;nbsp;troppo spesso imbronciati, impenetrabili, nervosi; noi che nei momenti di contrarietà, di faticae di dolore, smettiamo di guardarlo fiduciosi in volto, e ci lasciamotravolgere dallo sconforto; noi che allora&amp;nbsp;non vogliamo più saperne di lui, noi che allora non scorgiamo&amp;nbsp;più in Lui alcun sorriso, ma solo una“ingiusta” severità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma,fratelli miei, ci rendiamo conto di quanto siamo incoerenti, di quanto siamo scorretti? Come possiamo pretendereche Dio risolva sempre, in ogni caso,&amp;nbsp;i nostri problemi? Che ci appiani continuamente la strada,che&amp;nbsp;ci renda la vita facile facile, senza alcuna difficoltà o avversità?La vita è un mistero, fratelli, e come tale dobbiamo accoglierla e rispettarla.E se poi la Parola ci dice che Dio ci sorride - e Dio ci sorride sempre,garantito! - ci sarà pure un motivo, non vi pare? Ci sarà pure una ragione, che magari&amp;nbsp;ignoriamo, non vediamo, o&amp;nbsp; non vogliamo capire? Ma ripeto: nonimporta quello che pensiamo noi; quello che conta veramente è&amp;nbsp;cheDio continua&amp;nbsp;a sorriderci. In paziente e amorosa attesa. E questo ci deve bastare. Dobbiamosemplicemente fidarci! Come Maria. E vedrete, non ce ne pentiremo. Amen. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-7449676725499998312?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/7449676725499998312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=7449676725499998312' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/7449676725499998312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/7449676725499998312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/12/1-gennaio-2012-maria-ss-madre-di-dio.html' title='1 Gennaio 2012 – Maria SS. Madre di Dio'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-kuRE9Yd_W7w/TvS73b0PzMI/AAAAAAAACZ0/qoB_xg7jf-g/s72-c/maria2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-6729445076748108380</id><published>2011-12-16T11:20:00.000+01:00</published><updated>2011-12-20T15:41:45.381+01:00</updated><title type='text'>25 Dicembre 2011 – Natale di nostro Signore Gesù Cristo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-lmGyjN01SVk/TusVNYoUf_I/AAAAAAAACYw/3ABLx7KhXZc/s1600/NATALE+2011.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-lmGyjN01SVk/TusVNYoUf_I/AAAAAAAACYw/3ABLx7KhXZc/s200/NATALE+2011.jpg" width="161" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Non temete: ecco, vi annunciouna grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, ènato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno:troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù èla più grande dimostrazione d'amore che il Padre ci abbia mai donato. Il Nataleè la festa dell'amore puro, profondo, sincero e gratuito. Il Natale è la piùbella notizia che si possa ancora raccontare a tutti gli uomini tristi efrastornati di questo mondo. Ce ne rendiamo conto? Un’idea simile dovrebbecommuoverci, intenerirci, farci sentire inondati di gioia! Dio, l'infinito, siè fatto vicino e si è legato in maniera irreversibile a noi per puro amore, peruna sua irresistibile esplosione di bontà: questo deve farci amare la vita edeve ricolmarci di ottimismo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Inquesta notte santa è impossibile non avvertire che qualcosa di grande èaccaduto nel mondo. Siamo illuminati da una stella che è penetrata nel nostrobuio e l'ha rischiarato per sempre. Accorgiamoci di Gesù: accogliamolo nella nostravita e lasciamo continuare in noi quella novità e quella santità che con Lui è sbocciataa Betlemme. Dio si è fatto uomo! L'Infinito, l'Eterno, l'Onnipotente sipreoccupa di noi, ha cura di noi, ha misericordia di noi. Dio l'infinto ci ama:è questa la vera, grande notizia del Natale. Ci ama al punto da mandare suoFiglio in questa storia così dura, ingrata, sterile. Dio non ha avuto paura: hagettato il Figlio in mezzo a noi che non eravamo più figli; e continua a farloogni anno, perché ci ama; perché vuole caparbiamente darci un cuore nuovo, innamorato,di figli autentici. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Fratellimiei, quanta pena nei cuori degli uomini. Quanta ricerca di felicità; quanteamarezze e quante sofferenze. Ebbene: noi tutti oggi sappiamo che la felicità esisteed ha un suo recapito: Betlemme, Gesù, l'Emanuele. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Occorreuscire dalla prigione del nostro egoismo, dalla freddezza dell'indifferenza.Facciamoci piccoli e umili: andiamo a Betlemme, cioè a Cristo, apriamo il cuoreai fratelli, tendiamo la mano a chi ci sta accanto, rendiamo ospitale la nostracasa, il nostro ambiente, il nostro lavoro, il nostro paese, la nostra città,il nostro mondo. È soltanto nella via dell'amore che potremo fare esperienza diDio. Ed è soltanto in Dio che troveremo la pace che ci manca. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sono quattrole parole che puntualmente riecheggiano in tutti i brani che la liturgia cipropone nelle messe di Natale e del periodo natalizio: luce, gioia, bontà,pace. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Esseriassumono le caratteristiche di Gesù, il dono di Dio unico e irripetibile.Esse sintetizzano ciò che noi tutti, uomini e donne, desideriamo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sidice che il Natale è bello come un sogno. È vero. Perché ogni uomo e ogni donnasognano luce, gioia, bontà, pace. Un clima “da sogno” che questa festa riesceogni anno a creare in noi con le luci, i presepi, gli alberi, le strade e levetrine illuminate, le musiche semplici e ingenue, lo scambio di doni e diauguri, la riscoperta della famiglia, degli amici, dei lontani, di chi si trovain situazioni di angoscia e di dolore... &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lasciamociprendere, fratelli, da questo sogno! È Dio che in Gesù vuole farci sognare unavita piena di luce, di gioia, di bontà, di pace. Come lui l'ha pensata e comenoi la desideriamo. Lasciamoci penetrare da questo sogno, sempre più inprofondità, in modo che diventi desiderio, progetto, impegno concreto, realtà. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Come?Lo dice Gesù: «&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Gratuitamente avetericevuto, gratuitamente date&lt;/i&gt;». Avete ricevuto da Dio luce, gioia, bontà,pace? Date il più possibile luce, gioia, bontà, pace. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nostrocompito non è il lamento, ma la testimonianza di una vita carica di questidoni. Sentiamo dire spesso: “Non ci sono più i valori di una volta! Non c'è piùcristianesimo”. Ebbene, fratelli, che aspettiamo? Mettiamoceli noi questivalori! Mettiamocelo noi il cristianesimo! Questo è il nostro compito. Questo èla nostra festa di Natale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;IlNatale è bello perché riesce a far emergere il meglio di noi stessi. Impariamoallora a proiettare in tutti i giorni dell'anno questa bellezza del Natale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sì,fratelli: viviamo ogni giorno il Natale. Incontriamo quotidianamente Gesù, ilSignore bambino, il nostro Salvatore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Noicome lo incontriamo? dove lo troviamo oggi nella nostra vita concreta? Comepossiamo accoglierlo perché sia realmente luce, pace, forza, salvezza dellanostra vita e della vita del mondo e della nostra società? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dio ècon noi sempre, fratelli: anche oggi, anche domani. Noi lo possiamo incontrarenella vita della Chiesa, nella Parola di Dio, nei Sacramenti, negli uomini,nostri fratelli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;LaChiesa continua la presenza e l'opera di Gesù. Quando ascolto o leggo laBibbia, il vangelo, è Cristo che parla al mio cuore e al cuore della Chiesa. Cosìquando ci accostiamo ai Sacramenti, quando ci confessiamo, quando cicomunichiamo, quando incontriamo il prossimo, è Gesù che noi incontriamo, è a Gesùche noi chiediamo perdono, è Gesù che si offre a noi in cibo, in nutrimento, insostegno e forza.&lt;br /&gt;Dio è sempre con noi, veramente: e noi possiamo essere sempre con Lui, possiamovivere per Lui, accogliere e rendere viva la sua grazia in tutte le nostreazioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dipendesolo da noi: perché siamo noi che possiamo portare in ogni giornata dellanostra vita, la luce e la grazia del Natale. Auguri, fratelli: buon Natale.Amen!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-b_hC2o2p7ZE/TusZKWMiFiI/AAAAAAAACY4/_FrDzbC-0I4/s1600/gesu.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-b_hC2o2p7ZE/TusZKWMiFiI/AAAAAAAACY4/_FrDzbC-0I4/s200/gesu.jpg" width="141" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco Dio, voi che lo aspettatefiduciosi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco Dio, voi che pensate di nonaverne bisogno. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco Dio, voi professionistidel sacro, &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;che l’abitudine &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;vi ha reso indifferenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eccolo: inatteso, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;sconvolgente, stordente, folle.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Un Dio che si annuncia a tutti,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;anche a chi non se lo merita, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;a chi non lo prega, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;a chi maledice la vita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Un Dio umile, che si fariconoscere &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;dalle piccole cose, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;umili compagne del nostroquotidiano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Un Dio che ci cambia la vita; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;una vita che – pur rimanendo lastessa - &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;assume comunque una lucediversa. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco Dio, discepoli delNazareno, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;voi che in questa societàdissacrata,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;ancora non vi stancate diessere cristiani &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;di seguirlo, di pregarlo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco Dio, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;anche se diverso da come noi lovorremmo: &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;perché è un Dio bambino, chenon risolve &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;magicamente i problemi, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;ma ne crea, chiedendoaccoglienza. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Un Dio che non condanna imalvagi, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;ma che dai malvagi di sempre &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;è cercato per essere ucciso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Un Dio che si rivolge aipoveri, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;ai perdenti, agli inquieti, Luiper primo, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;povero, perdente, inquieto peramore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È Natale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È il suo Natale. È il mioNatale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Oggi, è per me, un giorno tuttonuovo: &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;perché Gesù vuol viverlo in me.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lui non si è mai isolato dagliuomini:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;ha camminato sempre al lorofianco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma è con me, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;che vuol camminare, da oggi, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;tra gli uomini miei fratelli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Incontrerà ciascuno, &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;di quelli &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;che entreranno nellamia casa;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;ciascuno, di quelli cheincrocerò per la strada:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;altri ricchi come quelli delsuo tempo, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;altri poveri, altri eruditi ealtri ignoranti,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;altri bimbi e altri vegliardi, altrisanti e altri peccatori,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;altri sani e altri infermi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Tutti, sono quelli che èvenuto a cercare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ciascuno, colui che è venuto asalvare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Da oggi lo vuol fare con me.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;A coloro che mi parleranno, "noi"avremo qualcosa di speciale da dire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;A coloro che mi oltraggeranno, "noi"avremo amore da restituire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ciascuno, esisterà per "noi",come se fosse l’unico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nel rumore alienante, troveremonell’anima il silenzio da vivere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nel tumulto violento, porteremocol cuore la pace e l’amore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Oggi, Natale, Egli esige il miosì.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E nessuno al mondo, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;di quel mondo in cui mi lasciaper vivere&amp;nbsp;con Lui,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;può impedire la mia scelta di unirmiindissolubilmente a Lui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Come un bimbo portato sullebraccia della madre,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;io camminerò con Lui tra lafolla:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lui, vita della mia vita, lucedei miei occhi, sostegno dei miei passi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lui, l’inviato di Dio agliuomini di ogni tempo,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;l’inviato agli uomini di questotempo, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;della mia città, delmio mondo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Da questi fratelli miei più vicini, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;che Lui mi farà servire, amare,salvare,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;le onde della&amp;nbsp;carità e dell'amore&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;raggiungeranno gli estremi dellaterra, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;la fine dei tempi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È Natale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Giorno dell’amore di Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Giorno indimenticabile, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;perché è con me e in me, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;che Gesù vuole viverlo ancora!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;AUGURI!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-6729445076748108380?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/6729445076748108380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=6729445076748108380' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/6729445076748108380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/6729445076748108380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/12/25-dicembre-2011-natale-di-nostro.html' title='25 Dicembre 2011 – Natale di nostro Signore Gesù Cristo'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-lmGyjN01SVk/TusVNYoUf_I/AAAAAAAACYw/3ABLx7KhXZc/s72-c/NATALE+2011.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-7377912469744839588</id><published>2011-12-14T12:09:00.000+01:00</published><updated>2011-12-14T12:09:22.808+01:00</updated><title type='text'>18 Dicembre 2011 – IV Domenica di Avvento - B</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ss1oZtD-KDs/TuiDodGABkI/AAAAAAAACYA/YS6chKho-JU/s1600/avvB4-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://3.bp.blogspot.com/-ss1oZtD-KDs/TuiDodGABkI/AAAAAAAACYA/YS6chKho-JU/s200/avvB4-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«In quel tempo, l’angeloGabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a unavergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. Lavergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena digrazia: il Signore è con te».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Esattamentead una settimana dal Natale, rileggiamo ancora una volta (l’abbiamo appenaletto il giorno dell’Immacolata, ricordate?) l’incontro tra l’arcangeloMichele, uno dei principi degli angeli, e Maria, una inesperta ragazzina diNazareth. Un incontro semplice, silenzioso, nascosto, che ha comunque ispirato,durante i secoli, l’arte di migliaia di pittori, scultori,poeti e scrittori, e chenoi invece – noi gli evoluti del ventunesimo secolo - rischiamo di leggere con lanostra consueta superficialità, come se si trattasse di una innocente favoletta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E,invece, no, fratelli: il vangelo di oggi ci racconta ciò che è realmente accaduto!Con tutti i particolari. Dalle poche ma magistrali pennellate di contorno,delicatamente incisive com’è nello stile di Luca, emerge prepotentemente lagrandezza del pensiero di Dio. In un paesino incollato ad un pendio roccioso, lontanodalle grandi strade commerciali, in una misera ma dignitosa casupola, ricavatanella roccia, avviene l’assurdo di Dio, l’inizio di una storia diversa, unastoria di salvezza. Dio, stanco di essere incompreso, decide di venire araccontarsi. La lunghissima storia di amicizia e di amore col popolo di Israelenon è stata sufficiente per farsi capire e Dio, alla fine, sceglie di farsiuomo, di diventare uno di noi: ma per farlo gli serve un corpo, ha bisogno diuna madre.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E Dionon sceglie la moglie dell’imperatore, non una scienziata o un premio Nobel,non una dinamica imprenditrice dei nostri giorni; ma una piccola adolescente,Mariam (la bella). È a lei che Dio chiede di diventare la sua porta d’ingressonel mondo. Contro ogni buon senso, Maria accetta, ci sta; ci crede immediatamente,e noi, i saggi, non sappiamo se ridere o scuotere la testa davanti a tanta meravigliosaincoscienza; restiamo senza parole davanti alla sconcertante semplicità diquesto dialogo, davanti al coraggio di questa ragazza ancora acerba, che parlaalla pari con l’Assoluto, che gli chiede spiegazioni e chiarimenti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma Dionon guarda con i nostri occhi, non ragiona con la nostra mente. Per calarsinella storia, Egli sceglie un umile paesino sconosciuto, Nazareth; e aNazareth, come madre, sceglie una altrettanto umile e sconosciuta bambina, Maria.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E nelsilenzio, senza pubblicità, si consuma il grande mistero della divina umanità.Nessun satellite, nessuna diretta televisiva, nessun network è riuscito ariportarci l’accaduto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Soloun assordante silenzio ci parla ancora oggi; e ci indica le illogiche scelte diDio. A noi che cerchiamo sempre il consenso e la notorietà, l’efficienza e laproduttività, Dio propone una logica nuova, diversa, la logica del “dentro”, basatasull’essenziale, sul mistero, sulla profezia, sulla verità di sé, sui risultatiimprevisti e sconcertanti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Siamo dunquealla fine dell’Avvento: dopo la figura di Isaia, il profeta dell’annuncio delMessia, dopo il Battista, il precursore che addita il Messia già adulto, oggi èd’obbligo fermarci a meditare sulla terza grande figura dell’avvento: la figuracentrale, di colei cioè che offre il suo grembo per il divino concepimento delMessia uomo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E chemessaggio ci lancia Maria? “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Accogliete ilSignore!&lt;/i&gt;”. Non soltanto in occasione dell’imminente natale, ma durantetutta la nostra vita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sì,fratelli: accogliamo il Signore! Perché sarebbe perfettamente inutile avergli preparatola strada, per poi alla fine non accoglierlo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Macosa significa “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;accogliere il Signore&lt;/i&gt;”?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Significafare come ha fatto Maria. Accettare i suoi progetti, le sue proposte, lasciarsiportare da Lui, fidarsi di Lui. Ogni giorno, in ogni luogo, in ogni situazione.Sempre. Significa accettare di diventare la sua casa, significa accogliere questoospite unico, infinito, nella sua luce, nel suo amore, nella sua bontà. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Non temere, Maria”&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;. Certo, non è stato sicuramentefacile per Maria accogliere questo progetto. Dio non le ha certamente risparmiatole enormi difficoltà di questa scelta, perché la sua doveva essere una sceltalibera, da innamorata. Una risposta generosa, franca, consapevole, dettatadall’amore, capite? Non come le nostre risposte: stanche sul nascere, legatealle circostanze, succubi del rispetto umano, condizionate dai nostri calcoli edal nostro tornaconto. Avete ancora presente il momento in cui abbiamo detto ilnostro “si” a Dio? Quanti tentennamenti, quante indecisioni, quantiripensamenti, fratelli miei. Altro che risposta libera e gioiosa: la nostra adesioneè tutto un programma. Eppure dovremmo avere sempre in mente che “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;hilarem datorem diligit Deus&lt;/i&gt;: Dio amacolui che gli dà con gioia” &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(2Cor 9,7)&lt;/i&gt;.Una risposta ragionata, calcolata, per Dio non è una risposta. L’adesione a Diodeve essere un contratto irrevocabile, un concordato irrinunciabile, un investimentoperpetuo senza alcuna pretesa di interessi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Certo,è sicuramente lecito avere dei dubbi. Li ha avuti anche Maria: “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Come è possibile questo?&lt;/i&gt;”. Ma i dubbi sonoa monte, precedono la risposta; devono semmai essere l’occasione per dare unarisposta ancor più vincolante e cosciente, più consapevole e autonoma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Delresto i dubbi accrescono la fede. E avere fede significa porre la propria certezzain Dio, sempre, in qualunque situazione della nostra vita, bella o triste chesia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;La fedequindi fortifica la nostra risposta, la rende ferma e immutabile, le togliequalunque velleità di ripensamenti; fede è totale fiducia in Dio, perché “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;niente è impossibile a Lui&lt;/i&gt;”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Anzi, comeamava ripetere un vecchio maestro, “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;tuttoè possibile a chi crede&lt;/i&gt;”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;"&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Eccomi, sono la serva del Signore&lt;/i&gt;";con queste parole Maria ha fatto il suo atto di fede. Ha creduto, ha accoltoDio nella sua vita, si è affidata a Lui, ha messo la sua vita a completadisposizione di Dio. Questa è la fede, fratelli miei; questo significa credereveramente. Questo è l’esempio che dobbiamo seguire, il modo con cui anche noidobbiamo rispondere alla nostra chiamata. La fede di Maria non è stata tantonel credere a un certo numero di verità, quanto nell’essersi &lt;span style="color: black;"&gt;fidata&lt;/span&gt; ciecamente diDio, nell’essersi completamente abbandonata a Lui. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Mariaha accolto Dio nella sua vita. Ha creduto che “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;nulla è impossibile a Dio&lt;/i&gt;”. Ha detto il suo "sì" a occhichiusi, in maniera totale e gioiosa. Ha concepito Cristo, come dice S. Agostino,prima nel cuore che nel corpo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È questol’esempio luminoso che ci viene proposto oggi da Maria. Imitiamola dunque, fratelli,imitiamola con fede, “concepiamo” anche noi Gesù nel nostro cuore. Diventiamopartecipi di questa sua sublime vocazione. Del resto, come hanno scrittoOrigene e S. Bernardo, “che beneficio avrei, se Gesù fosse nato soltanto una voltaa Betlemme, e non continuasse a nascere per fede nel mio cuore?” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sì,fratelli: dobbiamo far nascere Gesù in noi; dobbiamo accoglierlo nella nostravita con tanta fede, nella grazia e nella santità che ci porta, nell'amore alprossimo, così come Lui stesso ci ha insegnato durante la sua vita terrena.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eallora, fratelli miei, coraggio, animo! Proprio quando pensiamo di averesbagliato tutto nella nostra vita, quando non siamo soddisfatti dei risultati ottenutio ci sentiamo attratti dall’assordante richiamo del mondo, guardiamo aNazareth, guardiamo al silenzio di Maria, alla sua umile dedizione, al suocomposto modo di fare, e lasciamoci sbalordire, lasciamoci incantare da tantasemplicità e fedeltà. Anche noi, sul suo esempio, non abbandoniamo, nonrinunciamo, non molliamo mai; per nessuna ragione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Trauna settimana è Natale. Presentiamoci anche noi a Betlemme, umilmente, senzapretese, così come siamo: ascoltiamo anche noi la voce del Signore che silenziosamentedice al nostro cuore: “lasciati amare; non preoccuparti di come hai preparatoil tuo avvento, sono io che ti vengo incontro!”. Capite? Che vogliamo di più daDio, fratelli? Egli è così: noi dobbiamo solo aspettare; dobbiamo chiudere gliocchi, e lasciarci finalmente incontrare! Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&amp;nbsp;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;AUGURI!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Buona preparazione all’incontrocol Signore!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-7377912469744839588?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/7377912469744839588/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=7377912469744839588' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/7377912469744839588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/7377912469744839588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/12/18-dicembre-2011-iv-domenica-di-avvento.html' title='18 Dicembre 2011 – IV Domenica di Avvento - B'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ss1oZtD-KDs/TuiDodGABkI/AAAAAAAACYA/YS6chKho-JU/s72-c/avvB4-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-4969578206341511167</id><published>2011-11-30T19:44:00.001+01:00</published><updated>2011-12-06T18:07:55.051+01:00</updated><title type='text'>11 Dicembre 2011 – III Domenica di Avvento</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-vhVWOKIJ5bw/TtZ6HXL7gLI/AAAAAAAACXI/VLlPhTBWpPI/s1600/avvB3-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="148" src="http://2.bp.blogspot.com/-vhVWOKIJ5bw/TtZ6HXL7gLI/AAAAAAAACXI/VLlPhTBWpPI/s200/avvB3-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Venne un uomo mandato da Dio:il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza allaluce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma dovevadare testimonianza alla luce…»&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Anchequesta domenica il vangelo si concentra sulla figura del Battista. Ma oggiGiovanni non è l’asceta duro di domenica scorsa, non è il profeta austero,intransigente, l’annunciatore di catastrofi nel caso gli uomini non si convertano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Oggi civiene dipinto da Giovanni,&amp;nbsp;suo omonimo l'evangelista, come un “testimone”, un “indicatore”; noi moderni&amp;nbsp;diremmo&amp;nbsp;come un “navigatoresatellitare”, un cartello segnalatore che dice: “Non guardate me, guardate piùin là, guardate oltre me; dovete guardare verso la direzione che io vi indico”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Qui il Battistaè enigmatico, non spiega, non dice chi verrà e come verrà. Dice soltanto: “Preparate la via…verrà uno che non conoscete… e io di fronte a lui sono niente”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Bene, fratelli: è proprio questal’essenza dell’avvento. Giovanni “sente” che qualcosa deve succedere,che qualcosa deve avvenire; e attende, aspetta. Sente che sta per arrivare qualcuno,ma non sa chi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Attenderevuol dire aspettarsi qualcosa di nuovo, di diverso, di insolito. Dobbiamo conservarela sorpresa, l'imprevisto, il poter essere “sorpresi”, perché se conosciamo già tutto, se abbiamogià provato e scritto tutto, che Natale è? Che Avvento è? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Prepararsipertanto vuol dire: “Acconsenti che ti succeda qualcosa di cui non puoidisporre, che non puoi controllare, che non puoi gestire. Permetti che la vitati faccia delle sorprese”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Noitendiamo a controllare tutto. Pianifichiamo tutto. Gestiamo tutto, o per lomeno ci proviamo. Ma Dio è l’ingestibile, perché Dio è il sempre nuovo, è il piùgrande, è l’oltre, il “più in là”. Se Dio non ci sorprende, non è Dio. Se Dio nonci spiazza, non è Dio. Se Dio non ci schiaffeggia rendendoci svegli, dandociconto di certe cose, non è Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dio lotroviamo molto di più negli imprevisti che non in tutto ciò che pre-vediamo.Lasciamo allora, fratelli, che la vita ci sorprenda! Permettiamo alla vita dimanifestare tutta la sua ampiezza e ricchezza. Ricordiamoci che la Vita lavorasempre con noi e mai contro di voi; se la ostacoliamo, ostacoliamo noi stessi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nelvangelo viene posta a Giovanni Battista una domanda che dovrebbe farci moltoriflettere: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Chi sei tu?”&lt;/i&gt;. Già: &lt;em&gt;“Chisiamo noi?”&lt;/em&gt;. “Sono un uomo, una donna, un marito, una mamma, un bravocristiano…”. Sì, d'accordo, è&amp;nbsp;tutto vero, ma non è tutto. Semmai questo è il nostro “ruolo”,è il vestito che indossiamo, ma dentro… &lt;em&gt;chi siamo&lt;/em&gt;? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilruolo, quello visibile, quello che tutti vedono,&amp;nbsp;è limitato, è limitante: ci permette di vivere una parte, ma solo unaparte della vita. Molti di noi si sono investiti in un ruolo e continuano a&amp;nbsp;viveresempre e solo quello. Del resto vivere interpretando sempre lo&amp;nbsp;stesso personaggio ci rassicura: loconosciamo, ci viene bene, è facile; lo conosciamo bene, ma ci limita. Il ruoloci ingabbia; ne diventiamo schiavi e, invece di aiutarci a vivere, ciimprigiona. Purtroppo in molte persone si è smarrita la persona ed è rimastosolo il ruolo. Se togliessimo il vestito, il ruolo, al suo interno&amp;nbsp;non troveremmoniente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma ladomanda rimane: “Al di là di tutti i ruoli, di tutti&amp;nbsp;i vestiti, &lt;em&gt;chi siamo noi?&lt;/em&gt;”. Chi siamonoi dentro, in profondità, nell’intimità dell’anima? Questa è la grandedomanda. Cos’è, cioè, che ci fa originali, irripetibili, esclusivi rispetto aglialtri? Cos’è che ci rende diversi da tutti? Cos’è che ci rende insostituibili,unici davanti a Dio? Perché se non&amp;nbsp;troviamo questo elemento distintivo, vuol dire che siamo uguali agli altri, che noie altri siamo la stessa cosa; vuol dire che non siamo importanti, che uguali a&amp;nbsp;noi cene sono a migliaia; vuol dire che invece dell'originale, siamo&amp;nbsp;unafotocopia, un doppione, uno sbaglio: come se la vita, qualunque&amp;nbsp;vita, si riducesse ad essere una&amp;nbsp;semplice&amp;nbsp;fotocopia! Impossibile: e se per assurdo fossimo ugualiagli altri, allora vorrebbe&amp;nbsp;dire che non stiamo vivendo la nostra vita, che abbiamo fallito tutto, che la nostra vita&amp;nbsp;non ha alcun senso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Tu, chi sei?Egli confessò e non negò...»&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;.Il Battista inizia a dire prima di tutto cosa non è. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Non sono Elia, né Cristo, né un profeta”&lt;/i&gt;. È importante, fratelli,rifiutare tutti i ruoli che gli altri ci appiccicano addosso, tutte leetichette che ci incollano; è importante ribellarsi e dire agli altri: “No, non sono ugualea voi, non sono come voi! Io sono io; non sono te e nessun altro. Io ho il mio nome. Nonvi piaccio come sono? Non soddisfo le vostre aspettative? Non rientro nei vostri schemi? Pazienza!”. È l’inizio della libertà, fratelli. Della nostra libertà.&amp;nbsp;Perché noi siamo “altri”! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilprimo passo da fare sulla strada&amp;nbsp;della vera vita è quindi liberarsi da ciò che non si è. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;La primagrande scelta, come quella del Battista, è non voler essere come gli altri: “No,io non sono questo! Io sono Giovanni il Battista, non sono Elia, né il Cristoné un Profeta”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Riconosceredi non essere ciò che gli altri vorrebbero, toglierci le maschere, ledefinizioni, le aspettative, le incrostazioni che gli altri ci hanno imposto, è un’operazionemolto impegnativa, difficile, spesso&amp;nbsp;anche dolorosa. Ma se coraggiosamente ci togliamo didosso ciò che non è nostro, ciò che deturpa la nostra unicità, pian pianoemergerà chi siamo, ciò che ci rende immagine e somiglianza di Dio. E ne varrà sicuramentela pena, fratelli! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Io sono voce di uno che grida:Preparate la strada”&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;.Giovanni è dunque un profeta; è questo il suo ruolo: ma oltre a ciò, egli ha trovatochi è veramente, la sua vera identità, ha capito qual è esattamente la sua missione: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Essere voce”&lt;/i&gt;. Egli ha trovato il vero motivo per cui vivere, la ragione per cui è stato creato, ciò che dà senso e valore alla suavita. Lui è la &lt;em&gt;“voce”&lt;/em&gt; che deve dire a tutti: “State attenti, preparate la via alSignore, non dormite, non sonnecchiate; il Signore vi passerà vicino, nonlasciatevelo scappare! Dio c’è, ma se voi insistete a tenere&amp;nbsp;gli occhi chiusi, non lo vedrete mai”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;Il Battista dà, presta la voce, ma le parole sono di un Altro. &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È testimone della luce, illumina anche, ma non è la Luce. È come la luna che riflette una luce non sua; non è lei la fonte della luce: la sua “luce” viene dal sole. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Come il Battista, anche noi dobbiamo essere&lt;em&gt;“voce”;&lt;/em&gt; dobbiamo&lt;em&gt; &lt;/em&gt;essere strumento, mezzo, veicolo di Qualcun altro. Dobbiamo cioè essere&amp;nbsp;l’altoparlante di Colui che sussurra&amp;nbsp;al microfono del nostro cuore. È&amp;nbsp;q&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;uesto, fratelli, il nostro primo compito: dar voce all’Infinito, al Dio, all’Oltre; darevoce alla Forza, allo Spirito&amp;nbsp;che ci scuote dentro, ma che non ci appartiene. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’uomo è chiamato a testimoniare l’invisibile, il di piùche si porta dentro. Questo è appunto il nostro servizio che dobbiamo a Dio: dare voce aciò che abbiamo dentro! &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Certo però, che se non lo ascoltiamo mai, è piuttosto difficile avere qualcosa "dentro"!Anzi impossibile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Essere“strumenti” di Dio vuol dire permettere che sia Dio a scegliere, chesia Lui a utilizzarci come meglio crede; che sia Lui a farci la chiamata che ritiene più consona per noi. Sì, fratelli, perché n&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;oi viviamo in Lui e per Lui. La vitanon è nostra. Noi siamo padri, madri, ma la paternità o la maternità non ènostra. Non la possediamo. Noi siamo veri, ma la verità non viene da noi. Noidiventiamo liberi, ma non siamo la libertà. Noi danziamo, ma non siamo ladanza. Noi facciamo esperienza di Dio, lo sentiamo, lo percepiamo, ma non siamoDio. Noi abbiamo un’anima, ma non siamo l’Anima.&amp;nbsp;Siamo un verbo, ma nonsiamo il soggetto che lo coniuga. Il soggetto è sempre e solo Dio. È&amp;nbsp;Lui che parla, è Lui che ispira, è Lui che chiama.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilgrande male dell’uomo è sentirsi proprietario delle cose e delle persone. Sentirle&amp;nbsp;sue, quando non lo sono affatto. L’uomo è soltanto un amministratore, è semplicemente voce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nelvangelo c’è poi una sfumatura&amp;nbsp;che merita di essere colta: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Inmezzo a voi sta uno che non conoscete”&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Una fraseche detta così&amp;nbsp;non è particolarmente incisiva; ma, se tradotta bene dal greco, diventa molto forte. Dice&amp;nbsp;infatti: “In mezzo a voi ci sta uno che voi &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;non volete conoscere&lt;/i&gt;”;&amp;nbsp;non semplicemente, come suona il testo italiano, &lt;em&gt;“uno che non conoscete”&lt;/em&gt;; la differenza sostanziale introduce&amp;nbsp;una nuova situazione, ossia la scelta&amp;nbsp;di &lt;em&gt;“non conoscere” &lt;/em&gt;volutamente, di proposito. Di norma infatti,il verbo “conoscere”, in greco, viene espresso con &lt;/span&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Greek&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 12pt;"&gt;gignèskw&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;. Qui, invece, Giovanni usa un altroverbo:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Greek&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 12pt;"&gt;o‡date,&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt; che indica il “voler sapere,il conoscere con cognizione di causa, il conoscere senzadubbi, il vedere con i propri occhi. Quindi il verbo “&lt;em&gt;non conoscete&lt;/em&gt;”&lt;em&gt; &lt;/em&gt;acquista&amp;nbsp;una coloritura volutamente negativa, come a dire: in mezzo a voic’è uno che voi “&lt;em&gt;non conoscete&lt;/em&gt;perché&amp;nbsp;&lt;em&gt;non avete voglia di conoscerlo&lt;/em&gt;, non lo volete conoscere perché non lo vedete&amp;nbsp;con i vostri occhi, e quindi non ammettete&amp;nbsp;ripensamenti su di lui. In altre parole, si vuole&amp;nbsp;evidenziare il fatto che i Giudei e i fariseihanno scelto deliberatamente, coscientemente,&amp;nbsp;di nonconoscere Gesù, di non avere nulla a che spartire con “Colui che viene”. Èchiaro, allora, che qualunque cosa Lui successivamente&amp;nbsp;faccia o dica – e lastoria lo confermerà – non riuscirà in alcun modo a cambiare la loro decisione.Chi non vuol credere non crederà. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Giovanni Battista può urlare, scuotere, gridare,strattonare: ma non servirà. Se nella nostra testa abbiamo deciso a priori&amp;nbsp;che una cosa non ciinteressa, niente e nessuno potrà mai farci cambiare idea. Se abbiamo deciso che l'idea di Dio èininfluente per&amp;nbsp;la nostra vita, un accessorio senza alcuna importanza, nessuna predicazione cipotrà&amp;nbsp;convertire, nessun grido profetico&amp;nbsp;potrà mai&amp;nbsp;scalfirci. Se abbiamo deciso di non&amp;nbsp;metterci in gioco, non impareremo mai nulla dalla vita, perché una vita così nonavrà mai nulla&amp;nbsp;da insegnarci. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Trebuchet MS;"&gt;Una situazione&amp;nbsp;che&amp;nbsp;è stata determinante soprattutto nel calo verticale subito dalla religiosità dei cristiani di oggi. Molti osservatori non condividono tale analisi; anzi la contestano, e fanno&amp;nbsp;notare come,&amp;nbsp;per esempio, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;la notte e il giorno di Natale&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;le chiese siano sempre piene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non facciamoci illusioni, fratelli:&amp;nbsp;le chiese saranno anche piene a Natale, ma in tutte le altre occasioni?&amp;nbsp;Se potessimo&amp;nbsp;leggere nel cuore di tanti di questi fedeli&amp;nbsp;"occasionali",&amp;nbsp;se potessimo fotografare il&amp;nbsp;segreto del loro cuore, rimarremmo molto delusi: “Ma che ci sto a fare qui? Speriamo finisca presto; è tempo perso,&amp;nbsp;non miinteressa; mi son lasciato coinvolgere dai figli, dalla moglie, giusto per farli contenti,&amp;nbsp;ma a me questa storiella sdolcinata del&amp;nbsp;Dio bambino, mi fa solo sorridere; e poi, io non so cosa farmene di Dio; a cosa mi&amp;nbsp;servirebbe? Forse&amp;nbsp;viene Lui a risolvere i miei problemi per arrivare a fine mese?”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Fratelli miei, se l'uomo si ostina a non credere, a non volersi&amp;nbsp;convertire, a non voler cambiare, statene certi, non lo farebbe neppurese Dio decidesse di tornare ancora&amp;nbsp;lui su questa terra! Noncrederebbe neppure se vedesse Dio faccia a faccia; neppure se Dio facesse chissà quali e quanti&amp;nbsp;miracoli! Purtroppo, c&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;hi hadeciso di non credere, di non conoscere Dio, non crederà e non lo conoscerà. Nonc’è niente da fare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Voi mi direte che arrivare a tali conclusioni è semplicemente&amp;nbsp;frutto di una mente pessimistica, contorta, maliziosa. Sono casi limite, inverosimili. E invece n&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;o, fratelli: sono anzi&amp;nbsp;situazioni molto&amp;nbsp;frequenti, tant'è che il Vangelo le chiama &lt;em&gt;peccato contro lo Spirito Santo;&lt;/em&gt; l’unico peccato umano imperdonabile, perché è una strafottente e insensata negazione dell'amore di Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco,fratelli miei: quest’anno preghiamo per questi nostri fratelli, tanti o pochi che siano;&amp;nbsp;laLuce del Natale rischiari finalmente le&amp;nbsp;fitte tenebre del loro cuore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E noi? Anche quest’anno Dio busseràal nostro cuore. Vuole ancora una volta ri-nascere dentro di noi. Gli apriremo il nostro cuore?&amp;nbsp;Loriconosceremo? Gli crederemo? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Fermiamoci un istante per tempo, e pensiamoci. Seriamente.Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-4969578206341511167?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/4969578206341511167/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=4969578206341511167' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/4969578206341511167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/4969578206341511167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/11/11-dicembre-2011-iii-domenica-di.html' title='11 Dicembre 2011 – III Domenica di Avvento'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-vhVWOKIJ5bw/TtZ6HXL7gLI/AAAAAAAACXI/VLlPhTBWpPI/s72-c/avvB3-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-7557229405188139985</id><published>2011-11-30T16:10:00.001+01:00</published><updated>2011-12-13T17:43:52.414+01:00</updated><title type='text'>4 Dicembre 2011 – II Domenica di Avvento – Anno B</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Pfj_rh6YT-g/TtZIUKvRElI/AAAAAAAACWY/6hTa-7LKXj4/s1600/imagesCAVRKVG0.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-Pfj_rh6YT-g/TtZIUKvRElI/AAAAAAAACWY/6hTa-7LKXj4/s200/imagesCAVRKVG0.jpg" width="187" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Ecco, dinanzi a te io mando ilmio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, vi fu Giovanni, chebattezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdonodei peccati».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Oggiil vangelo si concentra sulla figura di Giovanni Battista, il cui compito è quellodi preparare la strada alla venuta del Signore. Marco ci offre un GiovanniBattista singolare, vestito secondo l’usanza di quei profeti che esercitavanola loro missione ai margini delle città, predicando conversione e penitenza. Ilsuo vestito, come quello di Elia, è fatto di peli di cammello, con una cinturaai fianchi: una tenuta in netto contrasto con le prescrizioni giudaiche dipurezza. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;IlBattista non dà alcun valore al suo aspetto esteriore perché è coerente con sestesso: non ha bisogno né di vestiti, né di maschere sotto cui nascondersi. Certo, vestirsi bene è bello, vestirsi bene è segno di decoro e anche di amore per séstessi, ma quando il vestirsi bene è più importante della persona o il vestirsibene serve a nascondere ciò che siamo dentro, allora è schiavitù. Quegli uominiche sono sempre e solo vestiti bene, a puntino, “perfetti”, in genere sonouomini che si nascondono dietro il vestito. Valorizzano il contenente adiscapito del contenuto. Mia nonna diceva sempre: “Ricordati che un asinovestito da re rimane sempre un asino”. Possiamo quindi metterci addosso tutto quelloche vogliamo, ma il vestito non cambia in alcun modo quello che siamo dentro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;GiovanniBattista è consapevole di ciò: fa quello che deve fare e non guarda in faccianessuno. È un uomo che non si lascia né condizionare né intimorire. Un uomoautonomo. Non segue nessuno e non gli interessa avere seguaci. Ha un modo diversodi concepire le cose: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Convertitevi efatevi battezzare”&lt;/i&gt;. Questo è quello che conta. Punto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non silimita semplicemente a dire: “Fai questa cosa, comportati così, osserva questiprecetti esteriori e poi sarai a posto (come facevano i farisei); ma ha unavisione più ampia delle cose e del comportamento umano. Dice: “Se l’uomo noncambia dentro, nel suo intimo, nella sua anima, tutto il resto è inutile”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quandoc’è un problema, l’importante non è trovare “una” risposta, ma “la” risposta;ciò che conta è avere la visione d’insieme del problema e affrontarlo allaradice. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Noi -&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: JA; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt; soprattutto oggi -&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;abbiamo bisogno divisioni d’insieme, di grandi visioni. Abbiamo bisogno di uomini che sappianocapire con il cuore, oltre che con la mente, qual è il bene vero per l’umanità.Abbiamo bisogno di uomini che ci insegnino a cercare, a perseguire e a lottarenon solo per i nostri diritti ma per i diritti di tutti; non solo per il nostrobene ma per il bene di tutti. Difendere solo i propri diritti si chiamainteresse; difendere i diritti di tutti si chiama giustizia; cercare solo il propriobene si chiama narcisismo, egocentrismo; cercare il bene di tutti si chiamaamore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Oggi però la società ci insegna: “Trovati un bel lavoro e una bellaposizione, pensa a te stesso, e gli altri si arrangino”. È pressochéimpossibile sentirsi dire: “Ama tutti gli uomini, lotta per la giustizia, nonpensare solo a te stesso. Non vedi quante ingiustizie ci sono nel mondo? Fa’qualcosa”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Tantissimi giovani non sanno cosa voglia dire&amp;nbsp;battersi per qualcosa di grande, per dei valoriuniversali, per qualcosa di trascendentale. Sanno sì lottare – quando hanno voglia dilottare - ma solo per la loro carriera, per le loro comodità, per il lorobenessere, per il loro &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;status symbol&lt;/i&gt;.Sono semplicemente degli “idioti”: dove, in greco,&amp;nbsp;il termine “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;idiota&lt;/i&gt;” indica&amp;nbsp;colui che è soltanto concentratosu di sé, che non sa vedere oltre il proprio tornaconto, oltre il propriointeresse, oltre il “se stesso”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Oggila quasi totalità delle persone vivono solo per il denaro, per il sesso, per lagloria, per il successo; è difficile trovare chi vive per la verità, chi vive perseguire la voce di Dio; persone insomma che facciano le cose in nome della propriacoscienza, perché sono convinte che è giusto fare così, fedeli a se stesse e aDio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Convertitevi e fatevibattezzare”&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt; cigrida Giovanni. “Convertirsi” vuol dire&amp;nbsp;uscire appunto dal proprioegocentrismo, dal proprio infantilismo. Sì, perché siamo peggio dei bambini:avete presente? Il bambino rivendica tutto per sé; dice di ogni cosa: “È mio”.Tutto il mondo deve girare intorno a lui. Non esiste nient’altro che lui. Igiocattoli sono tutti suoi. Il cibo è tutto suo. Tutti devono vivere infunzione sua. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“convertirsi”significa diventare adulti, rendersi conto cioè che c’è un mondo più grande,più ampio, più vasto, che va oltre il nostro ridottissimo orizzonte. È accorgersiche non ci siamo solo noi al&amp;nbsp;mondo. “Convertirsi” vuol dire appunto aprirsia questo mondo, perché noi non siamo il mondo, ne facciamo solo parte; vuol dire anche combattere contro questo mondo, quando vuole imporsi con le sue discriminazioni. È capire che dobbiamo concorrere attivamente ad aiutare gli altri abitanti di questo mondo, perché sono&amp;nbsp;nostri fratelli, anch'essi affamati di amore e di libertà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Giovanniè l’icona della libertà, dell’uomo libero; non ha paura di stare da solo, di essere rifiutato,di non essere accettato. È un uomo autentico, vero, autonomo, uno che ha unastrada davanti a sé e la percorre, senza esitazioni. Non gli interessa cosadiranno gli altri o se si attirerà le ire dei potenti (come Erode). Lui èportatore di un messaggio; ha un compito ben preciso: quello di essere &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“voce di uno che grida nel deserto”&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Egli sabene che, nonostante siano in molti (tra cui Gesù) quelli che si fanno battezzare,la sua predicazione non avrà molto seguito, sarà disattesa, trascurata dai più;egli sa perfettamente di predicare&amp;nbsp;“nel deserto”: e chi losente nel deserto? Chi può aderire al suo invito? Nessuno! Ciò nonostante egli nonha l’ansia dei risultati: “La gente non viene più in chiesa! Nessuno ascoltapiù! Ognuno si fa i fattacci suoi! Non è più come una volta! Che sto a farequi? Perdo il mio tempo; non c’è più nessuno che voglia saperne di Dio!”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Egliconosce i suoi limiti, che&amp;nbsp;per lui non sono un problema. A lui importa svolgerea puntino, nel migliore dei modi, quello che è il suo compito, la sua missione,la sua “chiamata”: i frutti non dipendono da Lui: sarà un Altro cheraccoglierà. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ancheper questo non ha molti riguardi: egli è un padre che sferza, che va giùdritto sapendo di far bene, un padre che lascia il segno, che ferisce inprofondità: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Raddrizzate i vostrisentieri, convertitevi, fatevi battezzare”&lt;/i&gt;. Cioè: “Svegliatevi una buonavolta, non vedete che vi state prendendo in giro da soli? Vi state ingannando,state mentendo a voi stessi; siete degli “idioti”, state vivendo una vita completamentefalsa! Cambiate, rinnovatevi!”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Paroledure le sue, parole che scuotono gli ascoltatori di sempre: è un po’ come mollare loro dei sonori ceffoni. Ma ciònon significa che Giovanni Battista non ami i suoi discepoli: egli li “ama inmaniera dura”: li provoca, li ferisce, mette ciascuno davanti alla propriaverità; li costringe a prendersi le loro responsabilità; li avvisa che se non voglionocrescere, se non vogliono capire, si tagliano fuori da soli, rimangono lì, sonofuori. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Esattamenteil contrario di quanto fa il mondo di oggi; la nostra società è falsamentebuonista. È permissiva. È ipocrita, ingannatrice. Noi oggi abbiamo bisogno piùche mai di tanti Giovanni Battista, di padri veri che ci mettano, senza tantifronzoli, di fronte alle nostre responsabilità e che ci costringano ascegliere, a crescere, ad accettare le conseguenze del nostro vivere. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sì,fratelli, perché la vita è nelle nostre mani e nelle nostre scelte. Smettiamoladunque di fare le vittime, gli incompresi, gli offesi! Diventiamo finalmenteresponsabili di noi stessi. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Raddrizza latua vita e convertiti”&lt;/i&gt;: che vuol dire: “Rischia una buona volta!”. Rischia questatua vita insignificante; osala, giocala, insegui un sogno, persegui un ideale,credi con tutto il cuore a qualcosa di grande. Rischiare vuol dire “trascendersi”,andare oltre noi stessi, non accettare di essere solo “quel che siamo”, sapendo bene&amp;nbsp;che possiamo essere di più. Molto di più. “Convertirsi”, allora, vuoldire anche “rischiare”: Vuol dire lasciare qualcosa di certo, di acquisito, qualcosa che conosciamo, per andare versoqualcosa di nuovo, che non conosciamo, che va oltre la nostra esperienza. A noi invecepiace vivere in una botte di ferro! Ci piace non correre&amp;nbsp;rischi. Nonavere imprevisti. La nostra&amp;nbsp;società moderna si regge su grandi dispensatori dicertezze: sullo stipendio fisso, sulla pensione, sulla previdenza, sulle assicurazioni,sugli allarmi che ci proteggono, sulle droghe e sui psicofarmaci che ci dannola felicità. Istituzioni, partiti, associazioni, media, tutti tentano di vendercisicurezze, garanzie, certezze. Ma la vita non è così; quantomeno la vita dell’anima.La “nostra” vita, quella che Dio ci ha dato in gestione, è ben altra cosa:dobbiamo perciò rompere con questa mentalità, dobbiamo fare un taglio netto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Se il bambino non avesse il coraggio di lasciare le sue sicurezze di bambino, nondiventerebbe un adolescente; e se l’adolescente non avesse a sua volta ilcoraggio di lasciare le sue sicurezze, non diventerebbe mai un adulto. Così, se noinon tronchiamo con le ideologie del mondo, del perenne “bambino”, se nonabbandoniamo le sue idee, le sue convinzioni, le sue fissazioni, non capiremomai chi siamo realmente, non diventeremo mai noi stessi, non potremo realizzaremai la nostra vita “divina”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Rischiaretutto per Gesù, pertanto, è crearci nuove possibilità, è diventare più forti,diversi, diventare nuovi: è ri-nascere. Allora rischiare vuol dire affrontare iproblemi che contano; vuol dire mettersi in discussione e vedere i punti divista del fratello, dell’altro; vuol dire fare una cosa che non abbiamo maifatta; una che abbiamo paura di fare; prendere noi l’iniziativa, correre ilpericolo di essere ridicolizzati dal mondo, di essere rifiutati o esclusi. Noidobbiamo credere: credere in Lui, anche se nessuno ci crede. Tutto questo èrischiare; è andare con fiducia verso la Luce;&amp;nbsp;è andare senza esitazioniverso Colui che&amp;nbsp;sappiamo essere la vera Sapienza, la Fiducia,l’Amore, Dio. Rischiare è provare a vivere senza farsi condizionare eimprigionare dalla paura del mondo. Perché questa paura uccide. Dio invece èVita, è Spirito purificatore. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Giovannil’aveva capito molto bene allora, e questo continua a ripeterci oggi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Io vi ho battezzato con acqua,ma egli vi battezzerà in Spirito Santo»&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È il battesimo del fuoco dell’Amore. Viveresenza lasciarsi dominare dal mondo, impedire che la sua paura ci domini, ci uccida,impostare la nostra esistenza su altri parametri, ecco, questo è il battesimo delfuoco. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilbattesimo d’acqua è rendersi conto, prendere consapevolezza di essere figli diDio. È il sentirsi amati da Lui, è il percepire la nostra dignità, le nostre potenzialità: “Io sonofiglio dell’Altissimo”. Il battesimo d’acqua è sapere ciò che Dio ha fatto pernoi, spontaneamente, senza alcun nostro coinvolgimento. È un dono gratuito. E tuttisiamo stati battezzati nell’acqua.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma ilvero battesimo, fratelli, è quello di fuoco; è, cioè,&amp;nbsp;il modo con cui&amp;nbsp;noi sviluppiamo ilbattesimo d’acqua, è il modo in cui noi viviamo concretamente la nostra vita, se, perdirla secondo il vangelo, ci lasciamo guidare e penetrare dallo Spirito. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilbattesimo di fuoco, è il battesimo dello Spirito, è diventare “altri”, è farcrescere in noi quel progetto iniziale con cui la bontà di Dio ci ha segnaticon il battesimo d’acqua. Dobbiamo diventare noi quel progetto, dobbiamosvilupparlo, completarlo, meritarlo. Non un dono, ma un guadagno sudato. È la nostratrasformazione. È raggiungere l’Amore, purificarci con il suo fuoco, togliercile impurità (&lt;em&gt;pur&lt;/em&gt;, in greco = fuoco); è partorirci tra fatiche, pianti, lotte edolore; è insomma diventare a tutti gli effetti, meritatamente, quelli che eravamogià, figli di Dio; ma&amp;nbsp;questa volta&amp;nbsp;diventandolo di nostro, volendolo a tutti i costi, contro tutto e contro tutti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;AncheGesù, dopo il suo battesimo d’acqua, avrà il suo battesimo di fuoco, neldeserto. Dovrà confrontarsi anch’Egli con il demonio, con la possibilità dirinunciare alla sua missione, di abdicare a ciò che era: il Figlio di Dio. Ed èproprio per diventare se stesso, che dovette diventare fino in fondo ciò che era: ilFiglio di Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Battesimodi fuoco è dunque far crescere in noi il Figlio dell’Uomo, è dare spazio(convertirsi, diventare nuovi) al Dio che è già in noi. È di fuoco, questobattesimo, perché “ci brucia”, ci saggia, ci prova, ci purifica, ci riscalda, ciillumina, ci appassiona, ci prende l’anima. È di fuoco perché è l’incontro conDio, sono le nozze con Lui, è la percezione della nostra missione, è illasciarsi condurre e trasformare da Lui:&amp;nbsp;“Fidati dime e lasciati condurre dove io ti mostrerò. Lascia che io cresca e divenga inte”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Questoè Natale, fratelli: far nascere,&amp;nbsp;far crescere il Figlio di Dio dentro di noi.Dio nasce; la sua parte la fa sempre; continuamente e puntualmente. Ma noi, noii suoi prescelti, gli permettiamo di crescere? Noi, la facciamo la nostra parte?Dio, di suo, nasce in tutti. Nasce, per esempio, in Erode ma non trova in lui possibilitàdi crescita perché è un uomo schiavo del potere e del piacere. Dio nasce in Giuda Iscariota, ma anche qui nonha spazio per svilupparsi, per crescere, perché Giuda è imprigionato dallapaura, e dall’avidità. Dio nasce in Pilato ma anche in lui non può crescereperché stritolato dalle sue manie di grandezza e di potere. Dio nasce nelgiovane ricco, senza trovare neppure in lui possibilità di crescita, perché questagli avrebbe comportato un radicale cambiamento di vita, lasciare le amicizie, imodi di pensare, di agire. Dio nasce nel fariseo ma anche in lui non puòsvilupparsi perché troppo preoccupato di non perdere la faccia davanti aglialtri, di fare brutta figura, di non risultare gradito o di essere escluso. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dionasce proprio in tutti: ma sono pochi quelli che sono disposti a riceverlo e aconsentirgli di crescere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ebbenefratelli: anche quest’anno Dio continua a nascere nel nostro cuore. Puntualmente comesempre. Gli faremo anche noi problema per svilupparsi? Lo soffocheremo ancora con la nostra indifferenza? Lo abortiremo con il nostro egoismo?Oppure in questo Natale, riusciremo finalmente a cambiare qualcosa di essenziale nella nostravita? Coraggio, fratelli, guardiamoci bene dentro il cuore, dentro l’anima: sicuramenteabbiamo ancora spazio per Gesù, per quello che di nuovo egli intende portarci.Non occupiamolo questo spazio, non sprechiamolo anche questa volta, nonsoffochiamolo, caricandolo di superfluo, di indifferenza, di ingratitudine. Prepariamocidunque con grande cura e per tempo a questo importantissimo evento. Anzi, pensiamoci già da oggi. Da subito. Amen. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-7557229405188139985?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/7557229405188139985/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=7557229405188139985' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/7557229405188139985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/7557229405188139985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/11/4-dicembre-2011-ii-domenica-di-avvento.html' title='4 Dicembre 2011 – II Domenica di Avvento – Anno B'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Pfj_rh6YT-g/TtZIUKvRElI/AAAAAAAACWY/6hTa-7LKXj4/s72-c/imagesCAVRKVG0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-9193277697647425712</id><published>2011-11-25T12:59:00.001+01:00</published><updated>2011-11-25T17:04:28.539+01:00</updated><title type='text'>27 Novembre 2011 – I Domenica di Avvento - B</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-IcBKJ6Dg6sA/Ts-Dz5LQ8XI/AAAAAAAACWQ/R3QS0niN8RE/s1600/2459312970.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-IcBKJ6Dg6sA/Ts-Dz5LQ8XI/AAAAAAAACWQ/R3QS0niN8RE/s200/2459312970.jpg" width="158" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Fate attenzione, vegliate,perché non sapete quando è il momento…».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Diovuole incontrarsi con l’uomo. È il motivo chiave di queste domeniche cheprecedono il Natale, e che fa da filo conduttore per tutto il periodo d’Avvento.“&lt;em&gt;Avvento&lt;/em&gt;” deriva infatti dal latino “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;ad-venio&lt;/i&gt;”che letteralmente significa: “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Ti vengoincontro&lt;/i&gt;”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilvangelo di questa prima domenica, ci vuol ricordare appunto la “venuta” diGesù: non tanto quella storica, verificatasi oltre duemila anni fa in quel diBetlemme, e neppure quella finale, la “parusia”; ma quella privata, la venuta personale, quella che farà perciascuno di noi, quando deciderà di prelevarci da questo mondo. È la venuta&amp;nbsp;chedecreterà il nostro passaggio da questa vita a quella eterna, cui nessuno puòsottrarsi, e che ci viene presentata oggi come il “ritorno del padrone”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Unritorno assolutamente certo, di cui però ignoriamo sia la data che l’ora. Èquesta incertezza, quindi, che ci impone una costante preparazione: dobbiamo cioèessere sempre pronti ad accogliere il ritorno di Gesù, in qualunque momentodella nostra vita. Non possiamo correre il rischio di farci sorprendere impreparati,di farci cogliere di sorpresa: anche se qualunque evento della nostra vita, indipendentedalla nostra volontà, implica sempre una qualche “sorpresa”. Tutto ciò che civiene incontro d’improvviso, anche se pensato e aspettato, non è mai come noi celo siamo immaginato, pianificato. Ha sempre qualche margine di imprevedibilità checi sfugge, che va oltre. Bene: la venuta di Dio per noi, quella che stabiliscela nostra “fine”, non deve assolutamente essere un finale a “sorpresa!”. Richiedetassativamente del “nostro”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Questo“&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;ad-venio&lt;/i&gt;”, questo “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;ti vengo incontro&lt;/i&gt;” non si riferisce pertantoalla sola disponibilità di Gesù: anche noi siamo invitati, siamo sollecitati amuoverci nella sua direzione, a preparare il nostro cammino per raggiungerloall’appuntamento finale. E come? Dobbiamo prima di tutto attutire l’effetto“sorpresa”: non possiamo cioè pretendere di essere gli unici artefici delnostro futuro, del nostro domani; dobbiamo permettere che ci sia anche Dio ad occuparsidella nostra vita, dobbiamo lasciargli volutamente un po’ di spazio, perché siaLui a condurci, a suggerirci i comportamenti idonei. Inutile quindi voler pianificaread ogni costo l’ignoto, finendo magari per impegnare il nostro tempo, la nostravolontà, le nostre facoltà, in cose superflue, inutili, transitorie,trascurando di proposito quelle importanti, quelle essenziali, quelle legate appuntoalla imponderabilità e all’effetto sorpresa della sua venuta. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;La nostravita cristiana deve essere sì un’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;av-ventura&lt;/i&gt;:un cammino verso qualcuno che non conosciamo: ma deve essere anche un &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;andare incontro&lt;/i&gt; prudente, ragionato, ponderato;dobbiamo arrivare assolutamente preparati a questo “rendez vous” finale, aquesto “summit” riservatissimo e segretissimo tra Lui e noi. Io e Lui, faccia afaccia, completamente soli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Èdifficile, fratelli, pensare a queste cose. È innaturale: chiudere la nostraesistenza, troncare improvvisamente la nostra vita, abbandonare i nostriaffetti, i nostri cari, rinunciare al compimento di tutti i nostri progetti, prospettarcinella mente l’istante ultimo in cui, volenti o nolenti, saremo costretti apassare definitivamente la mano. È impensabile. È questo il motivo per cuimolte persone non pensano mai a questo momento, preferiscono non approfondire laloro ricerca interiore: rimangono sempre a livelli superficiali: “E se poi scoprodi aver vissuto a vuoto, di non aver concluso granché, di dover per questo cambiareradicalmente vita, di dover rinunciare ai piaceri che allietano i miei giorni?”.Troppa fatica; non vogliono sorprese, vogliono soltanto certezze, soltanto le “loro”certezze: e non si accorgono che finiranno col dover affrontare solo “sorprese”!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Comedeve essere allora la nostra “attesa”? Ce lo insegna il Vangelo: deve essere vigile;un’attesa paziente; un’attesa proficua, mirata, cosciente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Delresto tutti gli avvenimenti di questo mondo hanno un tempo di attesa, digerminazione, di incubazione, di fermentazione. Prima del loro tempo le cosenon nascono: per fare un figlio ci vogliono nove mesi; prima che arrivi laprimavera, dobbiamo passare attraverso il freddo e il niente dell’inverno; perchéarrivi la luce del giorno, ci vuole prima il buio della notte. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’attesaè il tempo in cui noi lavoriamo, ci diamo da fare, operiamo; indipendentementedal fatto che tutto sembri fermo, che niente sembri nascere o crescere: “Perchémai dobbiamo insistere così a vuoto, senza poter cogliere risultati immediatied evidenti?”; ma è nell’attesa che capiremo come insistendo su di unaquestione, perseverando, non solo la risolveremo, ma ci trasformeremo, impareremoa vivere, ad essere diversi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lagente invece si stanca subito: vuole risultati, vuole successi immediati, vuoletraguardi facili. Quando stanno per iniziare un cammino spirituale,immancabilmente dicono: “Ci vuole troppo tempo, è tutto troppo incerto, irisultati non sono sicuri”. E non capiscono che bisogna invece lavorare alungo, impegnarsi molto, anche se sembra che non succeda proprio nulla. Ilcammino spirituale è un cammino in cui effettivamente non succede mai niente disensazionale, di strepitoso, di eclatante; ma con pazienza, senza chiasso, quasiper miracolo, improvvisamente qualcosa si muove, qualcosa di nuovo s’innesca nellanostra vita e pian piano tutto cambia radicalmente. Non è un miracolo fratelli:è solo il frutto di un lungo, silenzioso e costante lavoro, di una umile eoperosa fiducia in Lui, nell’aver vissuto proficuamente il suo “avvento”. Perchél’attesa è tenacia: è rimanere ancorati nella certezza che la Sua semente è lamigliore, che il calore del Suo amore è decisivo per la nascita e lo sviluppo,e che il frutto arriverà sicuramente, in ogni caso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È laperseveranza, fratelli, che fa la differenza. Una virtù oggi molto trascurata,obsoleta, di altri tempi. Oggi le mode cambiano e noi con esse. Oggi tutto è indivenire, cangiante; se Gesù è “fermo” a duemila anni fa, che possiamo farci? Siadatti anche Lui ai tempi, La Parola ci segua: si allinei anch’essa con lenostre esigenze, si metta al nostro passo, e noi la seguiremo. Illusi! Pensiamodi cambiare il mondo? È il mondo che cambia noi, fratelli, questa è la verità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Continuiamoinvece a lavorare in silenzio, ad arare, a girare la terra, a concimare, atogliere i sassi: e un giorno vedremo finalmente fiorire qualcosa. La vita ètempo di attesa, è il tempo in cui dobbiamo prepararci ad accogliere Colui che verrà.Prepariamoci con cura, lasciamoci forgiare dalla sua Parola, aspettiamo: perchéè nell’attesa che la nostra mente, le nostre capacità, le nostre forze siformano, si preparano alla Sua venuta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilvangelo di oggi ci ripete proprio questo. Dobbiamo vegliare, aspettare in piediil ritorno del padrone. L’invito è chiaro per tutti: ognuno deve rimanerevigile, sveglio, non deve prendere sonno. Perché questo è il grande pericolodella vita: prendere sonno, vegetare, sopravvivere. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Siipresente con la mente, non lasciarla incustodita, non essere altrove. Prega e cantainsieme agli altri”, raccomandava l’anziano Maestro a noi piccoli “monaci”adolescenti, per combattere il sonno, grande nemico della preghiera notturna. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Èl’invito che tutti dobbiamo accogliere: Preghiamo, rimaniamo svegli, desti, apriamoil nostro cuore a Dio; innalziamo i nostri lamenti, i nostri inni, la nostrarabbia e il nostro stupore a Lui. Facciamolo con la pienezza dell’anima e contutta la forza del nostro cuore. È così che vivremo l’avvento della nostra vita,è così che veglieremo l’arrivo del padrone. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non rimaniamoassenti a noi stessi: quando guardiamo, osserviamo bene, entriamo in ciò chevediamo, emozioniamoci, lasciamoci toccare da ciò che vediamo. E quando ascoltiamo,apriamo le orecchie, prestiamo attenzione; e quando piangiamo, piangiamoveramente. Siamo noi stessi in ogni istante, sempre lì, presenti dove siamo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lodico anche a te, che in questo momento stai leggendo queste sempliciconsiderazioni; rimani qui! Non scappare. Non correre via. Vivi, assapora,senti questo momento, anche se lo ritieni poca cosa. Capita a tutti di esserematerialmente presenti in un posto, ma con la mente, con i pensieri, stare già altrove.È normale, fratelli: ma,e se Dio ci aspettasse proprio qui, in queste righe? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Prendiamoi nostri tempi, le nostre pause di riflessione. Non assecondiamo la nostra mente,che è in continuo movimento, che ci porta sempre in altri posti, in altripensieri, in altri luoghi, in altri problemi. È sempre altrove. E se noi laseguiamo continuamente, in altre realtà, in altri mondi, in quale mondo finiremoa vivere noi? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Rimaniamovivi, fratelli. Che non ci succeda di dormire nella vita, di “tirare avanti”,di vegetare. Che non ci succeda che il cuore batta soltanto perché è un muscoloo che la bocca si apra solo perché dobbiamo mangiare. Una vita da morti non sipuò chiamare vita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’invitodel vangelo è forte: “Vegliate”, “state in guardia”. Fate come le sentinelle oi guardiani che prevengono possibili intrusioni. Nella vita normale, siamopieni di allarmi, siamo circondati da telecamere, circondati da custodi, stiamoin allerta su tutto e su tutti; possibile che ci lasciamo sorprendere propriosulle cose dell’anima? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Cerchiamodi approfondire anche altri significati di quel “vegliate”, ripetuto con tantainsistenza dal Vangelo odierno:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;1. “Stai attendo a quando Luipassa”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Vegliarenon vuol dire smettere di lavorare, far finta di niente, tirare avanti aspettandoche “qualcosa succeda”: se non facciamo niente, non succederà mai niente;vegliare vuol dire cogliere oggi, nel presente, la voce dell’anima che cichiama. Vegliare vuol dire non poltrire, non sonnecchiare. Quando Dio, quando laVita passa, bisogna seguirla. Quando la Vita chiama bisogna rispondere, bisognaandare, costi quel che costi, anche se si ha paura, anche se non si capisce,anche se sembra strano, anche se non siamo d’accordo. Venne un Dio bambino: e moltidissero: “Dio non è lui, non è qui! Tutto questo non c’entra con Lui”. E lorifiutarono. E si misero “fuori”. Persero l’occasione di riconoscerlo al suopassaggio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;2. “Stai attento a quello chefai passare dentro di te”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Cosaentra nel nostro cuore? Cosa entra nella nostra anima? Quando andiamo alsupermercato per la spesa, stiamo molto attenti al costo del prodotto, alla suaorigine, da chi è fatto, dove è confezionato, agli ingredienti, alla scadenza….Bene: facciamo un sacco di controlli per quello che è destinato ad entrare nel nostrocorpo, e poi non facciamo niente per quello che entra nella nostra anima! Nonlasciamoci fuorviare; come un buon guardiano della casa, osserviamo attentamenteche tipo di pensieri vogliono introdursi nella nostra anima, nel nostro cuore:perché i buoni pensieri ci rendono buoni, mentre quelli cattivi ci rendonomalvagi; come siamo dentro, fratelli, così siamo fuori. Cattivi dentro, cattivifuori. Custodiamo attentamente i nostri “ingressi”: occhi, orecchi, naso,bocca, tatto ecc.! Non comportiamoci da incoscienti. Azioniamo i nostri“buttafuori”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Spessoi pensieri più velenosi, si affacciano travestiti da buone ispirazioni: dobbiamofare molta attenzione, fratelli, perché se imprudentemente lasciamo loro spazio,rischiamo di ammorbare completamente la nostra anima. Lo stesso vale anche perle persone, per le amicizie. A volte capita di affidarci a personeapparentemente amabili, disponibili e generose, che poi si rivelanocompletamente l’opposto: persone che finiscono per essere sempre e soltantonegative, logorroiche, che criticano e sparlano continuamente di tutto e di tutti.Che facciamo? Beh, siamo noi i padroni, siamo noi che dobbiamo avere la massimaprudenza nel consentire l’ingresso di chicchessia nell’intimo della nostra casa.Siamo noi che dobbiamo scegliere con oculatezza chi far entrare e chi lasciarefuori; soprattutto siamo noi che dobbiamo sbattere fuori chi si è introdottocon l’inganno. Siamo obbligati a farlo, per il nostro bene. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;3. “Stai a contatto con larealtà”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non cederealle illusioni. Non volerti lanciare in voli pindarici; conosciamo tutti cosaci aspetta poi. Non contrabbandiamo per misticismo semplici devozioni a sfondo maniacale,ripetitive e ossessionanti. Il mistico non è uno sprovveduto, con la testa trale nuvole, un maniaco che vuol farsi accreditare visioni soprannaturali, catalessicelestiali, soprattutto in presenza di testimoni; il mistico è uno moltoconcreto, uno che è molto “vigile”, uno che conosce bene con chi ha a che fare;è uno che non dorme sulle cose, che non si inganna sulle motivazioni del suoagire; uno che ama perdutamente, conoscendo bene il destinatario del suo amore;uno che vede le cose che lo riguardano esattamente come sono, con tutti i lorolimiti e difetti, uno insomma che ha i piedi ben piantati per terra. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nonilludiamoci dicendo: “Ma col tempo le cose cambieranno”. In genere il tempopassa e le cose restano come sono! Il tempo da solo non cambia nulla, scorresoltanto. “Quando sarò più libero, allora mi dedicherò a Dio”: sono parolesenza senso; non c’è bisogno di essere liberi da nulla per amare Dio; servesolo volerlo incontrare, volerlo vedere, saperlo riconoscere nel prossimo,assaporarlo, viverlo nel presente. Se non lo amiamo oggi, come pensiamo difarlo domani? Non cambierà nulla, fratelli. Sono solo fantasie e stupidi alibiper giustificare il nostro non far nulla. Soprattutto non illudiamoci: non lasciamocicullare dalle mille illusioni del nostro vivere da mediocri. A volte ci illudiamopensando che l’amore basti, che con l’amore si vada dappertutto. No, non basta;se non c’è convinzione, se non c’è la volontà di cambiare, di mettersi indiscussione, di evolvere, di migliorare, di essere sempre più onesti e sincericon noi stessi e con gli altri, anche con l’amore più grande siamo destinati afare ben poca strada. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Altraillusione è quella di pensare di non essere poi così tanto cattivi, di essere quantomenomigliori di tanti altri, di essere tutto sommato dei buoni, di essere dei “quasia posto”, bisognosi al più di qualche ritocchino ogni tanto! Facciamoattenzione, fratelli miei, non dimentichiamo che Gesù, con questi “quasiperfetti”, ebbe i suoi problemi più grossi. Fu ucciso proprio dalle persone chepensavano di essere buone, brave, senza problemi e tanto religiose. No,fratelli: non creiamoci ansie inutili, tranquilli: non siamo assolutamente miglioridi nessun altro. Convincersi di esserlo, è soltanto superbia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Evitiamoanche di illuderci pensando che per non avere problemi, sia sufficiente non considerarli,non farci caso; tanto, come vengono, così se ne vanno: “chiodo schiaccia chiodo”! Nientedi più falso, fratelli: chiodo più chiodo, fanno due chiodi con due buchi distintiche non scacciano un bel niente! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Altraillusione: siamo convinti di fare molta strada soltanto perché ci agitiamomolto, perché siamo sempre in movimento. Ma anche chi sta per annegare in maresi agita tanto, si sbraccia, ma ciò non gli basta per stare a galla, permettersi in salvo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sonosolo alcune delle tante illusioni che cercano di sedurci, fratelli: sono inutilitentativi di aggrapparci, per non cadere, a qualcosa che non c’è, che nonesiste che, anche se ci fosse, non può tenere, perché non ha&amp;nbsp;consistenza alcuna.La più grande illusione è rifiutarsi di vedere ciò che invece è necessario vedere, perché se non guardiamo tutta la nostra bella costruzione prima o poi crollerà (illusione, da &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;ludere&lt;/i&gt;, giocare, divertirsi: il belgioco è finito) &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quandoero giovane studente, mi capitava di incrociare spesso, anche nello stessogiorno, un monaco molto anziano e sofferente, che invariabilmente ricambiava ilmio saluto sussurrandomi: “Sta’ in campana, Mario!”. Nient’altro. Solo queste parole. Una “perla” dellasua saggezza, con la quale evidentemente voleva mettermi in guardia dalle illusionigiovanili: “Svegliati, non dormire, stai attento, apri gli occhi!”. Una raccomandazione che ancora oggi mi risuona severa nella mente.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Echiudo con una storiella che può far sorridere ma che è anche molto indicativasu come anche noi a volte rischiamo di comportarci. «Si incontrano due tipi:“Henry, come sei cambiato! Eri tanto alto, e adesso sei così basso! Eri cosìrobusto, e ora sei magrissimo! Eri tanto biondo, e ora sei castano. Cosa ti èsuccesso, Henry?”. E l’altro: “Non sono Henry, sono John!”. “Oddio, hai cambiatoanche il nome!”». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Fratelli miei, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Bene:il vangelo di oggi ripete anche a noi: “Sta’ in campana”. Sì, fratelli: stiamotutti in campana, in ogni momento; apriamo bene gli occhi, perché non succeda che Colui che viene all’improvviso&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“non ci trovi addormentati”&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Gesù,fammi parlare sempre come se fosse l’ultima parola che dico. Fammi agire semprecome se fosse l’ultima azione che faccio. Fammi soffrire sempre come se fossel’ultima sofferenza che ho da offrirti. Fammi pregare sempre come se fossel’ultima possibilità, che ho qui in terra, di parlare con te». Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-9193277697647425712?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/9193277697647425712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=9193277697647425712' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/9193277697647425712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/9193277697647425712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/11/27-novembre-2011-i-domenica-di-avvento.html' title='27 Novembre 2011 – I Domenica di Avvento - B'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-IcBKJ6Dg6sA/Ts-Dz5LQ8XI/AAAAAAAACWQ/R3QS0niN8RE/s72-c/2459312970.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-435633722714299312</id><published>2011-11-18T18:40:00.001+01:00</published><updated>2011-11-19T20:35:39.597+01:00</updated><title type='text'>20 Novembre 2011 – Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’universo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-f3AnIbUq7SQ/TsaZ102VxMI/AAAAAAAACUU/jaJpCKa8GQw/s1600/imagesCASSOUNI.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="185" src="http://3.bp.blogspot.com/-f3AnIbUq7SQ/TsaZ102VxMI/AAAAAAAACUU/jaJpCKa8GQw/s200/imagesCASSOUNI.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Quando il Figlio dell’uomoverrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della suagloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli unidagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecorealla sua destra e le capre alla sinistra».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Con questadomenica si conclude l’anno liturgico. E come meditazione finale, la Chiesa cipropone una visione apocalittica: Gesù Cristo, Re dell’Universo, attorniato daisuoi angeli, che giudica tutti i popoli. È il giudizio universale, quelgiudizio che tutti cerchiamo di minimizzare, di accantonare nella nostra mente,ma che a tutti, inutile negarlo, incute una seria preoccupazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Difronte a tale scenario noi restiamo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;sconcertati ed interdetti. Il climaè cupo, la visione di questo giudice implacabile - come il possente Cristo diMichelangelo della cappella Sistina - fa decisamente paura. Cos’ha a che vederequesta pagina con il Gesù dolce e misericordioso del resto del vangelo? Matteosi è sbagliato? O ci sbagliamo noi continuando a professare un Dio dal volto amorosoe compassionevole?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dueaspetti, quelli di oggi, che solo apparentemente sono in contrasto tra loro. Primadi tutto la qualifica di “Re” attribuita a Cristo: una denominazione altisonantee ieratica che male si adatta anche questa al Gesù, umile e remissivo, Padreinnamorato, Pastore sollecito, che siamo abituati a vedere attraverso la Parola: un Re che entra nella suacittà cavalcando non un nervoso destriero bianco, ma un tranquillo e lentosomaro; un Re che si mette a lavare i piedi dei suoi sudditi; un re chesvalorizza il potere umano, invitando tutti indistintamente a farsi servi deglialtri; un re che invece di dire ai suoi “amatemi”, li esorta con “amatevi gliuni gli altri”; un Re contestato e deriso, un Re sconfitto più di tutti glisconfitti, fragile più di ogni fragilità. Un Re senza trono e senza scettro,appeso nudo ad una croce, un Re che necessita di un cartello per essereidentificato, un Re senza potere se non quello devastante dell’amore. Che c’èdi “regale” in tutto questo?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;C’è poila figura di questo giudice incorruttibile e severo, che siede sul suo tronoper valutare, premiare e condannare: e, guarda caso, lo fa proprio neiconfronti di coloro che Lui stesso ha talmente amato da offrire la propria vitaper loro morendo sulla croce.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ripeto:potrebbe sembrare una contraddizione, ma non lo è: perché la Chiesa, buonaconoscitrice delle necessità dei suoi figli, con questa festa di “Cristo, Redell’universo”, ci vuol ricordare una grande realtà, un valore importantissimo,una verità fondamentale: che Gesù - per noi eletti, noi figli, noi sua Chiesa -rappresenta veramente tutto. Lui è l’essenziale, lo sposo, il testimone delPadre, il nostro intercessore presso Dio, il nostro avvocato. In una parola èil nostro “Re” indiscusso, il nostro Signore e Maestro, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;coluiche dà misura e senso ad ogni nostra esperienza umana, che ci svela il misteronascosto nei secoli.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Dire che Cristo è"sovrano" della nostra vita, significa riconoscere che solo in lui hasenso il nostro percorso di vita e di fede. E, permettetemi, è molto consolante,alla fine dell’anno liturgico, ribadire con forza, tutti insieme, questa nostraconvinzione. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sì,fratelli, perché siamo stati noi che lo abbiamo eletto tale, noi che gliabbiamo detto “sì”; siamo stati noi a volere che fosse Lui a guidare la nostravita di Chiesa e di discepoli, noi a volerlo nostro “unico rappresentante” difronte al mondo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quindi,nessuna contraddizione se oggi la Liturgia ci presenta un “Re amoroso emisericordioso” e insieme un “Re giusto e inflessibile giudice”; un re cheVerifica minuziosamente la bontà delle nostre scelte di vita, la nostracoerenza su quanto gli abbiamo promesso; in una parola, se siamo stati o no all’altezzadel suo amore, donando anche noi amore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù durantela sua vita terrena non ha mai “giudicato”; e non lo farà neppure allora. Dio nongiudica, fratelli, Dio “svela”. Dio cioè farà vedere quello che non abbiamovoluto far vedere, quello che noi ci siamo nascosti, quello che abbiamolasciato appositamente nell’ombra. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Il suo“giudizio”, il giudizio di questo Re misericordioso, consisterà semplicemente nelrendere pubblica, nello svelare la situazione reale di ciascuno, nel portare tuttoa galla, allo scoperto: non ci sarà più alcun angolo buio nel nostro cuore; nulla potràpiù rimanere nascosto nell’ombra. Quel giorno tutto apparirà nel vero senso dellaparola, tutto sarà chiaro, tutto illuminato. E ognuno saprà da solo, senzabisogno di sentenze, se andare alla destra o alla sinistra del Re.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Iltesto di Matteo pone una insistenza quasi puntigliosa su alcuni “bisogni”: fame,sete, essere forestieri, nudi, malati, carcerati; ed è in funzione della loro “soddisfazione”, che noi&amp;nbsp;saremo chiamati a&amp;nbsp;documentare pubblicamente il nostro operato: È chiaro che si tratta di unaprovocazione voluta:&amp;nbsp;sono tutti “bisogni” che implicano “azione”,&amp;nbsp;esigono cioè da parte nostra&amp;nbsp;un amore&amp;nbsp;concreto, attivo, un amore che non si deve fermare alle belle parole; un amore azione, interessamento, preoccupazione, un reale darsi da fare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Cisono milioni di uomini che muoiono di fame ogni anno: conosciamo bene questa realtà,perché ciclicamente viene riproposta all’attenzione del mondo da alcune organizzazioniinternazionali. Ma parliamo, parliamo, e poi nessuno fa nulla: il nostro alibiè che c’è già chi ci deve pensare; e poi noi abbiamo il lavoro, la spesa dafare,&amp;nbsp;mille cose da sbrigare, le pulizie di casa che non finiscono mai, guardare latv, qualche meritato divertimento. Insomma ci sono tante cose per noi ben piùimportanti dei cinquanta milioni di morti di fame. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ancora: unmiliardo di persone bevono acqua non potabile, contraendo ogni genere diinfezione, o ne sono completamente senza. Allucinante al giorno d’oggi. E noi chefacciamo? Anche qui grandi conferenze, grandi parole, grandi convegni. Certo per noi èfacile parlare, con il frigo e la dispensa pieni di bevande, o con l’acquapotabile che scorre in abbondanza quando apriamo il rubinetto di casa. Anzi,guai se per caso dovessero temporaneamente sospenderne l’erogazione: andremmoin mille escandescenze. Ci arrabbieremmo. Per così poco? Dovremmo invece pensare un pò di più&amp;nbsp;a chi non cel’ha mai, a chi muore per la sua mancanza! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Iforestieri sono i vicini, quelli che vivono attorno a noi: sono gli immigrati, quelliche vengono da altre città, quelli che abitano qui per lavoro, quelli che pernecessità hanno abbandonato il loro ambiente, la loro famiglia, quelli che nonhanno amicizie o compagnie. Forestieri sono anche persone che conosciamo, personeanziane, colleghi di lavoro, che per i motivi più disparati non hanno nessunocon cui condividere una gioia, una bella notizia, un dispiacere; non hannonessuno con cui passare qualche ora, andare al cinema, passeggiare, mangiareuna pizza. Piccole cose di una serena&amp;nbsp;convivenza. Ma tanto si sa, noi siamo a posto: noi gli amici li abbiamo già, chepossiamo farci? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;I nudisono quelle persone che nessuno copre, che nessuno difende, che nessuno considera;quelli che sono privi di qualunque conforto umano, che vivono alla deriva, aiquali viene negata la loro dignità di persone: una esagerazione? Nossignori;facciamo un giro per le grandi città, nelle periferie, e ce ne renderemo conto!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Imalati. Quante persone sono malate nel fisico o nell’anima. Per chi è inospedale, nella solitudine, avere qualcuno vicino è come vedere la luce allafine di un tunnel completamente buio. Quando un malato è triste, disperato,quando non intravvede alcuna soluzione possibile, quando si sente infermo anchenell’anima, quando con tutte le forze cerca qualcuno che si interessi a lui, chelo ascolti, che condivida le sue sofferenze, ecco: avere questo qualcunovicino potrebbe essere la sua salvezza. Noi, come ci comportiamo in proposito?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lenostre carceri sono sovraffollate. Ma non è solo questo il dramma. Il dramma èla solitudine, lo squallore di certi ambienti. Il dramma è che il carcere èun’onta dalla quale non ci si riprende più. Il dramma è che nessuno vuole piùil carcerato nel mondo del lavoro, nella società. Il dramma è che se uno nonera un criminale incallito, in carcere impara a diventarlo. Hai voglia astrombazzare di “recupero”: spesso la cura è peggiore del male. Non possiamoproprio far niente in proposito? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco:il “tesario d'esame” è questo: situazioni che esigono tutte un nostrocoinvolgimento. Non grandi cose, ma anche piccole condivisioni, una fraternacomprensione, un piccolo slancio di carità, un sostegno morale… Qualunque cosa, purché non rimanga un piodesiderio. Ripeto: non saremo giudicati sui nostri pii propositi; non saremogiudicati su quello che avremmo voluto fare, se avessimo avuto tempo o possibilità;non saremo giudicati sulle nostre buone intenzioni, ma su ciò che concretamenteabbiamo fatto, su come l’abbiamo fatto, sulla nostra buona volontà. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dopol’esame personale di ciascuno, il testo del Vangelo introduce, come risultato,&amp;nbsp;due possibilità diverse, due destinazioni opposte, in funzione dei singoli&amp;nbsp;comportamenti:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;una per gli eletti, l’altraper i condannati. Uno è invece l'elemento che giustifica questa scelta:&amp;nbsp;una domanda accorata che sgorga da entrambe le schiere: consolante per i primi,tragica e disperata per i secondi: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“QuandoSignore?”&lt;/i&gt;. Già, “quando”? Nessuno se n'era accorto; nessuno aveva capito di aver avuto a che fare non con dei bisognosi, ma con Dio in persona: non ci avevano&amp;nbsp;mai pensato. Sì,fratelli, perché Dio non è visibile a occhio nudo, non è riconoscibile, non è individuabile;è in incognito, è misterioso. E tutti, sia gli eletti che i dannati, lo hannoamato o rifiutato senza rendersene conto: gli uni hanno amato l’uomo&amp;nbsp;e, pur non vedendo in lui&amp;nbsp;Dio, lo hanno comunque amato; gli altri, non amando l’uomo, hanno rifiutato anche Dio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’amoreper Dio, quando si ama il prossimo, è un amore inconsapevole, inconscio. Nessunsanto sapeva di essere santo amando il prossimo. Chi ama Dio non “sa” di amarlo.Se noi amassimo uno sapendo che poi&amp;nbsp;erediteremo le sue ricchezze, è chiaro che lo stiamo usando.Lo stessa cosa succede quando noi amiamo il prossimo per avvicinarci a Dio! Anchein questo caso noi stiamo usando qualcuno. Perché, se noi amiamo il prossimosemplicemente per essere dei cristiani in regola, per sentirci a posto con Dio,perché c’è un comandamento che ce lo impone, scusate, ma che razza di amore èil nostro? Stiamo veramente amando, o stiamo facendo dei progetti per il futuro?L’amore non va mai strumentalizzato; in nessun caso. Neppure per arrivare aDio. Pertanto, e lo ripeto per maggior chiarezza, non “dobbiamo” amare il prossimoper “amare Dio”, perché in questo modo lo facciamo per nostra comodità, peravere un tornaconto, elevato quanto si vuole (Dio), ma pur sempre un tornaconto.Invece il fratello, il prossimo, va amato per se stesso, perché ci entra dentrol’anima, perché il suo volto ci penetra dentro, ci tocca il cuore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;La primapreoccupazione di chi cerca la perfezione, è di sapere se la sua vita è graditao no a Dio, se piace o no a Lui, di sapere se è bravo o no, se ha fatto giustoil suo compitino: non lo saprà mai. “Quando Signore?” Nessuno lo sa: d’altronde,se Dio venisse qui da noi in veste ufficiale, tutti faremmo a gara per aiutarlo,per metterlo a suo agio, per farcelo immediatamente “amico”; vorremmo ovviamenteentrare tutti nelle sue grazie, tra i suoi intimi, perché tutti vorremmo esserepresentati da Lui al Padre, essere considerati bravi figli, bravi discepoli. MaDio non è visibile in questo mondo, fratelli; se lo fosse, amarlo sarebbe moltofacile per tutti; difficile è invece amarlo senza vederlo, amarlo nell’altro, nelprossimo, nello sconosciuto, nell’uomo della porta accanto.&amp;nbsp;DicevaMadre Teresa: “Non so mai se chi dice di amare Dio, lo ami davvero. Ma so chechi ama l’uomo, lo sappia o no, ama Dio”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;C’è dunque una diversa&amp;nbsp;destinazione:quelli a destra, sono i salvati; quelli a sinistra, i dannati. Ma perché mai “destra”e “sinistra”? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ladestra, per gli antichi, è il segno della luce, della ragione, di chi vede lecose e se ne preoccupa. La sinistra, invece, è segno del buio, dell’inconsapevolezza,del non accorgersi, del disinteresse. Ecco, la differenza tra i dueschieramenti è proprio qui: c’è chi si lascia toccare, colpire, segnare da chiincontra, c’è chi gli parla, chi si immedesima con lui, e chi, invece, alza unabarriera, si protegge, si schernisce, si difende. La differenza quindi è trachi “sente” la vita dell’altro e vi partecipa con la sua, e chi al contrario nerimane fuori, non entra, non si lascia coinvolgere, non si lascia toccare daciò che l’altro vive; rimane insensibile, indifferente, schermato, menefreghista.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;C’èuna parola moderna che stabilisce bene ciò che differenzia le due schiere: è l’“empatia”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Empatia&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt; vuol dire infatti &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;entrare dentro&lt;/i&gt;, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;sentire dentro&lt;/i&gt;; percepire, cioè, quello che anche l’altropercepisce. Viene dalla parola greca &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“patos”&lt;/i&gt;- che vuol dire &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;sentire, patire&lt;/i&gt;,e indica un sentimento forte e profondo, simile alla sofferenza - e dalladesinenza &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“in”&lt;/i&gt; che vuol dire &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;dentro&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’empatiaè dunque la capacità di lasciarsi toccare dalle persone. Noi piangiamo confacilità davanti alle scene commoventi di un film, ci identifichiamo con i nostricampioni sportivi ed esultiamo con essi per la vittoria. Ma ci risultadifficile “sentire” cosa l’altro sente, “vivere” quel che l’altro vive; non riusciamoa percepire il suo dolore, la sua sofferenza, l’intensità delle sue parole edei suoi gesti. Non siamo in sintonia con lui, gli siamo fuori e lui non ci èdentro. In questo caso, fratelli, non può esserci amore: dove c’è distacco,divisione, non esiste amore. L’amore è invece vicinanza, è unione, è entraredentro l’altro: è, insomma,&amp;nbsp;“empatia”, un sentimento che ci cambia, che ci fa diversi, checi modella, che ci fa vedere le cose da altre prospettive. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma ilvangelo non si esaurisce qui: lo stesso impegno che dobbiamo avere verso ilprossimo, dobbiamo averlo anche verso noi stessi; dobbiamo cioè soddisfare,oltre quelli degli altri, anche i nostri “bisogni”. Sì, fratelli, perché succedeanche a noi di essere affamati, di essere assetati, e dobbiamo quindi darci da “mangiaree da bere”. Chi di noi non ha fame d’amore? Chi di noi non ha sete di dolcezza?Chi di noi può dire: “Io basto a me stesso! Io non ho bisogno di nessuno!?”Solo un pazzo, solo un esaltato. Dobbiamo invece tener sempre nel giusto conto ancheil nostro bisogno di&amp;nbsp;amore, di tenerezza, di affetto, di complimenti; distare con persone che ci amano, che ci apprezzano, che ci stimano, che hannofiducia in noi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’amoreè come la ricarica per il telefono, la benzina per l’auto, il cibo per ilcorpo. Non se ne può fare a meno. Non possiamo lavorare, faticare, correre incontinuazione, e pensare di poter resistere senza alcuna ricarica. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ascoltiamodunque i bisogni del nostro cuore, della nostra anima: ascoltiamoli attentamenteperché capita anche a noi di sentirci &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;forestieri &lt;/i&gt;e&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;carcerati&lt;/i&gt;; anche noi ci sentiamo talvoltadi vivere in un mondo ostile, estranei a tutti e a tutto: ed è qui, in questomomento, che abbiamo bisogno anche noi di accoglienza, di un consiglio, di unabuona parola, di assicurazioni. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Invecespesso noi ci teniamo tutto dentro. Neghiamo a noi stessi di aver bisogno di aiuto.Siamo così orgogliosi da preferire di star male, piuttosto che ammetterela nostra debolezza. Ma il nostro orgoglio non ci ripaga mai, fratelli,ricordiamocelo. Se&amp;nbsp;ci sentiamo tremendamente soli, forse&amp;nbsp;dipende dal fatto che&amp;nbsp;non vogliamo nessuno vicino a noi. Se&amp;nbsp;talvolta gli altri&amp;nbsp;non ci amano,forse&amp;nbsp;siamo noi che non vogliamo farci amare! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quandoci guardiamo nello specchio dell’anima, succede a volte di sentirci nudi, divederci cioè per quelli che siamo in realtà, al di là di tutte le maschere e icamuffamenti con cui ci travisiamo, e ci assale un senso di rifiuto per noistessi. Non ci vorremmo così; ci vorremmo diversi; ci vorremmo migliori; vorremmonon vivere certe cose e non fare certi pensieri. Ecco, è proprio in questimomenti che ci dobbiamo amare e accogliere per quello che siamo. È difficile,ma dobbiamo accettarci così, capire che dobbiamo fare i conti con la nostrafragilità, che possiamo ammalarci e avere bisogno di aiuto; che in questi casi dobbiamoricorrere a qualche “medico”, che illumini le nostre ombre. Un “medico”?Sissignori: perché quando il nostro cuore si irrigidisce e rifiuta di aprirsi, allora abbiamobisogno di un “medico”; quando la nostra mente insiste nella ripetizionemaniacale di certi schemi, allora abbiamo bisogno di un “medico”; quando la nostraanima non riesce più a vivere, a gioire, a stupirsi, allora abbiamo bisogno diun “medico”; quando il nostro spirito si rifiuta di perdonare, allora soprattuttoabbiamo bisogno di un “medico”. Non possiamo pretendere di essere Dio e di risolveretutto da soli. Non possiamo pensare di essere onnipotenti e di bastare a noistessi. Non possiamo infine essere così stupidi di credere di non aver bisognodell’aiuto di nessuno, neppure di Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;È una faccenda molto seria, fratelli. Perché alla fine dei tempi, davanti alCristo in maestà, al Re dell’universo,&amp;nbsp;dovremo dare&amp;nbsp;testimonianza anche su questo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Trebuchet MS;"&gt;Il risultato?&amp;nbsp;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“I maledetti al supplizioeterno, e i giusti alla vita eterna”&lt;/i&gt;.Non c’è alternativa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Fratellimiei: m&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;ettiamo allora da parte il nostro bel&amp;nbsp;“taccuino” su cui abbiamo segnatopuntigliosamente le ore di preghiera, le messe e le confessioni, le opere buonee i sacrifici fatti con cristiana rassegnazione; nonché le eventualigiustificazioni da tirare fuori nel caso Dio fosse più esigente di quanto ci èstato detto. Mettiamo da parte tutti i nostri bei discorsetti. Perché ilSignore ci chiederà soltanto se lo avremo riconosciuto nel povero, nel debole,nell'affamato, nel solo, nell'anziano abbandonato, nel parente scomodo. Sì:avete capito bene. Il giudizio sarà tutto sulla carità che abbiamo praticato. Esul cuore con cui l’abbiamo praticata. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;La nostra messa domenicale,fratelli, non può, non deve esaurirsi in Chiesa: deve continuare fuori, nellavita quotidiana. Perché solo così la preghiera, l'eucarestia, la confessione, diventanostrumenti di comunione e di amore col Cristo e tra di noi; solo così potremofare della nostra vita il luogo della carità. Nel lavoro, nello studio, ascuola o all’università, nei lavori di casa o in ufficio, per strada a piedi oin macchina: è qui che noi ci salveremo. Ma solo, e sottolineo solo, se sapremoportare il nostro amore da dentro a fuori, da vicino a lontano, se sapremo riconoscereil volto del Cristo adorato nel volto di chi incontriamo ogni giorno. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nonc’è altro da dire, fratelli. Viviamo così e non preoccupiamoci d’altro. Ma viviamocosì&amp;nbsp;da oggi, da ora, da subito, immediatamente; perché in quel giorno non avremopiù tempo di far nulla, tutto sarà già compiuto. Allora &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Cristosarà nostro Signore e Re nei secoli eterni se avremo amato veramente, diventandotrasparenza della sua misericordia e testimoni credibili della sua compassione.Amen. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-435633722714299312?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/435633722714299312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=435633722714299312' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/435633722714299312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/435633722714299312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/11/20-novembre-2011-nostro-signore-gesu.html' title='20 Novembre 2011 – Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’universo'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-f3AnIbUq7SQ/TsaZ102VxMI/AAAAAAAACUU/jaJpCKa8GQw/s72-c/imagesCASSOUNI.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-5004424446434740981</id><published>2011-11-11T10:35:00.001+01:00</published><updated>2011-11-11T10:49:56.970+01:00</updated><title type='text'>13 Novembre 2011 – XXXIII Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-CyN_jRlPPcU/Trzvqvhs51I/AAAAAAAACTk/fZFwAvN8N5E/s1600/A33-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="170" src="http://2.bp.blogspot.com/-CyN_jRlPPcU/Trzvqvhs51I/AAAAAAAACTk/fZFwAvN8N5E/s200/A33-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Avverrà come a un uomo che,partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A unodiede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità diciascuno; poi partì…».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Laparabola è semplice: c’è un padrone che affida i suoi beni, i talenti, ai suoi treservi che, di fronte alla sua iniziativa, assumono due atteggiamenti contrastanti:i primi due, molto attivi, si danno da fare, investono, rischiano e fanno fruttareil capitale; il terzo, al contrario, si lascia prendere dalla paura, dallosgomento, si emargina e pensa bene di nascondere la somma ricevuta piuttostoche impegnarsi nel capitalizzarla. Al rendiconto finale i primi due riceverannouna ricompensa molto più sostanziosa di quanto essi stessi abbiano guadagnato,mentre il terzo verrà condannato per la sua inattività, per il suo inutileisolamento che lo ha portato ad una gestione dei beni affidatigli totalmentenegativa. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’insegnamentoche si può cogliere da tale parabola è ovviamente quello classico: “Metti adisposizione di Dio e del prossimo i tuoi talenti, le tue doti, le tue capacitàe datti da fare, investi con intelligenza questo capitale, in maniera che anchegli altri ne traggano beneficio; non trascurarlo, di qualunque entità esso sia,non nasconderlo senza fare nulla, perché procureresti un grave danno a te e alprossimo”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Abbiamoparlato di “talenti”, ossia di doni, di potenzialità, di carismi che ognuno dinoi in varia misura ha ricevuto gratuitamente da Dio: identificarli eapplicarli alla nostra vita pratica, è molto semplice. C’è da dire, prima ditutto, che ci sono “talenti” che di solito non li pensiamo immediatamente come“dono”, e che invece meritano tutta la nostra considerazione, meritano diessere trattati con estrema cura e messi doverosamente a frutto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Peresempio: un talento importantissimo è la vita; un capitale, un dono incredibilee irripetibile la vita, cui spetta ogni attenzione e cura: ci pensiamo mai atanta responsabilità? Vogliamo forse buttarla via, declassarla, svalutarla, preferendol’isolamento materiale e mentale, l’ignoranza, l’autodistruzione, piuttosto chela crescita nei nostri ruoli, nelle nostre possibilità, nei nostri meriti, invista dell’inserimento finale nel regno? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Un talentoaltrettanto importante è la libertà: ci è stata data la possibilità di essere semprenoi stessi, di assumerci la responsabilità delle nostre azioni, di coltivare ideenuove, di lottare per un “nostro” ideale; approfittiamo di questa opportunità percombattere, per lottare e vincere, oppure preferiamo nasconderci, accomodanti eindolenti, accettando qualunque compromesso pur di evitare i giudizi dellagente, ai quali abbiamo condizionato la nostra vita? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Altrotalento da sviluppare è la verità: come la vediamo? la cerchiamo caparbiamente,vogliamo trovarla, viverla, costi quel che costi, osando, rischiando senecessario anche la faccia? oppure preferiamo nascondere stupidamente l’evidenza,vivere nell’ignoranza, chiudere gli occhi della mente, perché la sua luce, la suachiarezza, la sua splendida trasparenza ci incutono troppa paura? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Un altrotalento ancora è la nostra “chiamata”, la nostra vocazione: talentopreziosissimo. Come lo curiamo? Lo viviamo con generosità, con entusiasmo, perchésappiamo che rappresenta la volontà di Dio? Rispondiamo al suo invito, accettiamosenza indugio il ruolo che Lui ci ha assegnato, senza condizionamenti e meschini“distinguo”; viviamo le conseguenti contrarietà e sacrifici, accettandoli conanimo gioioso, consapevoli che essi sono strettamente legati al progetto divita che Dio ha previsto per noi? Oppure pensiamo di vivere rinunciando a noistessi, a tutte le nostre concrete possibilità di servizio, nascondendocidietro al pretesto di non essere all’altezza di alcuna chiamata? Ci trasciniamostancamente in una esistenza piatta, priva di ideali e di interessi? Ma, fratelli,ci pensiamo mai a come potremo giustificarci poi? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Un altrotalento, infine, è soprattutto la nostra anima: forse il più dimenticato, puressendo la nostra essenza, quel soffio di vita che il creatore ci ha donato conla nascita. L’anima: la nostra amica, la nostra consigliera, la nostraconfidente. Cerchiamo con tutte le nostre forze di farla crescere, maturare,sviluppare, oppure preferiamo accantonarla, lasciarla lì a dormire, a vegetare,inascoltata e tradita; in altre parole non è che la lasciamo morire di inedia,solo perché abbiamo paura di confrontarci con Lui attraverso di lei? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;I nomiche possiamo dare ai vari talenti, come abbiamo visto, possono essere tanti. Mail possesso di ciascuno, anche di uno solo, presuppone sempre un comportamentoresponsabile, un lavoro costante, attivo e propositivo: rinunciare a ciò con unatteggiamento di menefreghismo, di abbandono, di indifferenza, significa cedereinesorabilmente alla paura, all’indolenza, all’ignavia, alla codardia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È daquesta serie di sentimenti negativi che noi dobbiamo guardarci, fratelli; lavicenda del terzo servo ce lo insegna: perché egli fu indubbiamente vinto dallapaura; anzi da un insieme di paure che lo spinsero a seppellire il propriotalento, vanificandone qualsiasi potenzialità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sonosentimenti, questi, sempre di grande attualità, sempre negativi e invalidanti,che meritano quantomeno una veloce analisi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;La primapaura è quella del “confronto”, del giudizio della gente: il servo ha ilterrore di come gli altri potrebbero valutare le sue iniziative. Avverte un ingiustosvantaggio perché, con un solo talento in dotazione, si sente nettamente inferioreagli altri, meno dotato di loro, e quindi rifiuta categoricamente di dimostrareanche quel poco che ha, quel poco che è, pur avendo una sua realtà, una sua innegabiledignità. Sembra dire: “Io, con un solo talento, sono il più sfortunato! Loro nehanno tanti! Io non ho le stesse possibilità. Non posso rischiare di sbagliare,ho soltanto questo talento e me lo devo tenere molto stretto. Del resto lacolpa non è mia; è del padrone che me ne ha dato uno solo!”. Ma il padrone, chegli legge dentro, lo redarguisce: “Malvagio, bugiardo, falso: vuoi giustificarela tua stupidità, la tua inefficienza, la tua pigrizia, dando la colpa a me?Vuoi giustificare la tua paura di rischiare, dicendo che l’hai fatto per me?Prenditi le tue responsabilità. Fuori da qui, nelle tenebre!”. E questo,fratelli, la dice lunga: perché chi vive senza far niente, nell’abulia, neldisinteresse, rinunciando a qualunque iniziativa, finisce inesorabilmente nelletenebre del nulla! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quandouno comincia a chiedersi se è più dotato degli altri, se è migliore o peggiore,se l’altro è più o meno bravo di lui, se ha più soldi, più intelligenza, più simpatia,più consensi, più donne… beh, allora vuol dire che è già sulla buona strada perrovinarsi da solo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nellavita, fratelli miei, ci sarà sempre qualcuno inferiore a noi, che noipuntualmente disprezzeremo; ma soprattutto ci sarà qualcuno superiore a noi, chenoi, altrettanto puntualmente, invidieremo con tutto il cuore, approfittandodella cosa per commiserarci e per piangerci addosso dalla rabbia. Le persone sirovinano perché non guardano mai a loro stesse, a quel che sono, a quel che possiedono,alle loro possibilità; ma guardano sempre con invidia agli altri: a quel che hanno,come vivono, cosa fanno. Pensate all’assurdità del comportamento di questo disgraziatoche, frastornato dalla ricchezza dei colleghi, nasconde agli occhi di tutti, sotterrandola,l’unicacosa preziosa che è veramente sua, di cui potrebbe invece andarne fiero:preferisce non confrontarsi, si limita a guardarli da lontano in azione,macerandosi nell’invidia e nello sconforto. Non riesce ad accettare che essi sianopiù bravi di lui, e rinuncia stoltamente alla possibilità concreta di esprimereumilmente quello che lui è e quello che sa fare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nonsono pochi, fratelli miei, quelli che si comportano così; sono più di quanti nepossiamo immaginare: si credono umili, remissivi, provati e tartassati dallavita pur essendo dei giusti e timorati di Dio; si sentono bravi e santi, perchéfanno delle rinunce (che poi non volontarie, e meritorie ma inevitabili, impostedalla vita); in realtà sono pieni di orgoglio, rinunciano a fare perché hannopaura di rischiare, di mostrarsi deboli e insicuri, di essere giudicatinegativamente. E così perdono ogni dignità, ogni credibilità; e per questa loroossessione, vivono decisamente male, nei pregiudizi e nelle paure.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Laseconda paura del servo, sicuramente quella determinante, è la paura che glideriva dall’immagine distorta di Dio che egli si è fatta. Quest’uomo prova neiconfronti di Dio soltanto paura, un sacro terrore: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Signore so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato eraccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il talento sotterra»(25,25)&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma cheDio è questo, fratelli miei? Chi non sarebbe terrorizzato, paralizzato, da unDio implacabile che non ammette errori? Che idea di Dio si è mai fatta questopoveraccio? Come avrà fatto? Che razza di uomo è? Semplice, fratelli: è un uomoche agisce in maniera speculare all’immagine di quel Dio che lui stesso si ècostruito nel suo intimo. In altre parole, lo stesso terrore che ho neiconfronti di Dio, lo nutro anche nei confronti di me stesso: ho una paura folledi vivere, di quello che potrebbe rivelarmi la mia anima; ho il terrore diascoltarmi, di vivermi. Se invece sono convinto che Dio è amore, allora la miavita è serena, posso guardarmi tranquillamente dentro l’anima, dando nome espazio a tutto ciò che di bello vi trovo. Se Dio mi ama, mi sento di provare, dirischiare e anche di sbagliare, ma sono comunque tranquillo, so che Lui mi ama,mi consola, mi perdona: la condanna arriva soltanto se non ne può fareassolutamente a meno, e dipende sempre e soltanto da me, mai da Lui. Se Dio perme è fiducia, mi spingo ad osare, volo sempre in alto; non mi rinchiudo in unafalsa sicurezza, nel terrore e nel legalismo. Se Dio per me è Vita, mi riesce naturalevivere, espandermi, realizzarmi; trovo invece assolutamente innaturale lasciarmiappassire, lasciarmi morire. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Èproprio così, fratelli: se ho paura di Dio, non posso vivere; se penso di nonpoter vivere, vuol dire che ho paura di Dio; non c’è alternativa. Gravissimamalattia, fratelli, quella di pensare Dio come un padrone autoritario, un giudicesevero, spietato e inappellabile. Una malattia che anche in un passato nontroppo lontano mieteva le sue vittime. Nell’educazione dei giovani del miotempo veniva inculcata la paura di Dio, il terrore delle conseguenzeimplacabili del peccato, il terrore di affrontare per causa sua peneindescrivibili, fiamme e fuoco eterni. Si viveva nel terrore del peccato – e unavolta tutto era peccato, proprio tutto – nel terrore di perdere la grazia, disbagliare, di commettere qualcosa di non gradito a Dio: con il risultato dicreare in essi una concezione distorta di Dio. Io stesso ho conosciuto piùtardi persone che, condizionate allora da questa terrificante immagine di Dio, sonocresciute con una personalità bloccata, sterile, rigida, vuota; persone incapacidi amore e di umanità; persone che magari si buttavano nella preghiera, personedevotissime, sempre in chiesa per rosari e giaculatorie, ma che avevano un’animapriva di Vita, perché non conoscevano la gioia e la felicità dell’amore di Dio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ebbene,Dio non è così, fratelli! Non è quello il nostro Dio: se noi lo temiamosoltanto, se abbiamo solo terrore di Lui, vuol dire che di Lui non abbiamocapito nulla, vuol dire che dobbiamo immediatamente cambiare idea. Perché Lui èsoprattutto amore; è Lui stesso che ci sussurra amorevolmente: “Venite a me voitutti… affaticati e oppressi, ed io avrò cura di Voi”. Ascoltiamolo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Una terzapaura è quella legata all’insicurezza. Il servo del Vangelo ha paura disbagliare. Non vuole fare errori; ma proprio perché non li vuol fare, compiel’errore più grande. Vorrebbe controllare ogni minima sfumatura della sua vita,renderla assolutamente sicura, in tutto. Ma non si può! Non ci si può proteggereda tutto e da tutti; non si può vivere convinti di non sbagliare mai. Pensarecosì significa pretendere la perfezione assoluta, umanamente impossibile: inrealtà equivarrebbe a non vivere. Perché vivere è sì crescere, diventaremigliori, più profondi, inseriti nel mistero della vita. Ma vivere è anchesbagliare, innamorarsi, perdersi e ritrovarsi; chiudersi e aprirsi; andare anchein depressione, in fallimento, in crisi, ma poi rialzarsi. Vivere è piangere, èridere. Vivere è sentirsi addosso tutta la tristezza del mondo, percepire incerti giorni un dolore profondo, antico, ancestrale; ma vivere è provare anche quellafelicità ed ebbrezza che ci fanno sentire beati e felici già su questa terra. Ecco:volersi precludere tutto questo è precludersi la vita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’uomodel vangelo ha paura del padrone e cerca di tutelarsi. Vuole essere certo dipiacergli, e non si accorge che la paura lo costringe a fare scelte sbagliatedi se stesso e della sua vita. Purtroppo chi vuol controllare tutto - e lo faper paura, perché sente di non essere in grado di affrontare e gestire lasituazione - alla fine perde il controllo di tutto. Chi nella vita cerca solo sicurezze,è fondamentalmente un debole, uno che ha paura di se stesso, e che finisce sicuramenteper sbagliare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Per paura andai a nascondereil tuo talento»&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;.Una paura folle, quella del servo, dovuta anche alla sua insicurezza. Sì,perché l’insicurezza chiude, quando invece l’amore e la fiducia aprono. L’insicurezzaevita, la fiducia incontra. L’insicurezza crea paura e diffidenza, la fiduciaamore. L’insicurezza crea sospetto e pregiudizio, la fiducia complicità. L’insicurezzafa vedere tutti gli uomini come dei nemici, la fiducia come semplicemente dellepersone, delle nuove possibilità d’incontro. L’insicurezza ha bisogno dicombattere, di difendersi, di proteggersi, di mettere barriere; crea ansia, creacontrolli e difese su tutto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Abbiamopaura del giudizio degli altri? Tranquilli: è la vita. Non potremo mai impedireagli altri di pensare e di parlare, qualunque cosa facciamo, in qualunque modola facciamo. Accettiamo allora che essi possano non essere d’accordo con noi, chepossano non capirci o fare scelte diverse, perché noi tutti siamo venuti aquesto mondo non per rispondere alle aspettative altrui, ma per vivere la nostravita, per capitalizzare quel grande talento che Dio ci ha affidato. E dobbiamofarlo combattendo sempre, provando e riprovando, nonostante la paura e l’insicurezza.Anzi, dobbiamo combatterla proprio, l’insicurezza, perché è nemica dichiaratadella fede, del nostro “credo” fiducioso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Econcludo: penso, fratelli, che l'insegnamento per noi e per&amp;nbsp;i nostri giovani checrescono con la mentalità di oggi - che privilegia il divertimento, ilconsumismo, le chiacchiere inutili – sia proprio questo: nella vita, sia materialeche spirituale, bisogna impegnarsi sempre, ricominciare sempre da capo, nonarrendersi mai; vivere intensamente, senza pause, senza soste, senza “intermezzi”;questa è la prospettiva giusta: perché per un cristiano il tempo libero nonesiste: fino a quando c'è tempo e vita, egli deve essere in azione, deve darsi dafare per il Signore, per il prossimo, per la Chiesa, per la società. Uncristiano inattivo, che non faccia nulla, che si consideri in “vacanza”, cheabbia nascosto il suo talento per tenerlo al sicuro senza preoccupazioni, èsemplicemente inconcepibile. Vivere solo per cose futili, senza mai trovare iltempo per un incontro, un'attività, una collaborazione, una presenza, non è vivereda cristiani: significherebbe venir meno agli impegni di fede, di preghiera, dicarità, con tutto quel che segue. La vita di chi vuol seguire Cristo è una vitain continua tensione, nel bene, nella carità, nelle opere buone. Non possiamo arrendercimai, fratelli miei, neppure quando, avanti negli anni, pensiamo di averraggiunto il nostro meritato “traguardo”: niente di più falso; perché quelloche abbiamo guadagnato per Dio, durante tutta la nostra vita, sarà sempre nulla,una miseria, rispetto a quello che abbiamo ricevuto da Lui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non imitiamo,fratelli, il terzo uomo del Vangelo che si sente in regola nella suainefficienza: noi, che ci dichiariamo discepoli di Cristo, noi che abbiamoavuto in consegna da Lui, tutti indistintamente, un “talento” importantissimo, cheè l’amore di Dio, noi, dobbiamo impegnarci seriamente a metterlo a frutto: ognigiorno, instancabilmente. È un “talento”, un tesoro, di inestimabile valore; nonlasciamolo inerte, non trascuriamolo, perché il nostro vivere, il nostrocrescere, il nostro dare frutto, sono strettamente proporzionali all’offerta chedi esso ne facciamo agli altri. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sì,fratelli, possiamo aumentare il nostro guadagno da presentare al Padre,elargendo la carità e l’amore avuti da Dio, ai nostri fratelli: in parrocchia,nella società, in famiglia, negli ambienti in cui viviamo e lavoriamo. Leopportunità per realizzare questa nostra missione, sono anch’esse altrettanti doniche Dio ci ha affidato, altrettanti “talenti”: e anche su questi dovremorispondere a Lui. Pensiamoci con calma ma seriamente, fratelli: perché è un verodelitto perdere qualunque opportunità di dimostrare al mondo che Dio è Amore.Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-5004424446434740981?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/5004424446434740981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=5004424446434740981' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/5004424446434740981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/5004424446434740981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/11/13-novembre-2011-xxxiii-domenica-del.html' title='13 Novembre 2011 – XXXIII Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-CyN_jRlPPcU/Trzvqvhs51I/AAAAAAAACTk/fZFwAvN8N5E/s72-c/A33-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-8876598136236141177</id><published>2011-11-03T11:18:00.000+01:00</published><updated>2011-11-03T18:33:18.952+01:00</updated><title type='text'>6 Novembre 2011 – XXXII Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-mhcDfljJBoE/TrJp_R7xKuI/AAAAAAAACSU/wIwAo98Tzzg/s1600/vergini.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="148" src="http://2.bp.blogspot.com/-mhcDfljJBoE/TrJp_R7xKuI/AAAAAAAACSU/wIwAo98Tzzg/s200/vergini.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Il regno dei cieli sarà similea dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade,ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade,presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopironotutte e si addormentarono…»&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Laparabola delle dieci vergini che aspettano lo sposo, ci invita a pensare alle coseultime della nostra vita, alle cose veramente importanti, a quelle chesistematicamente accantoniamo, quando invece dovremmo pensare più spesso e piùseriamente che in questo mondo non ci stiamo in pianta stabile, che siamo solo provvisori,perché la vita non è nostra. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Abbiamoricordato da alcuni giorni i nostri cari defunti che ci hanno preceduto là doveanche noi dovremo un giorno andare. Si, fratelli, perché, anche se non cipensiamo, non rimarremo eternamente su questa terra. La vita è soltanto unpassaggio: il cammino da un punto di partenza ad uno di arrivo, dalla nascitaalla morte: nessuno può esimersi; giorno dopo giorno, il nostro nome staavanzando inesorabilmente sulla lista dei chiamati; siamo tutti in attesa delnostro turno per l’incontro finale con lo Sposo, il nostro Creatore e Signore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco, sonoproprio queste due le parole importanti che ci vengono proposte allameditazione dal Vangelo di oggi: “attesa” e “passaggio”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Vigilate, tenetevi pronti,perché non sapete quando il vostro Signore verrà". &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lanostra vita è prima di tutto “attesa”. Una definizione curiosa, con unsignificato molto intrigante: attesa di chi? di che cosa? per quale motivo midevo condizionare la vita nell’attesa di un qualcuno che viene quando piace alui? Certo, tra le mille preoccupazioni quotidiane, quella dell’attesa di Dio nonrientra proprio tra i nostri pensieri più importanti. Abbiamo ben altro cuipensare. Se però riflettiamo un poco, ci rendiamo conto che l’attendere,l’aspettare che qualcuno o qualcosa si materializzi nella nostra vita, è unacategoria mentale che è parte integrante del nostro comportamento. Tutti, inqualche modo, siamo in “attesa”: in genere ciò che aspettiamo, proviene dalmondo che ci circonda, proviene da altri, dall’esterno: un qualcosa che cispetta quasi di diritto e che prima o poi deve arrivare: dal lavoro, dai figli,dalla famiglia, dagli anni che passano. Costruiamo esperienze, proviamo emozioni,ci struggiamo per ottenere risultati, sia nell’immediato che per il domani. E ciaspettiamo quindi le conseguenze: perché tutto ciò che facciamo, in fondo, è motivato soltantodal desiderio, anche se inespresso, di avere in cambio un beneficio concreto: esserefelici, essere appagati e ripagati, avere il cuore ricolmo, sazio, soddisfatto.Questo è naturale per tutti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma per chi ha fede, anche se spesso superficiale edi maniera, l’attesa assume un valore più importante e impegnativo, è unqualcosa di più intimo, di soprannaturale, un qualcosa che non si arriva acapire del tutto, ma che si “sente” come parte integrante del nostro essere. Siamoin attesa di una “chiamata”, del richiamo di Dio: è la voce dello Spirito, ilrichiamo inappellabile di Colui che ha permesso la nostra esistenza, di Colui cheha impresso il suo marchio di fabbrica nei nostri cuori. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Colpassare degli anni, però, questa sensazione purtroppo si va affievolendo: constatandoche i nostri egoismi continuano a rimanere tali, vedendo che il mondo noncambia come vorremmo, sopraffatti dal contingente, dall’immediato concreto, difronte ad un costante progresso del benessere, la nostra “attesa” perde ditensione, pian piano si smorza, la disillusione cresce nel nostro cuore, non ciaspettiamo più nulla che non sia legato al nostro vivere qui e ora: di fronteall’inevitabile fallimento dei nostri sogni, delle nostre aspettative, nellanostra anima finisce col prevalere la stanchezza, se va bene, il cinismo, se vamale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ladelusione più amara arriva ovviamente per chi ha investito la propria “attesa” esclusivamentesulla realizzazione della propria immagine, sull’apparire, sull'esseresplendidi, sul potere, sulla gloria, sul possedere. Del resto le suadentisirene del mondo, della società dei consumi,&amp;nbsp;blandiscono continuamente,&amp;nbsp;spingono, esaltano ben bene su questo cammino: dicono che bisogna lavorare, lottare, produrre,se si vuole ottenere, sfondare, riuscire. E l'uomo tecnologico, schiavo del ventunesimosecolo, è invogliato a lavorare senza sosta, per produrre ricchezza,benessere, rinunciando a qualsiasi forma di vita alternativa, rinunciando allavita dello spirito. Dio diventa un accessorio inutile, anzi una zavorra ingombrantedi cui liberarsi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Primao poi, però, diventerà&amp;nbsp;anch’egli preda, facile e prevedibile, della insoddisfazione,del rimorso, dell’amara sensazione di aver sbagliato tutto, di aver sperperatole occasioni migliori: dopo una vita delirante, sente prima o poi un vuotoassoluto, un’assenza stridente, divorante: l’assenza di un qualcosa che nonsa bene cosa sia, che lui stoltamente attribuisce al mancatoconseguimento di un certo risultato, di un certo target di benessere, allamancanza di un corpo perfetto, sano e vigoroso, di una bellezza esteriorerispondente ai canoni della moda, alla impossibilità di realizzare i proprisogni, di possedere tutto e subito, persone e cose. Stupidaggini, fratelli miei:sono tutte e solo stupidaggini, idiozia acuta, lo sappiamo bene.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sì,noi conosciamo molto bene la vera natura di quel malessere: noi, fratelli miei,noi cercatori di Dio, sappiamo che non c’è nulla di più deprimente nella vitadell’uomo che la constatazione del proprio fallimento, di non essere statiall’altezza della “chiamata”, di aver tradito la fiducia di Dio, di avertrasformato l’attesa in “disattesa”. Anche noi, che siamo partiti conentusiasmo, che abbiamo vegliato notti intere nell’attesa dello Sposo, noi che abbiamoabbandonato “il mondo” per seguirlo - e che poi pian piano ce lo siamo ripresotutto questo mondo,&amp;nbsp;con tanto di interessi – noi che,&amp;nbsp;in fondo, conosciamo un po' lo Sposo, ebbene anche noi nonriusciamo a vegliare fino al suo ritorno: nonostante il nostro cuore sia inquieto, soffraper la sua assenza, per&amp;nbsp;non averlo vicino, per non sentirlo, non vederlo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Così facendo&amp;nbsp;abbiamo sbagliato, fratelli miei; sbagliamo e, non sia mai, continueremo asbagliare! &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Perchénon è il "fuori"&amp;nbsp;che può riempire la nostra anima: quello la inebriadi falsa gratificazione, la stordisce, la inganna, ma non riuscirà mai ad appagarla.È il “dentro” che conta, è con la fede, con la generosità del nostro cuore, conla carità che possiamo contrastare&amp;nbsp;il nostro vuoto di Dio; un vuoto che fatichiamoa riempire, a colmare, a calmare. Puntare ogni nostra “attesa” sull’appagamento deifalsi bisogni del consumismo, è irrimediabilmentedeludente, rischioso e controproducente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lavita è dunque “attesa”, fratelli, e noi dobbiamo riporre la nostra speranza, lanostra intelligenza, il nostro cuore, unicamente nell'attesa di Colui che, da solo, puòsaziare realmente ogni nostra aspettativa. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Questo in sostanza è&amp;nbsp;anche il vero significato di “transito”, di “passaggio”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dobbiamo essere semprevigili come le sentinelle, in attesa che lo Sposo celeste passi per condurcialle nozze senza fine; egli passa sicuramente, lo possiamo constatare ognigiorno: ma non sappiamo quando verrà per noi. Allora, concentriamoci seriamente suquesta sacrosanta verità: il Signore ad un certo momento verrà a prenderci. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non prendiamola come&amp;nbsp;un pensiero triste, fratelli, perché incontrarsi con Lui è&amp;nbsp;un pensiero di grande sicurezza e serenità: è questa l'idea che ci deve accompagnare tutti i giorni nella gioia dell’attesa: perché,&amp;nbsp;ognigiorno che passa, ci avvicina sempre più a tale incontro col Signore; ogni giorno della nostravita è un passo in avanti non verso l'ignoto, ma verso le braccia spalancatedel Padre nostro misericordioso, che aspetta di accoglierci nel suo amoreinfinito. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lamorte è per alcuni un pensiero fastidioso. "Gli uomini, non potendoevitare la morte, hanno deciso di non pensarci. Ma è un rimedio benmisero", scriveva Pascal. Per il pensiero laico moderno, la morte è tabù: meno se ne parla, meglio è. "Non sappiamo da dove veniamo né doveandiamo, e non ci importa neppure saperlo". Così si pensa oggi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Einvece no, fratelli; il Vangelo ci insegna che Dio ci ha creati e che il nostrodestino è di tornare a Lui. Per questo dobbiamo vegliare. Ma cosa vuol dire aglieffetti pratici, “vegliare”, questo stare svegli,&amp;nbsp;pronti, questo essere in costante attesa delSignore che deve venire? Vuol dire impegnarci a fare il bene, a mettere in pratica isuoi insegnamenti: i vasetti dell’olio di riserva delle vergini prudenti, altronon sono che le nostre opere buone: e dobbiamo affrettarci a farne grande riserva,perché non conosciamo quanto tempo manchi all'incontro. Anche in noi,come nei santi,il pensiero della morte che si avvicina, deve moltiplicare ilnostro entusiasmo e le nostre energie. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Avolte pensiamo che dopo i 60-70 anni, una volta in pensione, siamo finalmente liberidi starcene un po' tranquilli, di dare uno stacco significativo alla nostraesistenza, di pensare a cose più piacevoli, più distensive, più divertenti. Illusi!Per quanti dei nostri conoscenti e amici questo desiderio è rimasto soltanto unmiraggio, una fantasia, null’altro che un sogno infranto! Lo sposo è arrivatoimmediatamente, senza preavviso, e hanno dovuto abbandonare sul nascere tutti iloro bei progetti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nonabbassiamo la guardia, fratelli miei: Il lavoro per il regno dei cieli non terminamai; non esiste pensione che tenga! Anzi, più passano gli anni e più il lavorodeve essere febbrile, perché l’arrivo dello Sposo è sempre più vicino. Da giovani,giustamente, ci siamo impegnati in tante cose, come costruirci un futuro, fondareuna famiglia, raggiungere una certa posizione professionale; ma quandoraggiungiamo una certa età e queste tensioni diminuiscono, non possiamo campare&amp;nbsp;altrescuse; non creiamoci ad arte impegni, progetti velleitari, per svicolare dalvero problema; ogni momento è buono, ma è soprattutto col crescere degli anniche dobbiamo dedicarci in maniera prioritaria alla “vera” attesa. Non serve piùcostruire per questo mondo, dobbiamo farlo solo per il cielo. Approfittiamo deltempo che il Signore ancora ci concede, per fare finalmente qualcosa di più importantee decisivo, visto che negli anni già trascorsi abbiamo fatto sicuramente molto poco. E questo vale sia per gli anziani che per i giovani: quello che è stato è stato, ma non scommettiamo mai sul domani! Potremmo non avere un domani.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non servea niente, fratelli miei, avere posizioni di prestigio, onori, ricchezze, se poici manca completamente l’olio dell’amore e delle opere buone. Non dimentichiamoche tra i sette vizi capitali ce n'è uno meno conosciuto, l'accidia, che è appuntola negligenza, il menefreghismo, la svogliatezza di fare il bene, di compiere ipropri doveri di cristiano. Perché tutto è più importante per noi! Beh, comestiamo a questo riguardo?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Iltempo che il Signore ci dà, lo ripeto, è uno dei doni più preziosi. Non puòessere buttato via, sciupato, vissuto male. Molti si giustificano di non poter faremolto per il Signore e per i propri fratelli, proprio per mancanza di tempo:possibile mai? Possibile che non abbiano neppure pochi minuti per fare unavisita, una telefonata, ad un parente, ad un amico, a un conoscente indifficoltà? Che non abbiano un po’ di tempo per migliorare la relazione con ilproprio coniuge, con i figli? Pochi minuti al giorno per la formazione, per lapreghiera, per la lettura di un buon libro? Capite bene che una simile scusa èimproponibile. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;La nostravita deve essere da subito, immediatamente, “attesa” dello Sposo. Un’attesagioiosa come per il ritorno di una persona fortemente amata. Le nostre ore devonopassare condizionate da tale pensiero. Ne più ne meno come se vivessimo lavigilia di un evento importantissimo, un evento destinato a cambiarciradicalmente la vita, a darle un nuovo significato, una svolta decisiva, unanuova allettante prospettiva. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco,è questo il clima descritto nella parabola di oggi: la tensione dei preparativicresce, perfino l'aria diventa frizzante; è tutto un via vai febbrile… l’agitazioneper non dimenticare nulla, il correre frenetico, l'ansia che si tocca con mano. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Anche per noi, fratelli, deve essere così:&amp;nbsp;perché questo ci impone anche la nostra “storia” personale;pensiamoci un istante: nella nostra vita abbiamo accolto il Vangelo, ci siamoconvertiti, abbiamo cercato di configurarci a Cristo, di seguirlo fedelmente; gliabbiamo promesso sempre la massima fedeltà; gli abbiamo assicuratocontinuamente il nostro amore; magari abbiamo anche già provato un assaggio dellasua presenza reale, dolcissima, magari per qualche istante ("&lt;em&gt;raptim"&lt;/em&gt; come diceAgostino), forse durante una veglia di preghiera, un pellegrinaggio in TerraSanta o a Lourdes, o in qualche particolare ritiro. Ne siamo rimasti affascinati,attratti, stregati; ma la sua presenza è stata fuggevole, è stata un"già" e "non ancora", tormento e sicurezza. Ma tutto ciònon è stato determinante per la nostra santificazione. Non è bastato: dopo queimomenti di particolare entusiasmo inebriante, di innamoramento esaltante di Dio, è calatala notte del silenzio, la quotidianità, e i problemi contingenti ci hanno travolto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Oggi èl’occasione per scuoterci: da oggi, da questo momento, rimettiamoci in vigile “attesa”,fratelli; prepariamoci come si deve, aspettiamo… Non stanchiamoci, perché non cisono dubbi, Egli tornerà! Lo sappiamo e per questo dobbiamo essere pronti: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Estote parati”&lt;/i&gt;, siate pronti!&amp;nbsp;ciricorda oggi il vangelo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nellanotte dell’anima, aspettiamo la luce del suo amore. Sì, la nostra vita deve essere un'attesad'amore; e come tale dobbiamo viverla. Tutto qui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Se la viviamo così, non importa se nella vita non è andato tutto come volevamo:pazienza se i nostri sogni, i nostri progetti, non si sono realizzati.Pazienza. Tutto passa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Se la viviamo così, tutto ciò che ci accade lo mettiamo in riferimento con qualcosadi più grande, di immenso, lo mettiamo direttamente nel cuore stesso di Dio; successie sconfitte le leggiamo alla luce di questo orizzonte, cento volte più ampio,mille volte più luminoso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Se la viviamo così, sentiamo il senso dei nostri limiti come necessario, come unqualcosa di benevolo, come una opportunità ulteriore che ci viene data per potercapire il senso profondo della vita. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Se la viviamo così, la nostra vitasarà incoraggiamento, sarà uno sprone, per noi e per i nostri fratelli, arimanere svegli, vigili, nell’ansia amorosa di incontrare lo Sposo da unmomento all’altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E allora una preghiera&amp;nbsp;sgorgherà spontanea dal nostro cuore:&amp;nbsp;Signore, donaci la vera sapienza, allontana da noi la stoltezza, fa'che siamo capaci di alimentare continuamente le nostre lampade, per poterti correreincontro senza inciampare, ed entrare speditamente con Te nel tuo regno d’amore.Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-8876598136236141177?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/8876598136236141177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=8876598136236141177' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/8876598136236141177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/8876598136236141177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/11/6-novembre-2011-xxxii-domenica-del.html' title='6 Novembre 2011 – XXXII Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-mhcDfljJBoE/TrJp_R7xKuI/AAAAAAAACSU/wIwAo98Tzzg/s72-c/vergini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-2524847746552833608</id><published>2011-10-26T12:42:00.000+02:00</published><updated>2011-10-26T12:42:07.927+02:00</updated><title type='text'>30 Ottobre 2011 – XXXI Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-B5f-nlPhxqA/TqbK3NVVDbI/AAAAAAAACRc/Vr6K-2tnjq8/s1600/A31-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="190" src="http://4.bp.blogspot.com/-B5f-nlPhxqA/TqbK3NVVDbI/AAAAAAAACRc/Vr6K-2tnjq8/s200/A31-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono,ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Leganoinfatti fardelli pesanti e difficili...&amp;nbsp;sulle spalle dellagente, ma essi non vogliono&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Century Schoolbook;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;muoverli neppure con undito...»&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nelladiscussione con gli scribi e i farisei Gesù denuncia in particolare l'incoerenzae l'ipocrisia e ne ricava per tutti un magistrale insegnamento. Ormaiconosciamo molto bene il comportamento usuale degli scribi e dei farisei: conoscevanoperfettamente la legge della Bibbia, la insegnavano, ma erano anche maestri neltrovare tutte le scappatoie e le eccezioni per non mettere in pratica ciò cheinsegnavano. Se poi capitava che osservassero la legge, si mettevano bene in mostra, si pavoneggiavano, cercando di passare&amp;nbsp;come persone giuste, fedeli, osservanti e in regola, disprezzando chi non era al loro livello;non tolleravano&amp;nbsp;le debolezze degli altri, e invece di aiutarli, licondannavano, deridendoli. Ebbene: Gesù, gente come quella, la mette immediatamente al bando.La isola: “Siate rispettosi di quello che essi insegnano, perché la Legge laconoscono bene e la sanno predicare altrettanto bene, ma non seguite il loro esempio; nonfate come fanno loro, non meritano la vostra attenzione, perché sono incoerenti, fasulli,gente che predica bene ma razzola male”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ovviamente, con leparole di oggi, Gesù non si rivolge soltanto ai suoi discepoli, a quanti loseguivano: ma parla anche noi, a noi persone evolute e razionali del XXIsecolo: parla soprattutto a noi, catechisti impegnati, cattolici praticanti,religiosi istruiti; parla a noi, chiamati a insegnare, a testimoniare ilvangelo, a noi mandati a portare il lieto annuncio di liberazione e di vita aipoveri, ai peccatori, ai deboli del nostro tempo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesùparla alludendo proprio alla nostra&amp;nbsp;vita concreta, a come viviamo, al comportamento&amp;nbsp;dei “maestri”&amp;nbsp;della nostra epoca, dei nostri giorni. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Certo che&amp;nbsp;noi, uomini tecnologici,&amp;nbsp;siamo proprio&amp;nbsp;strani! Cidichiariamo in tutti i modi, a volte anche con la violenza, contrari a qualsiasiforma di autoritarismo, di obbligo, di coercizione; ci indispettiamo se qualcunosopra di noi fa pesare il suo ruolo, la sua carica; siamo tutti, giustamente, vogliosidi autonomia e di libertà: eppure, fratelli miei, non sappiamo fare a meno del“guru” di turno, del “profeta”, del mistico che, da buon ciarlatano, pretendedi darci il rimedio infallibile per i nostri problemi; di colui che, attraversoi mezzi più ridicoli (carte, oroscopi ecc.), sostiene di avere&amp;nbsp;per noi il consiglio mirato, ladritta garantita su come affrontare la nostra “fragile” vita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Anche per&amp;nbsp;questo ilnostro è un tempo strapieno di maestri, di tuttologi, di opinionisti; piùaumenta il senso di insicurezza, più si espande&amp;nbsp;la relatività del pensiero, e&amp;nbsp;più ancora aumentanocoloro che hanno qualcosa da dire, che sono esclusivisti della soluzione giusta.Sappiamo che sono degli&amp;nbsp;pseudo maestri, ma quanti di loro,&amp;nbsp;fratelli miei, sono diventati anche per noi un punto di riferimento: in televisione, sui giornali, nei mezzidi comunicazione, negli ambienti di lavoro, nella scuola, in politica, in camposociale! Maestri che straparlano tutti, che sbraitano, urlano, che vogliono imporsi:non importa su chi e su che cosa, se in positivo o in negativo, l’importante per loro è urlare,apparire, esserci. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Al contrario Gesù, nella sua compostezza, è pratico, chiaro come sempre: egli ci spiega molto concretamente comedobbiamo vivere nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie, come dobbiamoedificarci vicendevolmente nell'amore e nella pace, come dobbiamo educare inostri figli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sono le realtà portanti della vita, e con&amp;nbsp;queste realtà noi dobbiamo confrontarci ogni giorno; è in riferimento&amp;nbsp;ad esse che noi dobbiamo esaminarci&amp;nbsp;in particolare sulla nostra coerenzae sincerità, per non indulgere minimamente all’incoerenza e all'ipocrisia, così facili e frequenti. Insegnamenti importanti, quelli di Gesù,&amp;nbsp;soprattutto&amp;nbsp;per noi&amp;nbsp;che abbiamo il ruolo educativo di dare il buon esempio; e noi in particolare siamo invitati aesaminarci seriamente, tutti: sacerdoti, religiosi, suore, catechisti, collaboratoriparrocchiali, genitori, insegnanti; dobbiamo chiederci onestamente: crediamo veramente in&amp;nbsp;quello che insegniamo? Lo viviamo coerentemente, con tutto il cuore, con amore cristiano? Io consacratoche insegno a pregare e guido la preghiera, amo la preghiera? Dedico tempo allamia preghiera personale? Mi preparo alla preghiera comune? Io, genitore, che desideroche i miei figli crescano in parrocchia, che vadano al catechismo, che frequentinola chiesa: io, sono attivo in parrocchia? faccio la mia parte con passione? Cercouna formazione cristiana che sia adatta alla mia età e alla mia situazione? Vadoa messa, e soprattutto la vivo poi con tutta l'adesione del cuore? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E così via&amp;nbsp;anche per tutti i vari doveri e impegni della nostra vita sociale, difamiglia, di scuola, di lavoro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Perché, fratelli, siamo chiamati ad essere comunità cristiane che annunciano ilvangelo con la vita e le parole; siamo&amp;nbsp;chiamati a comportarci da adulti:noi nei confronti dei giovani, e i giovani nei confronti dei più piccoli; dobbiamoessere tutti delle persone che testimoniano l'amore sia nel cuore che nelleopere. Chiaramente, chi vive compiti istituzionali, sociali, politici,mediatici o altro, chi in altre parole gode di maggior prestigio e visibilità,è ancor più responsabile della sua coerenza; non serve a niente fare bellissimidiscorsi se poi non si vive per primi l'onestà, la correttezza, lo spirito deivalori umani e cristiani. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco, fratelli: è questo che ci sottolinea oggi il Signore: e preghiamo perché&amp;nbsp;ci aiuti a seguirlo anche in questo! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Èchiaro che per essere veramente in regola, dobbiamo affidarci al giudizio diqualcun altro che ci indichi con onestà dove veniamo meno,&amp;nbsp;dove siamo incoerenti,dove costruiamo i nostri sotterfugi, dove pretendiamo dagli altri ciò che poi noinon facciamo, dove ci piace farci vedere, apparire, dove cioè siamo cosìsfacciatamente sostenitori del nostro io, da diventare addirittura antipatici;dove badiamo più alle esteriorità o alle consuetudini sociali, piuttosto che misurarcicon l'amore e la verità di Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Comeho già detto, ognuno di noi,&amp;nbsp;anche se inconsciamente, ha scelto un suo maestro&amp;nbsp;(o più di uno) cui affidarsi: l'opinione della gente, i propri appetiti, ilvincente di turno, la star del momento, il personaggio di spicco, il pretemediatico e onnipresente, l'astrologo di grido. Ma non prendiamoci in giro, non rendiamoci ridicoli!&amp;nbsp;Noi abbiamo ben altro a cui pensare; noi cristiani abbiamo già un unico e insostituibile Maestro, quello autentico, il Maestro&amp;nbsp;per eccellenza: Gesù&amp;nbsp;Cristo!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non ciservono surrogati, non abbiamo bisogno di sedicenti profeti, santoni, futurologi, imbroglioni eparolai da strapazzo: noi abbiamo già il migliore in assoluto. Dobbiamo seguiresolo Lui; è Lui che dobbiamo avere&amp;nbsp;al centro della nostra vita; sono&amp;nbsp;soltanto Suele parole,&amp;nbsp; Suoi i gesti, su cui dobbiamo riflettere da&amp;nbsp;adulti, con passione ferma e critica,con la sincerità&amp;nbsp;del cuore, senza deleghe. Tutti siamo&amp;nbsp;chiamati alla scoperta diquesto&amp;nbsp;Dio adulto che ci tratta da adulti. In che modo? Vivendo come Lui, facendociservi dei nostri fratelli, come lui ci ha insegnato: “Il più grande tra voi sia servo”. Possibile? Sì, tranquilli:è proprio Lui che parla, Lui, il Cristo Re mite e umile di cuore, che per noi si è fatto uomo, servo,&amp;nbsp;si è annientato, accettando di morire&amp;nbsp;crocifisso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Solo riflettendo su questo,&amp;nbsp;fratelli, capiremo il vero significato di “autorità”: una parola tanto ambita e usurpata, ma che nella nostra comunitàcristiana assume un senso particolare: che non è assolutamente quello di dominio, di comando, ma di puroservizio, di umile ministero. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Voi siete tutti fratelli…»&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;. È la logica conseguenza del nostrometterci al Suo&amp;nbsp;servizio, dell'accettarlo come Maestro e diventare figli di uno stesso Padre:&amp;nbsp;tutti fratelli, tutti&amp;nbsp;ugualmente salvati, tutti ugualmente perdonati. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ognuno di noi, però, con un ruolo, un compito, un ministero: i vescovi quello di mantenere la fede nella Chiesa e di annunciare laParola; i presbiteri quello di aiutare i Vescovi nell'annuncio e di costruire comunità;i laici quello di santificarsi e di annunciare il Vangelo nel loro contesto divita.&amp;nbsp;Etutti in armonia,&amp;nbsp;tutti uniti nella comune appartenenza a quellafede soprannaturale ottenuta mediante&amp;nbsp;il Battesimo; nessun Maestro, ma solo fratelli chiamati a ruolispecifici. Perché, in buona sostanza, essere fratellisignifica che tutti ci prendiamo cura del buon andamento della&amp;nbsp;Comunità, abbandonando&amp;nbsp;un modo di essere&amp;nbsp;Chiesa&amp;nbsp;asfittico e senza vita, per raggiungere la meravigliosascoperta di essere tutti figli di Dio, sia nella fatica della sopportazionereciproca e delle diversità, che nella stessa&amp;nbsp;visione evangelica delle comuni scelte obbligatorie. Essere fratellisignifica evitare in tutti i modi che nelle comunità prevalga l'aspetto umano, lesimpatie, le antipatie, introducendo il rischio descritto da Gesù, di diventarecioè professionisti del sacro, primi della classe, ma con l’anima vuota. Evitiamo pertanto, di pretendere che il nostro modo di vivere l'esperienza cristiana sia “il”modo, l’unico possibile, l’unico giusto. Ricordiamoci, fratelli,&amp;nbsp;che il Vangelo è uno;e che le varie sensibilità - che sono molte poiché lo Spirito suscita sempre nuove esperienze -pur appartenendo alla Chiesa, non sono “la” Chiesa. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Unacosa invece è assolutamente certa, trasversale, valida per tutti: chi vuole essere “grande”,deve “abbassarsi”. Non c’è alternativa. Perché è nell'abbassamento che sta ilsegreto della vita cristiana. Chi vive l'umiltà, sa dare valore a quelle coseche sembrano piccole, ma che invece sono grandi, importanti, essenziali.&amp;nbsp;Chi vivelo stile di Gesù, sa che nella Chiesa non esistono più posizioni irrilevanti, di poco conto, ma tuttoacquista un nuovo valore, un nuovo significato: proprio perché&amp;nbsp;nellaChiesa ognuno ha un suo compito insostituibile, ognuno ha la sua esperienza e la suasensibilità, ognuno vive i carismi avuti da Dio. Non allo sbando, ma tutti uniti e concordi:perché il collante&amp;nbsp;che ci unisce tutti è il Signore Gesù: l'unico Maestro infallibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Chi tra voi è più grande, saràvostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà saràesaltato».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dobbiamonecessariamente essere umili. Una virtù grande l’umiltà: è la vera virtù dei forti; unavirtù che in teoria tutti consideriamo necessaria, ma che nella pratica difficilmenteriusciamo a fare nostra. Una virtù che il mondo non comprende,&amp;nbsp;trovandola semplicemente assurda,degradante, che deprime e svilisce la personalità; l'umile&amp;nbsp;è undebole, un buono a niente, uno senza carattere che non potrà mai sfondare nellavita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nulla di ciò, fratelli: perdiventare umili, bisogna invece&amp;nbsp;amare. E non è cosa da inetti. Bisogna amare molto. Come&amp;nbsp;ha fatto&amp;nbsp;Gesù:l’amore misericordioso l’ha fatto scendere dal cielo; l’amore l’ha spinto sullestrade della Palestina; l’amore l’ha condotto a cercare i malati, i peccatori,i sofferenti. Lo stesso amore l’ha portato senza indugi sul Calvario, dove“umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte di croce”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’umiltàè stata la forma esteriore della sua carità divina,&amp;nbsp;la sua&amp;nbsp;fedele accompagnatricein tutta la sua vita terrena. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’umiltàè stata anche l’atteggiamento convinto per cui Dio “ha guardato” con ammirazione la nostra santaMamma, facendo in lei “grandi cose” e rendendola “beata” presso tutte legenerazioni della terra. Maria era umile perché amava la volontà di Dio e rispettavaquella delle persone che erano intorno a lei. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Chi si umilia sarà esaltato”&lt;/i&gt;. C'è un modo immediatamente pratico per&amp;nbsp;rendere esecutiva&amp;nbsp;questa frase del Vangelo:&amp;nbsp;con il servizio. Con la carità: sapendo che in ogni persona cheincontriamo, incontriamo&amp;nbsp;nostro Signore Gesù, e in ognuna di esse,&amp;nbsp;abbiamo il privilegio di servirLo. Si, fratelli miei:&amp;nbsp;la vera umiltà consiste nel guardare attentamente&amp;nbsp;il Volto di nostro Signore, sicuri che&amp;nbsp;in Lui possiamo leggere il volto riflesso dei nostri fratelli. In Lui troviamo la giusta via&amp;nbsp;da percorrere nel&amp;nbsp;nostro vivere quotidiano; e sempre&amp;nbsp;in Lui&amp;nbsp;possiamo vedere come la nostra vita sia sterile, arida e assolutamente inutile, se non la viviamo protesi nell'amore&amp;nbsp;umile verso&amp;nbsp;Lui e verso i fratelli. Amen.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Tahoma&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-2524847746552833608?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/2524847746552833608/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=2524847746552833608' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/2524847746552833608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/2524847746552833608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/10/30-ottobre-2011-xxxi-domenica-del-tempo.html' title='30 Ottobre 2011 – XXXI Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-B5f-nlPhxqA/TqbK3NVVDbI/AAAAAAAACRc/Vr6K-2tnjq8/s72-c/A31-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-5260276026897922113</id><published>2011-10-19T19:40:00.002+02:00</published><updated>2011-10-20T11:15:55.962+02:00</updated><title type='text'>23 Ottobre 2011 – XXX Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-wM5_bnmOlu8/Tp8LfTZtmMI/AAAAAAAACQc/89c95OEXNIg/s1600/imagesCA5K3Z30.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="170" src="http://3.bp.blogspot.com/-wM5_bnmOlu8/Tp8LfTZtmMI/AAAAAAAACQc/89c95OEXNIg/s200/imagesCA5K3Z30.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Uno dei farisei, un dottoredella Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: Maestro, nella Legge, qual èil grande comandamento?»&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Solitadomanda provocatoria del “Pierino” di turno. Erano seicentotredici i precetti dellaTorah ebraica: trecentosessantacinque negativi (tanti quanti i giornidell’anno!) e duecentoquarantotto positivi (tanto quante erano le membra delcorpo umano secondo la cultura del tempo). Secondo la tradizione rabbinica ogniprecetto aveva un identico valore e implicava uno stesso obbligo. Ma nella praticacircolavano opinioni diverse. Alcuni dicevano: “Sono tutti da osservare allalettera, scrupolosamente, in tutto e per tutto”. Altri: “No, non sono tutti uguali,non hanno tutti la stessa importanza”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Larisposta di Gesù è, come al solito, di grande semplicità, altamentepropositiva: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Ama Dio con tutto il tuocuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Ama il prossimo tuocome te stesso»&lt;/i&gt;. Quindi&amp;nbsp;l’amore è l'unico, il più grande comandamento. Punto. Un unicoamore con due beneficiari: Dio e il prossimo. Un accostamento che rende chiarocome il primo non si realizzi senza il secondo: entrambi costituiscono l’unicofondamento della Legge, senza di essi tutti gli altri precetti non hannoragione di esistere. In pratica per Gesù solo due “consigli” su seicentotredici leggi: unmagistrale sfoltimento!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Qualcunoli definisce “comandamenti” dell’amore. Niente di più inesatto. L’amore non sicomanda. Nessuna legge, mai, può costringere qualcuno ad amare, perché l’amorevive una sua vita, è libero, autonomo, spontaneo, indipendente: caratteristicheche per loro natura rifiutano qualunque forma di imposizione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’amorenon si comanda e non si&amp;nbsp;esige: una verità che&amp;nbsp;ci tocca&amp;nbsp;da vicino,&amp;nbsp;ci rende indifesi, spogli, impotenti. Ci rende vulnerabili, perché capiamoche non esistono armi, soldi, promesse o lusinghe, punizioni o mezzi coercitivi,per costringere qualcuno ad amarci; non possiamo esigere dagli altri un sentimento che non hanno,che non sentono, che non provano. O lo fanno spontaneamente, perché loro ciconsiderano meritevoli di amore, oppure ci dobbiamo arrendere, dobbiamoaccettare la situazione, non possiamo farci nulla. Una cosa che ci disturbaparecchio. Chi infatti non entra in crisi di fronte ad un rifiuto di amore, diamicizia, nel sentirsi dire un “no” esplicito? Tutti abbiamo avuto sicuramente qualcheesperienza del genere. E tutti ci siamo rimasti male, abbiamo dovuto accettare a malincuore di essere rifiutati. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma non lamentiamociper questo, fratelli; non sentiamoci i più incompresi, i più sfortunati, i piùdisgraziati del mondo! Non facciamo le vittime! Non cerchiamo di imporci opprimendola libertà altrui, quando invece per noi la pretendiamo intoccabile e assoluta.Non possiamo pretendere sempre il “si”, negando l’eventualità di un “no”.Entrambi sono radicati nella libertà altrui e godono di un pari diritto. Per cuise vogliamo essere amati, se vogliamo che qualcuno ci dica sempre “si”,dobbiamo meritarcelo con la nostra vita, con i nostri comportamenti verso gli altri.&amp;nbsp;E anche in tal caso non possiamo pretendere nulla, perché&amp;nbsp;l’amore è undono.&amp;nbsp;Un dono puramente gratuito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù inrealtà non “escogita” un nuovo comandamento, il comandamento dell’amore; semmaispiega per bene quanto che era già prescritto nel Levitico: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Non ti vendicherai e non conserverairancore contro i figli del tuo popolo, ama il prossimo tuo come te stesso»&lt;/i&gt; &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(Lv 19,18)&lt;/i&gt;. E nel Deuteronomio: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto ilcuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6,5)&lt;/i&gt;. Parole che ogniebreo già conosceva, dovendole recitare puntualmente mattino e sera. Gesù quindi non siinventa nulla, dice semplicemente: “Fate attenzione perché ora vi spiego per beneuna cosa: chi ama Dio, ama anche l’uomo. E chi ama veramente l’uomo, non puònon amare Dio”. Tutto qui, poche parole ma importanti: l’amore è uno, e unosolo: “Chi ama Dio ama l’uomo, e chi ama l’uomo ama Dio”. Sembra un gioco diparole: in realtà esprimono due concetti legati tra loro indissolubilmente. E conla sua vita, con le sue parole, con i suoi gesti, nel vissuto reale, Gesù ce neha confermato tutto il valore e la portata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;Noi però non siamo ancora riusciti a capirlo fino in fondo. Neilunghi anni di vita della Chiesa, abbiamo sempre distinto i due amori, Dio e ilprossimo; li abbiamo sempre separati, convinti che l’amore a Dio fosse piùimportante, valesse molto di più dell’amore per il prossimo. Monaci, preti,vescovi, suore: quelli sì che amano come si deve, in maniera giusta: quelli sìche amano Dio! Per loro esiste solo Lui; tutto il resto, prossimo compreso, non può competere con Lui. Unica scelta vincente, pensiamo. Mentre l'amore per i propri fratelli, l’amore umano, l’amore per le persone,&amp;nbsp;è un sentimentopiù basso, meno meritorio;certo è un amore che noi diamo, è un sentimento&amp;nbsp;che riteniamo inevitabile nella vita, ma che rimane pur sempre un sentimento tollerato, che deve essere purificato, sublimato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù,invece,&amp;nbsp;dice no: non ci sono diverse categorie di amore, l’amore è uno solo,identico: se noi amiamo veramente Dio, lo dimostriamo da come ci comportiamocon gli altri, da come amiamo il prossimo. Possiamo anche essere preti, frati,suore, ma se siamo nei confronti del prossimo dei manipolatori,dei falsi, noi non amiamo Dio. Possiamo raccontare&amp;nbsp;tutte lepiù belle storie del mondo, ma se trattiamo male gli altri, se li mortifichiamo,se li calpestiamo, se li possediamo, noi non amiamo assolutamente Dio, non c’èscampo. Siamo degli imbroglioni. Madre Teresa amava ripetere: “Non riesco acapire come tu faccia a vedere Dio in un pezzettino di pane, e non nel volto diun tuo fratello…”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Ama Dio con tutto il tuocuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente…»&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco,fratelli, il punto è proprio questo: dobbiamo amare senza “se” e senza “ma”. Dobbiamoidentificarci nell’amore, dobbiamo distribuirlo a piene mani. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Delresto non dobbiamo andare troppo lontano per trovarlo, non c’è bisogno di faregrandi ricerche: l’amore è in noi.Siamo noi il segno tangibile dell’amore di Dio; siamo noi l’immagine dell’Amoreper definizione; l’amore non è “altro” da noi, lo portiamo dentro, è Dio che vivein noi da sempre. Noi siamo fatti per essere amati e per amare. Per essere amati da Lui e amare Lui, e per amare i nostri fratelli. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’amorenon è da “raggiungere” ma semplicemente da “liberare” dal nostro cuore, dallanostra anima, dalla nostra mente. Dovrebbe essere semplice e naturale. Ma non èproprio così. Se non lo facciamo,&amp;nbsp;non è perché ci manca l’amore,ma perché siamo impediti, siamo condizionati: non disponiamocioè di quella libertà assoluta, di quella serenità priva di rigurgiti di “rispettoumano”, che ci permettono di spalancare in maniera ottimale&amp;nbsp;il cuore,l’anima, la mente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Abbiamopaura. Le nostre esperienze negative ci portano a chiuderci a riccio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ricordate?Quando eravamo piccoli, noi amavamo la mamma senza calcoli, senza ritegno,senza vergogna: noi l’amavamo in assoluto, per noi c’era solo lei; per noi la mamma eraDio. L’amore che nutrivamo per lei era amore autentico, totale, generoso,fiducioso, spontaneo, senza calcoli. Poi, purtroppo, con la crescita, attraversole esperienze della vita, abbiamo imparato che l’amore porta inevitabilmente anche&amp;nbsp;dellesofferenze; abbiamo capito che aprendoci amorosamente all’altro, rischiamo diessere dominati, manipolati, gestiti nostro malgrado; e se lo facciamo comunque,abbassando&amp;nbsp;le nostre difese, quasi sempre finiamo con l’essere derisie umiliati. Allora abbiamo deciso di lasciar perdere. Non lo abbiamo più fattoe ci siamo rinchiusi. Dentro. Da allora siamo cauti, amiamo solo idealmente, conil pensiero, con la fantasia, con le intenzioni, ma non con il cuore: perché ilnostro cuore è chiuso, sordo ad ogni richiamo, prigioniero di troppi ricordi dolorosi,di troppe ferite, di sofferenze. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma,fratelli miei, questo non è amare: l’amore di testa, di fantasia, non esiste. Amareè adeguarsi al quel Dio creatore che sta in noi, nel nostro cuore. È quelsentimento divino che nasce&amp;nbsp;dal cuore e in uno slancio vitale ci coinvolge in pieno:&amp;nbsp;il nostro essere,&amp;nbsp;le nostre emozioni,&amp;nbsp;la nostra vita. In maniera totale, concreta e reale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’amore a distanza, l’amore mentale, l’amoresognato, esiste solo nei fumetti: è manipolazione, è surrogato. L’amore&amp;nbsp;invece o c’è, e allora lo “senti”, oppure non c’è. Non si può “produrre”meccanicamente, prescindendo da Dio, dal cuore, dall’anima. Quindi amare Dioe il prossimo, significa amarli per davvero, amarli&amp;nbsp;in maniera integra, libera,indivisa, generosa, concreta. È amarli con tutto il nostro essere, con i piediper terra, pienamente coinvolti nel&amp;nbsp;vivere quotidiano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Cisiamo mai chiesto se amiamo Dio? Certo che lo amiamo, abbiamo risposto! Ma come?Beh, è naturale che lo amiamo&amp;nbsp;così, col cuore, in quanto amando la vita, cisentiamo attratti da Lui che è la Vita,&amp;nbsp;pensiamo a Lui con “riconoscenza” perquesto dono meraviglioso che ci ha dato e che continua a darci tutti i sacrosanti giorni. Si, fratelli,tutto questo è bello, rassicurante. Ma la “riconoscenza” non è amore. Con la “riconoscenza” noi&amp;nbsp;non lo amiamo ancora come dovremmo,&amp;nbsp;con tutto “noi stessi”: ossia dalprofondo, in maniera viscerale, passionale, senza calcoli. Dobbiamo amarlo&amp;nbsp;aderendo completamente aLui, alla sua volontà, perdendoci in Lui, in tutto e per tutto. Altrimenti ci risiamo, fratelli: ilnostro è un amore “mentale”, superficiale, un amore che si ferma&amp;nbsp;alla&amp;nbsp;“convenienza”, un amore “dovuto”, perché così fan tutti i bravi cristiani; unamore che non ci appassiona. Lo&amp;nbsp;amiamo, ma contimore, con paura, con ritrosia, con una piccola parte di noi, perché – cidiciamo - è la vita&amp;nbsp;che ci ha reso diffidenti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Strano comportamento il nostro,vero? Non ci manca nulla, abbiamo dentro di noi l’Amore, ma non sappiamotirarlo fuori, non sappiamo amare, non siamo liberi di amare. Siamo deipusillanimi. Lasciamo che il nostro amore muoia, soffocato da milleincrostazioni. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Aquesto punto arriviamo a pensare che la felicità e l’amore, dipendano dacircostanze a noi estranee, da altri, da situazioni contingenti, dalraggiungimento di questo o quell’obiettivo. Ma amare, fratelli, non significaabbandonarsi passivamente ad un’altra persona o nel cercare “altro”; significainvece reagire, entrare dentro di noi, cercare Lui, con un&amp;nbsp;coinvolgimentodi tutte le nostre emozioni: anche quelle più dolorose, come paura, abbandono,dolore, perdita, rabbia, tradimento. Amare significa faresplodere all’esterno tutta la nostra vita interiore, liberare tutta lapassione e la forza che portiamo dentro. Amare significa essere spalancati alpotere dello Spirito e alla Forza della Vita, inspirarli a pieni polmoni, eriversarli sugli altri, in un flusso carismatico continuo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Fratelli,non lasciamo spegnere il nostro amore. Non permettiamo che altri spezzino lenostre ali. Dio ci ha fatti per librarci in alto, in cielo, e non per ruzzolareper terra. Se abbiamo perso la fiducia in Lui, se siamo stati feriti, se siamodiventati cinici, risentiti, offesi, scuotiamoci! Le ali le abbiamo ancora:sono solo ferite, sono solo spezzate… &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Il medico ci attende. Civuole tanta fede, lo so; ma Gesù ci dice: ama e, se sbagli, pazienza. Egli in ogni caso nongradisce persone tiepide, non ama gli uomini “di poca fede”; vuole genteentusiasta come Paolo, preferisce chi sbaglia per eccesso, che per difetto. Se dunqueriusciamo a credere nuovamente nell’Amore, se arriviamo a guarire le nostreferite, se possiamo spalancare di nuovo le nostre ali, allora, fratelli miei, torniamoa volare. Torniamo cioè ad amare Dio e il prossimo con tutta la forza della nostravita, con tutta l’intensità&amp;nbsp;possibile:&amp;nbsp;“con tutto il cuore, contutta l’anima, con tutta la mente”. Abbandoniamoci completamente a quell’Amoreche vibra e pulsa in noi: perché in tale abbandono viviamo momenti di pura condivisione divina. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Amiamo Dio e il prossimo come Gesù ci ha insegnato. Così facendo la nostra vita sarà luce abbagliante per tutti. Tutto il resto: pianipastorali, strutture, carismi, ministeri, celebrazioni liturgiche,&amp;nbsp;Chiesa... tutto passerà in secondo ordine; tutto,paradossalmente, diventerà accessorio, diventerà “dopo”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’unica cosa essenzialeè l'amore: amare e lasciarsi amare. Subito. Qui e ora. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-5260276026897922113?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/5260276026897922113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=5260276026897922113' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/5260276026897922113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/5260276026897922113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/10/23-ottobre-2011-xxx-domenica-del-tempo.html' title='23 Ottobre 2011 – XXX Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-wM5_bnmOlu8/Tp8LfTZtmMI/AAAAAAAACQc/89c95OEXNIg/s72-c/imagesCA5K3Z30.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-1949765112708005865</id><published>2011-10-13T11:01:00.000+02:00</published><updated>2011-10-13T12:01:40.925+02:00</updated><title type='text'>16 Ottobre 2011 – XXIX Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-wUyzbxm75L4/Tpaomv_Yz3I/AAAAAAAACQU/GdBgSS8DqA0/s1600/date+a+cesare.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://3.bp.blogspot.com/-wUyzbxm75L4/Tpaomv_Yz3I/AAAAAAAACQU/GdBgSS8DqA0/s200/date+a+cesare.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«In quel tempo, i farisei se neandarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoidiscorsi».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Pochepennellate quelle usate da Matteo per fissare la scena del vangelo di oggi. Conpoche ma incisive parole ci presenta tutti i particolari di un ambiente ostilea Gesù: una riunione tra incapaci esasperati, un accordo subdolo e scellerato, falsidiscepoli smaccatamente untuosi e melliflui, una proposta trabocchetto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ifarisei, sempre loro, non sanno più cosa architettare per dare addosso a Gesù. Maquesta volta sembra proprio che la trovata sia vincente. E bisogna darne atto:la trappola che hanno escogitato è veramente geniale: se vuoi incastrare uno, interrogaloa freddo sulla politica; troverai sempre un motivo per dargli contro. E propriosulla politica i farisei hanno scelto il terreno per lo scontro: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«è lecito, o no, pagare il tributo aCesare?»&lt;/i&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Latassa in questione è il “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;tributum capitis&lt;/i&gt;”,la somma cioè che ogni cittadino ebreo, dai 6 ai 65 anni, doveva pagare a Romacome segno di sudditanza. Formidabile come trovata! Perché qualunque rispostaGesù avesse dato, si sarebbe condannato con le sue mani: se infatti avesserisposto "sì", avrebbe dimostrato di avallare l'occupazione degliinvasori, e in tal caso si sarebbe inimicato il popolo che li odiava; rispondendo“no”, gli erodiani, che erano filo romani, avrebbero informato immediatamente leautorità per una pronta cattura e conseguente condanna come nemico dichiarato diRoma. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Fariseied erodiani vanno dunque da Gesù per porgli il quesito: in realtà non cercano daLui una risposta, ma solo un motivo, un parere compromettente, per accusarlo ocondannarlo comunque. A loro non interessa altro. Tutto quello che fanno, lofanno non certo per ascoltarlo con animo aperto, non per sentire una suaopinione o per imparare qualcosa di positivo da Lui, ma soltanto per trovare lascusa giusta per incastrarlo, e attuare così il loro proposito di eliminazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Tuttosembra perfetto, ma come al solito non hanno fatto i conti con il lorointerlocutore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Maestro, sappiamo che seiveritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione dialcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere:è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?»&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Giàalle prime battute, apertamente untuose e provocatorie, Gesù, che conoscevamolto bene la falsità del loro cuore, li zittisce immediatamente, e con unaesclamazione li identifica per quel che realmente sono: “ipocriti!”. E con ciòstesso smonta tutto il loro piano accusatorio, smaschera la loro recita; e aconferma, chiede semplicemente una moneta. Non una moneta qualsiasi, ma &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«la moneta del tributo»&lt;/i&gt;, ossia quellaspeciale moneta romana, che serviva a pagare la tassa, e su cui apparivano impressel’immagine dell’imperatore e la scritta: “Al divino Tiberio Cesare, figlio deldivino Augusto”. Un oggetto che già da solo era infamante per gli ebreiosservanti, un oggetto di autentica idolatria, poiché anche il solo possederlo significavain qualche modo rinnegare il loro Dio, l’unico Dio, accettando l’idea che anchel’imperatore romano fosse “Dio”. Una moneta che scotta dunque: Gesù non ce l’hae la chiede; i farisei &lt;/span&gt;&lt;span lang="JA" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: JA; mso-hansi-font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="font-family: Century Schoolbook;"&gt;─&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-language: JA;"&gt; altro motivo di doppiezza ─ &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;cel’hanno e gliela porgono. Ma Gesù non la guarda neppure: anzi alla loro domandainiziale, risponde con un’altra domanda: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«L’immaginee l’iscrizione di chi sono?»&lt;/i&gt;. Poveracci questi farisei: erano andati daGesù con la loro bella domanda, baldanzosi, certi di avere la meglio, di avere inmano finalmente il “via” alle loro macchinazioni; insomma si aspettavano unarisposta seria, inequivocabile, certa, definitiva; ed Egli che fa? li snobba moltoelegantemente, contrapponendo loro la sua domandina, facile facile e per nullacompromettente. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Di Cesare»&lt;/i&gt; è la loroovvia ma prudente risposta. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Aquesto punto la sentenza di Gesù li coglie di sorpresa, impreparati, li spiazzadel tutto: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Rendete dunque a Cesarequello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio»&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Elementare.Ineccepibile. Gesù è chiarissimo. E dunque, al di là di qualunque credoreligioso, pagare il tributo allo Stato, al re, all’imperatore, non vuol direassolutamente mancare di fedeltà a Dio. Non solo è lecito, ma è doveroso. Lo Stato,l’autorità politica, ha la sua ragion d’essere. I veri credenti sono quindi lealiverso di esso, perché sono anche buoni e onesti cittadini; perché, cosìfacendo, onorano Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Un pensieromolto sentito dai cristiani, che sarà poi immediatamente ripreso anche daPietro &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(cfr. 1Pt 2,13-14)&lt;/i&gt; e da Paolo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(cfr. Rm 13,1ss)&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma, ovviamente,nella risposta di Gesù l’accento, con tutta la sua forza, cade sulla secondaparte: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«rendete a Dio quello che è di Dio»&lt;/i&gt;.Gesù intende cioè rivendicare la posizione unica ed esclusiva che Dio occupanella vita dell’uomo. In altre parole, Dio non si accontenta di una vile moneta,ma si aspetta molto di più: dovete dargli ciò che è suo, ossia dovete dargli voistessi, interamente: la vostra esistenza, la vostra persona; proprio perchél’uomo, con tutto ciò che lo riguarda, è proprietà esclusiva di Dio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Maattenzione; il senso della risposta va anche oltre: se cioè Cesare, il poterepolitico, dovesse attentare ai diritti di Dio, pretendendo di imporre ciò checontrasta con la Sua volontà – e quindi col vero bene delle persone – ebbene: intal caso, il credente dovrà ubbidire a Dio e non allo Stato. Quello che è diDio ha diritto di precedenza sempre e comunque.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Èmolto importante cogliere nella risposta di Gesù tutta la sua logica di fondo,un principio paritetico: come la moneta, che porta impressa l’immaginedell’imperatore, va restituita a lui, così ogni uomo, che reca impressa nell’anima l’immagine di Dio, deve essere restituito a Lui, in quanto suaproprietà totale: tanto più che&amp;nbsp;l'immagine, che portiamo in noi dalla nostra creazione,è diventata ancor più chiara e inconfondibile con il Battesimo, che ci ha resi conformi aCristo, legandoci a Lui e al Padre in modo vitale e definitivo. Un’immaginedi Dio, quella dell’uomo, che deve pertanto tornare a Lui assolutamente integra, nonoffuscata o distorta. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quindi,se tutto ciò che siamo e che abbiamo dobbiamo renderlo a Dio, visto che tuttogli appartiene, noi come rispondiamo a tale obbligo? Per esempio: il tempo, cheè di Dio, in che misura glielo doniamo? Quanti minuti al giorno gli offriamoper dialogare con Lui? Quanto del nostro tempo e delle nostre risorse,materiali e umane, dedichiamo al servizio della Chiesa e del nostro prossimo? Quantotempo ancora impegniamo per mettere generosamente a frutto i doni che Lui ci hadato a sostegno della nostra vocazione? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Larealtà economica-sociale-politica, che noi credenti non dobbiamo certotrascurare, non deve interferire con la realtà divina, con quelle che sono lepriorità di Dio; è comunque una realtà che deve essere armonizzata con quelloche dobbiamo restituire a Dio. Egli ci comanda di amare tutti e di amaresempre, in ogni situazione: ecco allora che ogni forma di impegno sociale epolitico, vissuta come servizio fraterno al prossimo, diventa anch’essa un modoconcreto di vivere il primato di Dio nella nostra esistenza. L’attivitàsociale, economica e politica in quanto tale, finalizzata cioè a se stessa, nonsalva: come d’altro canto il credente non si salva se, a sua volta,&amp;nbsp;non assume e non svolge,con carità e professionalità, il ruolo che gli compete nella vita pubblica. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Abbiamodetto che tutti gli uomini che popolano la terra, sono di Dio; tutti hanno impressain sé l’immagine del loro Creatore e Padre che li chiama ad appartenergli nellafede e nell’amore: di qualunque razza, di qualunque nazione essi siano. Allora,come facciamo a non sentire la chiamata bruciante per aiutare i più derelitti ariconoscere il loro “marchio di fabbrica”, quell’impronta divina impressa nelloro essere più profondo? Come facciamo a non impegnarci con entusiasmo per risvegliarein loro la nostalgia della grande e divina Famiglia, da cui tutti veniamo e acui tutti siamo destinati a tornare? C’è forse una causa che meriti, più diquesta, un nostro maggior investimento di risorse, di energie, di dedizione? LaChiesa, fratelli, esiste per questo. La Chiesa è questo. E a questo sonofinalizzate la nostra vita e la nostra vocazione di cristiani. Annunziare il Vangelo,essere parte attiva nella nuova evangelizzazione di questa nostra società ormaiscristianizzata, è il nostro primo atto d’amore, il più grande dono e servizioche possiamo offrire ad ogni nostro fratello, e alla società intera, perché riconosca il primatoassoluto di Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Raccogliamocoscienziosamente, fratelli, la provocazione che Gesù, buon maestro, ci mette oggidavanti: preoccupiamoci di tutto ciò che Gli appartiene e che prima o poi a Luideve ritornare:&amp;nbsp;non solo di Liturgie, non solo di culto, non solo di preghiere,ma di amore. Di tanto amore e di tanta carità: verso di lui e verso ilprossimo; verso tutti i fratelli e le sorelle che lui ci ha messo accanto nellenostre scelte di vita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Sullamoneta romana c’era l’effige di Cesare: ed è giusto restituirgliela. Ma sututti i volti del nostro prossimo, sul nostro di volto, risplende l’immagine diDio. Gesù, con la parabola di oggi, ci mette tutti sotto esame, e ci invita adistribuire le nostre preoccupazioni quotidiane in maniera proporzionale alvalore del destinatario. E, come abbiamo visto, la moneta è importante, ma solo marginalmente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesù stessoè stato messo alla prova da emeriti “sprovveduti”, proprio su una questione disoldi e di potere: come se il problema del Regno di Dio si risolvesse con letasse e con il potere politico. Certo, lo ripetiamo, meritano la nostraattenzione perché sono socialmente importanti. Ma non devono essere&amp;nbsp;causa di distrazione e diallontanamento da Dio. Noi stessi in questi giorni abbiamo occhi e testa puntati sulleBorse di New York, di Tokio e delle capitali economiche dell’Europa. Sembra quasiche dipenda proprio da lì la salvezza o la fine del mondo. Sembra che nel DownJones, nel Nasdaq, nel Mibtel e nel Nikkei si trovino i parametri assoluti percapire il destino dell’uomo, se abbia o no futuro, se possa sopravvivere alivello mondiale, nazionale e personale, se possa o no contare su una salvezzafinale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Non èquesto fratelli: e Gesù ci aiuta a ritrovare il giusto equilibrio in questenostre preoccupazioni. Oggi purtroppo siamo tutti fin troppo concentrati suquello che riguarda Cesare, mentre quello che riguarda Dio ci preoccupa moltomolto meno: anche noi, come ho detto, magari inconsapevolmente, ne siamo molto coinvolti, ci accorgiamo ditirare un profondo sospiro di sollievo quando sentiamo che l’indice delle borsesale, perché capiamo che l’economia mondiale forse migliora; oppure cadiamo nell’ansiaquando vediamo gli indici in rosso, e parlano di un crollo peggiore di quellodel 1929. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ebbene, tuttoquesto, fratelli, è “di Cesare”, e credo che sia giusto preoccuparcene. Ma sarebbepiù giusto preoccuparci, cosa che forse non avviene, della sorte dei cristianicopti in Egitto, della situazione delle donne in India, dell’odio verso Cristoe la Chiesa che quotidianamente esplode puntuale in gran parte del mondo. Forsela nostra attenzione è più concentrata sugli indici delle borse mondiali, piuttostoche sugli indici delle ingiustizie sociali che sconvolgono milioni di nostrifratelli. Abbiamo applaudito per le centinaia di miliardi di dollari, dati allebanche, pensando che salvino il mondo; e non ci indigniamo che poi nemmeno unmillesimo sia destinato alla salvezza di intere nazioni povere e abbandonate. Nonè una polemica, fratelli: è una semplice constatazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Forsela crisi economica mondiale ci farà finalmente accorgere che riceviamo molto dipiù da Dio che da Cesare. Possiamo avere meno soldi in mano: ma incontropartita, se ci pensiamo bene, abbiamo una grandissima ricchezza: abbiamo l’amoredi Dio nei nostri confronti, e l’amore reciproco dei fratelli e sorelle nelmondo; una ricchezza enorme che nessuna crisi economica potrà mai portarci via.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Alloradiamo solo un pezzetto di cuore a Cesare, fratelli; ma la gran parteriserviamola a Dio, e a tutto ciò che Egli ci pone accanto. Riconosciamo ilvalore di chi ci ama e di chi ci sorride; di chi si preoccupa di noi, di chi ciincoraggia, di chi crede in noi. E riconosciamo soprattutto che apparteniamo aDio. Non attacchiamoci ai soldi, al successo, agli onori, alla carriera, algiudizio degli altri. Usiamo le cose, ma amiamo le persone; riconosciamo che entrambe, pur con diverso valore,provengono da Dio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Noiviviamo nello Stato, ma non apparteniamo allo Stato, apparteniamo a Dio: nondimentichiamolo mai, fratelli; non dimentichiamo mai la nostra origine. Lanostra anima è di Dio e dobbiamo restituirla a Lui. Veniamo da Lui e un giornoritorneremo a Lui: viviamo quindi come suoi figli, viviamo liberi, viviamoveri; viviamo prendendoci cura della nostra coscienza e del nostro cuore.Coltiviamo soprattutto l’immagine di Dio impressa nella nostra anima, perché èsua: coltiviamola e soprattutto viviamo per restituirgliela, immacolata e splendente come l'abbiamo ricevuta. Con questoatteggiamento, fratelli, ci sentiremo integrati e protetti, non più soli, madentro una storia, accompagnati dalla Vita per eccellenza e sostenutidall’Amore assoluto. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-1949765112708005865?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/1949765112708005865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=1949765112708005865' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/1949765112708005865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/1949765112708005865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/10/16-ottobre-2011-xxix-domenica-del-tempo.html' title='16 Ottobre 2011 – XXIX Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-wUyzbxm75L4/Tpaomv_Yz3I/AAAAAAAACQU/GdBgSS8DqA0/s72-c/date+a+cesare.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total><georss:featurename>Italia</georss:featurename><georss:point>41.87194 12.56738</georss:point><georss:box>35.826312 2.4599580000000003 47.917568 22.674802</georss:box></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-6558653389154239508</id><published>2011-10-05T18:20:00.000+02:00</published><updated>2011-10-05T19:44:45.075+02:00</updated><title type='text'>9 Ottobre 2011 – XXVIII Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-8gYR2ZnoNCY/ToyDXKMyywI/AAAAAAAACPE/n5A9ADlKszk/s1600/A28-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-8gYR2ZnoNCY/ToyDXKMyywI/AAAAAAAACPE/n5A9ADlKszk/s200/A28-w.jpg" width="166" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Il regno dei cieli è simile aun re, che fece una festa di nozze per suo figlio…».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Laparabola di oggi paragona il Regno di Dio ad un banchetto nuziale: una immaginemolto accattivante, molto conosciuta e comprensibile a tutti. Quale occasione infattiè più aggregante e gioiosa per parenti e amici di un matrimonio da favola, con unsontuoso pranzo di nozze? Le nozze celebrano l’unione di due persone, sancisconol’amore, la comunione di due cuori; sono l’apertura di una finestra sul mondodella speranza, della novità di vita, della intensità di sentimenti. Non a casoi contemplativi parlano di nozze dell’anima con Dio, per indicare l’incontrointimo, il matrimonio celestiale, l’unione mistica dell’anima col suo Sposodivino. Ai nostri giorni, essere invitati al matrimonio di una personalitàmolto importante, è una circostanza di notevole rilievo, molto ambita eapprezzata, un segno di particolare stima, di grande amicizia e considerazione.E lo era anche al tempo di Gesù: le nozze erano considerate un eventoimportantissimo, duravano una settimana, il banchetto era straricco, e per chiriusciva a malapena a mangiare una volta al giorno, era un sogno irrealizzabile;il non andarci, essendo invitati, era impensabile, sia perché si perdeva l’occasionedi un lauto pranzo, ma anche perché un simile rifiuto comportava una graveoffesa nei confronti degli sposi, magari con spiacevoli conseguenze. Tant’è cheil re della parabola, indispettito per il rifiuto degli invitati, noncapacitandosi di tanta stupidità, manda per ripicca i suoi servi nelle piazze,nei crocicchi, per le strade, per invitare a nozze tutti quelli che&amp;nbsp;incontrassero.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Cosavuol dirci Gesù con questa parabola? Il significato più semplice, quelloevidente, è che tutti, uomini e donne, vecchi e bambini, sono invitati albanchetto celeste: tutti; anche quelli più umili, quelli più poveri (glistraccioni), quelli, in una parola, che sono considerati un po’ il rifiutodella società; ma attenzione: l’unica cosa richiesta è che tutti si presentinocon la veste nuziale: ossia &lt;/span&gt;&lt;span lang="JA" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: JA; mso-hansi-font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="font-family: Century Schoolbook;"&gt;─&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt; tradotto intermini spirituali contemporanei, perché a noi si riferisce questo riferimentodella parabola &lt;/span&gt;&lt;span lang="JA" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: JA; mso-hansi-font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="font-family: Century Schoolbook;"&gt;─&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt; tutti devonoindossare la veste della grazia di Dio, nuova e immacolata, o quantomeno lavatae stirata dalla Penitenza e dalle opere buone.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma nonbasta: questa parabola offre, per l’immediato, anche un’altra interessante spiegazione:il banchetto nuziale cui tutti siamo invitati a partecipare, già da ora sitiene nell’anima di ciascuno: e Dio invita tutti gli uomini ad entrare inquella esperienza di amore, di felicità, di intimità con cui il Figlio celebrale sue nozze perenni col nostro cuore, con la nostra anima. Entrarvi, significaentrare nell’intimità con Dio, rapportarsi con Lui nella nostra coscienza, econseguentemente dare un senso alla nostra vita. Quando il cuore e l’anima dell’uomoentrano in simbiosi con Dio, l’unione mistica che si instaura tra di loro altronon è che una pallida anticipazione di quello che sarà lo stato di perenne beatitudinein paradiso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Gesùquindi ci invita concretamente a “entrare” in questo banchetto, a “vivere” lanostra anima, a saziarci di Lui, e questo fin da subito, immediatamente: eallora che aspettiamo, fratelli? viviamola la nostra anima, viviamolaintensamente, non abbandoniamola, non ignoriamola, non oltraggiamola mai. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Se oggila gente è depressa, esaurita, non ha più voglia di vivere, è perché hadimenticato di avere un’anima, ha dimenticato completamente di rifugiarsi inessa, di instaurare un colloquio intimo e sincero, anima e cuore, con Gesù. Unquarto degli italiani prende farmaci contro l’ansia e la depressione: c’è chili prende per dormire, chi per potersi alzare la mattina, chi per nondeprimersi troppo, chi per controllare l’aggressività, chi per poter sopportarele contrarietà della vita. Si, fratelli, per “sopportare” la vita: ciò chedovrebbe essere fonte di felicità, è diventato un peso da sopportare: perché tuttoappare vuoto, inutile, tutto è vertiginosamente proiettato all’esterno;l’introspezione, la meditazione, la moderazione, sono categorie sconosciute all’uomod’oggi, sono “out”. Adesso tutto è proiezione, tutto è&amp;nbsp;“estremo”: attivitàestreme, sport estremi, viaggi estremi, esperienze estreme, vacanze estreme, sessoestremo. Perché? Perché l’ordinario non offre più niente, non emoziona più, nonha più stimoli apprezzabili. Non ci accorgiamo però che dopo lo “sballo estremo”,segue inevitabilmente il collasso, la depressione, la disperazione: guardandocialle spalle ci accorgiamo di aver ignorato qualunque equilibrio, di aversperperato ogni possibilità di ascoltare e di seguire quei suggerimenti cheDio, pazientemente, inviava al nostro cuore, all’anima e alla mente. Abbiamo,insomma, soffocato la nostra anima.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma cosavuole esattamente da noi quest’anima? Semplice. Vuole la nostra salvezza, ilnostro star bene, il nostro incontrare lo Sposo; l’anima vuole il meglio per lanostra vita soprannaturale, vuole suggerirci i motivi veri per cui valga lapena di vivere. “Perché viviamo?”; ce lo siamo mai chiesto? proviamo achiederlo alle persone che ci stanno intorno, a quelle che incontriamo: “Perchévivi?”; vi assicuro che le risposte saranno tutte di una banalità spiazzante,perché nessuno ha più la ragione unica, importante, vera, profonda, trascendentaleper vivere: c’è chi vive per il lavoro, chi per il denaro, chi per farecarriera, chi per i figli, chi perché “questa è la vita che fanno tutti”!Nessuno si sognerebbe più di rispondere: “Per amare e servire Dio”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma,fratelli miei, se non c’è questo motivo fondamentale per cui vivere, vuol direche manca l’autenticità della vita, vuol dire che si tira a campare, trascinandoi giorni, senza alcun mordente; vuol dire che siamo pronti a cogliere al volo anchele occasioni più astruse pur di dare una parvenza di senso alla nostra vita. Nonpenso di esagerare: è sufficiente guardare la televisione, fratelli: ogni giornoci propina una miriade di deficienti (nel senso che hanno un deficit di anima)che si buttano nelle più insulse avventure: tipi che si lanciano giù dalle cascatelegati a vecchi pneumatici, tipi che bevono 60 litri d’acqua in due ore, chefanno a gara a chi ingurgita più cibo in pochi minuti, autolesionisti che siprocurano tagli e ferite, che collezionano e ostentano fieramente tatuaggi epiercing, spesso vomitevoli! Pur di essere ammirati, pur di provare unasferzata di adrenalina nel cervello, oggi l’uomo accetta di fare tutto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Macos’è che manca a tutta questa gente? Manca in loro la presenza di Dio, mancala percezione dell’anima, fratelli. Non la sentono più, non sanno neppure cheesista. Non a caso le discoteche, sempre zeppe di giovani, stordiscono con unamusica che uccide, che copre e annienta tutto: con cinquemila watt sparati nelleorecchie, in uno stato confusionale e catatonico per alcool e droga, non c’èdiscorso, non c’è emozione, non c’è ispirazione dell’anima che tenga: ci si immergetragicamente nel nulla.&lt;span style="background: yellow; mso-highlight: yellow;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Purtroppoi risultati di tali alienazioni sono quotidianamente trasmessi dai telegiornali.Una difficile e drammatica situazione, fratelli: ma l’invito di parteciparealle nozze regali vale anche per loro, per questi “storpi”, questi “zoppi”, questi“ciechi”. A noi il compito di aiutarli nella ricerca della veste appropriata daindossare. Spetta proprio a noi, fratelli, anche se talvolta succede anche anoi di attraversare momenti di sbandamento, di vivere da “frastornati”: ilsilenzio, anche per noi, è diventato un optional obsoleto; non lo apprezziamo, anzilo temiamo: non sappiamo più cosa sia la meditazione, la contemplazione, lapreghiera mentale; annaspiamo, non sappiamo come riempire le nostre impreviste voraginidi “nulla”. Dovremmo capirlo dal poco: quante volte diciamo: “Non vado a quellamessa perché è troppo lunga, la predica non finisce mai”. Oppure: “L’adorazioneeucaristica è insopportabile, non so cosa dire o pensare in quell’ora, non èper me, ho altro da fare; è roba per suore!” È sintomatico fratelli: vuol direche abbiamo perso la capacità di raccoglierci in noi stessi, di ascoltare lanostra anima; non possiamo più fare a meno anche noi del chiasso assordante,dei clacson inutili, delle accelerate rabbiose, delle radio e televisioni atutto volume: non possiamo farne a meno, siamo anche noi baccano-dipendenti.Allora non è la messa o la predica che sono lunghe, siamo noi che cerchiamo disfuggire a qualunque colloquio silenzioso con la nostra anima, con Dio. Ma comefacciamo a sentire Dio, se non accettiamo di ascoltare la nostra anima, i suoisuggerimenti, la sua voce? Come possiamo sentire Dio, entrare nel banchettonuziale della nostra anima, se non riusciamo neppure per un istante a fermare ilvortice dei richiami dispersivi del mondo? Come si può fare? Si può, fratelli! Fermiamoci,tiriamo i freni, usciamo dall’autostrada di questo mondo, facciamo uno stop, imbocchiamoil solitario sentiero che porta al nostro cuore e ascoltiamoci! Facciamolo, fratelli,perché il vero coraggio, quello autentico, non sta nel combattere contro imulini a vento, ma sta nell’ascoltare la propria anima, la propria coscienza, ilproprio cuore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Fermiamocie ascoltiamoci: e se sentiamo dentro di noi un qualcosa che ci tormenta, un qualcosache ci rende insoddisfatti, se sentiamo un senso di vuoto, una mancanza disignificato della nostra esistenza, un vago senso di depressione, di tristezzadiffusa; se ci sentiamo a disagio nel vivere la nostra chiamata, la nostra vocazione;se siamo scontenti del matrimonio, della famiglia, dei voti religiosi, deirapporti interpersonali; se ci sentiamo ingabbiati in qualcosa che non riusciamoa capire; se vorremmo di più dalla nostra vita; se non riusciamo mai a gioirepienamente, allora, fratelli miei,vuol dire che stiamo vivendo male la nostra anima; vuol dire che stiamo vivendoil male che è dentro la nostra anima; in una parola stiamo provando tutto ildisagio di un’anima che è lontana da Dio. Un disagio che soffoca la nostra vita,che ci impedisce di accedere al nostro banchetto di nozze, di vivere la festa, lagioia, l’amore con lo Sposo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Oggi sonopoche le persone che conoscono il piacere che viene dall’anima. Tutti cercano ilpiacere. Nessuno cerca l’anima. Cerchiamo e troviamo, per contro, tanti surrogatidi felicità: ci copriamo di “giocattoli” costosi (auto, gioielli, telefonini,vestiti, ecc); cerchiamo esperienze inebrianti ai limiti dell’assurdo, ci tuffiamonel virtuale (internet) isolandoci dal reale; cerchiamo ogni tipo di piacere: del sesso, della tavola, della gloria, della notorietà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eppure,nonostante ciò, tutti lamentiamo la mancanza di qualcosa. Ma cos’è che cimanca? Purtroppo, fratelli, ci manca proprio ciò che nessuno può comprare, che nessunopuò regalarci: ci manca la nostra anima, il soffio di Dio, la carezza dello Spirito. Dice il vangelo: «&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;A che serve all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la propriaanima?&lt;/i&gt;». Già, a che serve?! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Usciti per le strade, queiservi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala dellenozze si riempì di commensali…».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Cisono dunque degli invitati che non vogliono andarci. C’è la festa, ma nonvogliono esserne coinvolti. Non vogliono saperne: chi non sente il bisogno diDio non può incontrare Dio; chi non sente il bisogno dell’anima non può trovarel’anima. Perché vivere, seguendo le indicazioni dell’anima, non è uno scherzo, richiedeun faticoso coinvolgimento: vivere a partire dall’anima vuol dire uscire alloscoperto, esporsi, scendere in piazza, scendere nel centro della battagliadella vita. Vivere a partire dall’anima vuol dire essere protagonisti dellapropria vita e non delegare a nessuno il compito di viverla per noi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Aseguito del rifiuto dei “chiamati”, tutti indistintamente diventano invitati: Matteoparla di “buoni e cattivi”; Luca, nella stessa parabola, dice “poveri, storpi,ciechi, zoppi”. Entrano cioè nel regno coloro che sentono la propria miseria,che non nascondono il proprio essere bisognosi, il loro lato debole, i lorolimiti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Certo,tutti sono invitati, meglio tutti&amp;nbsp;siamo invitati, ma ad una condizione: cheindossiamo il vestito della festa. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È unacondizione essenziale; non averlo, per i tempi di Gesù, era imperdonabile. InIsraele c’era addirittura la consuetudine di mettere a disposizione degliinvitati una apposita veste nuziale, che gli invitati, eventualmente, potevano indossareper presentarsi in ordine davanti agli sposi. Il vangelo ne sottolinea tutta l’importanzain poche righe, raccontando la triste sorte di quel malcapitato che si eraintrufolato al banchetto senza indossarla: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Legatelomani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre» &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Morale?&amp;nbsp;Siamo sì invitati alla festa, alla possibilità divivere qualcosa di grande, di vitale, di meraviglioso, in un mondo (regno) diluce, di felicità, di vita vera e piena: e tutto questo gratuitamente; solo una cosa ci è richiesta: che, incambio, dobbiamo vestirci come si deve. L’abito infatti “definisce” la personache lo porta, completa la sua personalità. Non avere l’abito della festa in unbanchetto di nozze, significa esserci “per caso”,&amp;nbsp;dipassaggio, senza convinzione, senza coinvolgimento, senza alcun riguardo per gli sposi. Ecco perché è indispensabileper noi indossare sempre l’abito “nuziale”, l’abito della “coerenza”: perché seil nostro fare non rispecchia ciò che diciamo a parole, commettiamo un falso:stiamo mentendo a noi stessi e agli altri, indossiamo un abito&amp;nbsp;stazzonato e sporco. Stiamo tentando di introdurci allenozze vestiti appunto da straccioni. Invece: “Crediamo? Bene.&amp;nbsp;Viviamo di conseguenza!”. Viviamo onestamentela nostra anima! Eviteremo di sentirci dire: “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Fuori di qui!&lt;/i&gt;”. Parole tremende. Parole che ci devono costringere allaconversione del cuore, alla santità, a indossare il vestito immacolato, privodi ogni ipocrisia. Non indossiamo mai, fratelli, un vestito che non ciappartiene: perché il pericolo di essere cacciati fuori è sempre presente! Non illudiamocidi essere dei privilegiati, non crediamoci dei già salvati, in quanto operaidella prima ora, figli del padrone della vigna, invitati per primi, cristianidi lungo corso, catechisti, preti, frati, suore. Anzi, proprio a noi il Signorechiede di stare bene attenti, di non sederci sulla nostra fede, perché non abbiamoalcuna posizione di privilegio; anzi dobbiamo avere sempre un cuore damendicanti, un’anima umile, aperta allo stupore delle cose di lassù. Solo cosìpotremo incontrare Lui, lo Sposo, il Signore nostro Gesù Cristo; Lui che, solo,può darci la vera gioia, quella durevole; l’amore autentico, quello “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;che rimane nei secoli&lt;/i&gt;”. La nostra fede,fratelli, poggi sempre su tale certezza assoluta. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-6558653389154239508?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/6558653389154239508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=6558653389154239508' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/6558653389154239508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/6558653389154239508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/10/9-ottobre-2011-xxviii-domenica-del.html' title='9 Ottobre 2011 – XXVIII Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-8gYR2ZnoNCY/ToyDXKMyywI/AAAAAAAACPE/n5A9ADlKszk/s72-c/A28-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-4521194863446924018</id><published>2011-09-29T18:53:00.000+02:00</published><updated>2011-10-05T18:20:30.718+02:00</updated><title type='text'>2 Ottobre 2011 – XXVII Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ILyrrFGRxHw/ToSXbVJIhOI/AAAAAAAACOc/Q19Jt3AiGRs/s1600/A27-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="190" src="http://4.bp.blogspot.com/-ILyrrFGRxHw/ToSXbVJIhOI/AAAAAAAACOc/Q19Jt3AiGRs/s200/A27-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Ascoltate un’altra parabola:c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò conuna siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede inaffitto a dei contadini e se ne andò lontano…».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Per laterza domenica consecutiva il Vangelo ci ripropone il tema della vigna delSignore. Prima abbiamo visto la parabola degli operai dell'ultima ora e delpadrone buono, poi quella del comportamento contraddittorio dei due figli; oggiabbiamo quella dei vignaioli assassini che vogliono impossessarsi della vigna efiniscono per uccidere, oltre agli incaricati alla riscossione, anche il figliodel padrone. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Da notare che nelle tre parabole il comportamento dei vari “padroni”è sempre stato improntato alla bontà, alla pazienza, alla massima comprensione.Ma il padrone di oggi va ben oltre ogni aspettativa, rasenta addirittura l’assurdo;il suo è un amore puntiglioso e illogico: nonostante i suoi inviati vengano sistematicamentebastonati, lapidati, uccisi, lui continua sempre a provarci, cerca di dare ai vignaioliassassini nuove opportunità di ravvedimento. Alla fine, in un estremo tentativodi riscatto, arriva a mandare il proprio unico figlio. Ma anche questi subiscela stessa barbarie, e viene ucciso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;L’allusioneè chiarissima: questo vangelo è la sintesi di secoli di storia del popoloebreo. C’è stato un amore iniziale seguito poi dal rifiuto. I servi sono iprofeti che, lungo il corso della storia di Israele, Dio ha mandato perrichiamare il suo popolo, perché si accorgesse di essere sulla strada sbagliata;ma Israele non si è ravveduto, non ne ha voluto sapere. E allora Dio, di fronteall’uccisione di suo Figlio, ha fondato altrove il suo Regno, con altri popoli.È il primo grande esempio, fratelli, ma la storia ci insegna che è sempre statocosì: Dio risiede dove viene accolto, altrimenti, in punta di piedi, se ne va.La vigna è il segno dell’amore infinito di Dio, è una proposta di felicità, divita piena. Se questa proposta non viene&amp;nbsp;accettata, Egli passa automaticamentead altri popoli e ad altri vignaioli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Storiadel popolo ebreo dunque: un popolo che inizialmente accolse il Dio Vivo con grande entusiasmo; ma poilo respinse, lo uccise. Il Regno fu allora destinato ai seguaci di suo Figlio,ai discepoli di Cristo, a quanti, col battesimo, abbracciarono la fedecristiana. Sorsero così comunità cristiane fiorentissime: Filippi, Tessalonica,Corinto, Cartagine, Efeso. Inviati come Paolo, Cipriano, Agostino, vi dedicaronoanni di duro lavoro e di grandi affermazioni. Ma anche queste colonie pianpiano sono capitolate. Oggi, in quelle terre, non c’è più traccia di quel cristianesimofervente; col tempo la fede si è spenta e Dio se ne è andato altrove, in altrenazioni. Un fenomeno che puntualmente continua a ripetersi: quando la fede diun popolo si sclerotizza, si fossilizza, non si rinnova, quella fede muore, e laVigna di Dio, il Regno dei cristiani, degli innamorati di Cristo, sitrasferisce altrove. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Questofatto dovrebbe preoccuparci seriamente, fratelli, perché anche nei nostri paesioccidentali siamo arrivati al limite; e non è detto che in Europa, e anche nellanostra cattolicissima Italia, in un futuro abbastanza prossimo, non possasuccedere altrettanto. Anche da noi la fede sta gradualmente perdendo il suosmalto, la sua spiritualità, il suo entusiasmo, la sua vitalità; rischiamo trabreve di non essere più un popolo di cristiani convinti: al più saremo unpopolo di battezzati, perché è questo che richiede la nostra tradizionesecolare, ma niente di più.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma torniamoalla lettura del vangelo: la parabola inizia dunque mettendo in evidenza ilgrande amore con cui il padrone dà vita al suo progetto. Egli compie ogni cosanel migliore dei modi, prepara la sua vigna con grande dedizione: pianta,circonda, scava, costruisce e affida. È il riguardo e l’amore di Dio per chidovrà poi averne cura. Ma proprio questi lavoratori lo rifiutano. Perché? Gesùè venuto nel nome dell’amore, della bontà, della guarigione, della non-violenza;è venuto per darci una vita piena e sensata. Ma noi, i vignaioli, lo abbiamorifiutato. Ripeto: perché? Perché continuiamo a rifiutare Gesù? Non èabbastanza buono? Non ci ha amato abbastanza? Ci ha per caso ingannati? Alcontrario! Egli ci ha guariti, fatti resuscitare, sfamati, perdonati,illuminati; ci ha fatto sentire in tutti i modi che ci ama perdutamente. Alloralo rifiutiamo perché ci dice la verità? Perché non asseconda i nostri giochettisporchi?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Abbiamovisto tutti i suoi miracoli, ma i nostri occhi non l’hanno saputo individuare.Abbiamo conosciuto la sua vita, ma non abbiamo cambiato la nostra di vita, non cisiamo convertiti. Abbiamo ascoltato le sue parole, ma il nostro cuore non si èlasciato contagiare. Abbiamo sperimentato le sue guarigioni, ma la nostra mentesi è chiusa in discussioni teologiche, in distinguo improponibili, tanto percrearci un alibi per ucciderlo impunemente e vanificare così la sua presenza sullaterra. Ci faceva troppa paura. Poveri illusi: come al solito non abbiamo capitonulla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Checosa avrebbe potuto fare di più? Che cosa dovrebbe ancora dirci Gesù per riuscirea conquistare la nostra fiducia? Cosa ancora dovrebbe dimostrarci, per essereaccolto, accettato, fatto entrare nel nostro cuore? Lo stesso dicasi per i suoiinviati, i suoi santi pastori, il suo rappresentante sulla terra, il Papa: cosadevono fare di più per convincerci che vengono da noi nel Suo nome, in nomedell’Amore? Che cosa devono dirci o dimostrarci ancora? Nulla, fratelli:abbiamo avuto e sentito tutto; ora dovrebbe “bastarci la Sua grazia” (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;sufficit tibi gratia mea, 2Cor 12,9&lt;/i&gt;), mapurtroppo siamo impenetrabili, emozioni-repellenti, non assorbiamo nulla: inaltre parole siamo&amp;nbsp;noi il grande problema. Il problema è il nostro cuore! Siamofossilizzati, chiusi, insensibili. Non riusciamo a vedere in positivo; non vediamo&amp;nbsp;le migliaiadi gesti d’amore che i nostri fratelli ci fanno; non vogliamo vedere la bontàche c’è attorno a noi, di chi ci aiuta, di chi ci sostiene. Siamo occupati continuamentea rimarcare i difetti degli altri, le loro dimenticanze, le loro lacune e, dicontro, non riusciamo mai ad apprezzare il bene, la cortesia, la gentilezza, lapremura, con cui essi ci circondano. A volte ce ne rendiamo conto soltanto quandoqualcuno muore. Soltanto quando perdiamo una persona vicina, finiamo per accorgercidi quanto fosse importante, quanto ci volesse bene. Solo allora i nostri occhi,il nostro cuore, finalmente si aprono: ma è ormai troppo tardi. Allora, perchénon farlo prima? Perché, fratelli,&amp;nbsp;siamo talmente incentrati nel nostro &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;ego&lt;/i&gt; che purtroppo&amp;nbsp;un piccolo gesto negativo, un&amp;nbsp;soffioappena indisponente, è sufficiente per distruggere migliaia di gesti d’amore. Dimostriamo ancorauna volta di avere l’animo atrofizzato, stretto dalla morsa dell’egoismo edella superbia: tutto deve girare attorno a noi. Tutti devono rispettarci, amarci,metterci al centro dell’attenzione e soprattutto lo devono fare &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;sempre&lt;/i&gt;. Vogliamo cioè avere tutto,sempre e subito. Anche l’impossibile. Come i vignaioli. Cosa fanno i vignaioli?Vogliono possedere, possedere, anche ciò che non si può: la vigna non è loro. Lorodevono semmai curarla la vigna; devono farla fruttificare, la devono lavorare,ma non possono averla, non è loro. Come la vita. La vita non è nostra! Non ne siamo ipadroni, e prima o poi dovremo lasciarla. Questo è il problema, fratelli. È lamorte il nostro grande problema. Nella nostra vita di vignaioli, cerchiamo diarraffare tutto, non ci fermiamo di fronte a nulla: vorremmo l’immortalità,l’onnipotenza del Padrone: ma è tutto inutile; non possiamo averle, non ne abbiamoil potere! Non abbiamo niente a cui poter dire: “Tu sei mio”. Non possediamoproprio nulla. La vigna-vita non è nostra, non possiamo campare alcun diritto sudi essa. Anzi, non abbiamo proprio diritti. Punto. La vita, la nostra vigna, èun dono; può solo essere vissuta, realizzata, gustata, ma non possiamo possederla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eppuretalvolta ci comportiamo come se dovessimo vivere per sempre. Illusi! Possiamoal massimo decidere &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;come&lt;/i&gt; vivere, manon &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;quanto&lt;/i&gt; vivere!. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Tutto èdono, tutto ci è gratuitamente affidato da Dio, nulla può essere preteso. Perquesto, fratelli, dobbiamo imparare ad abbandonarci a Lui, alla Vita; dobbiamo fidarcidi Lui, perché noi siamo nelle sue mani. Siamo noi, ma non siamo nostri!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Tuttoè dono; anche i fratelli che ci vivono accanto: rallegrano la nostra vita, leconferiscono profondità e significato, ci danno forza, complicità, unione etanto ancora, ma anch’essi non sono “nostri”, non li possiamo possedere. Possiamosolo dire “Grazie”; “Grazie per ciò che abbiamo condiviso”. E quando se nevanno, dobbiamo pregare Dio non perché li faccia tornare da noi, ma per ringraziarloe benedirlo della fortuna che ci ha concesso nell’incontrarli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quantapazienza ha Dio con noi! Se, come i vignaioli, avanziamo pretese assurde, se cerchiamodi sovvertire l’ordine, se non portiamo più frutto, ebbene: anche allora Dio non ciabbandona; anzi ci manda “messaggi”, degli avvertimenti: “Stai attento perchéle cose non vanno; stai andando incontro alla tua rovina”. Ma noi, purtroppo, spessoce ne infischiamo anche di questi messaggi, andiamo avanti per la nostrastrada, ridiamo e facciamo finta di niente. La Vita non ci è più maestra; nonl’accettiamo, e quindi non può più insegnarci nulla. Come possiamo pretendereche Dio ci parli, si faccia sentire, se di proposito non lo vogliamo ascoltare? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eppure,quando leggiamo questa parabola, ne riconosciamo l’importanza; diciamo: “Chemascalzoni quei vignaioli! Come hanno fatto a non capire? a comportarsi così? Pensavanoforse di farla franca?”. Già, loro sono stati stupidi, mascalzoni, assassini, manoi? Noi li accettiamo i “messaggi” che Gesù ci manda? Eppure sono tanti efrequenti: siamo insoddisfatti, non ci va più bene niente, siamo sempre nervosi,irritabili, non proviamo più stupore, né gioia, non ci entusiasmiamo più perniente; la vita religiosa è un peso, la comunità è un peso, la famiglia è unpeso; ecco, questo, fratelli, è un segnale chiaro, forte: e ci dice che lanostra anima langue, sta morendo. È un messaggio importante. Ma noi continuiamoa illuderci: “È il super lavoro; è un periodaccio; succede a tutti; passeràanche questo!”. No, fratelli miei, non passerà affatto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Isegnali che Dio ci manda vanno ascoltati; Dio cerca di aiutarci, ci ama, ci èamico! Non comportiamoci come abbiamo visto fare i vignaioli: il “messaggio”arriva, e noi “lo bastoniamo”, ce la ridiamo; il Padrone ce ne manda uno di piùforte, e noi “lo lapidiamo”, lo rifiutiamo, neppure accettiamo di sentirlo; allorace ne manda un altro ancora più forte, (“il figlio”): ma noi non solo non lo ascoltiamo,ma&amp;nbsp;“lo uccidiamo”. Ebbene, fratelli, se non provvediamoa rimetterci in linea, la nostra situazione diventerà irrecuperabile. Dobbiamostare molto attenti, dobbiamo prestare la massima attenzione ai “messaggi” diDio; dobbiamo adeguarci immediatamente: altrimenti arriveremo anche noi asentire quelle parole tremende: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«vi saràtolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E concludo: una parabola tragica, quella di oggi, fratelli. Una parabola che ci deve veramentefar riflettere: abbiamo detto che è la storia di Dio e dell’umanità, è lanostra storia, la storia di Dio e noi; la storia delle nostre incomprensioniche ancora fatichiamo a risolvere e superare; è la storia di un dolore, ildolore di Dio; un dolore che purtroppo non ci tocca, che ci lascia indifferenti: quandoinvece dovrebbe spiazzarci, dovrebbe annientarci, o almeno farci interrogareseriamente. Un dolore, questo di Dio, che noi gli causiamo con i nostri continuirifiuti. È la storia di Dio, questo Dio sconsiderato, che insiste, si ripete,che continua a mettere a repentaglio la vita del Figlio, donandocelo ognigiorno nell’Eucaristia. Pensando, così, di suscitare in noi quel rispetto chegli è dovuto, quella adesione al suo infinito Amore, quella risposta che noi,stupidi vignaioli, nell’ottusità del nostro cuore, non vogliamo dare: sì, fratellimiei, anche questo gesto estremo, questa sovrumana e impensabile prova d’amore,è da noi stravolta, incompresa. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Aquesto punto dobbiamo dire “basta!”. Questo deve essere il nostro grido diribellione, questo il grido che deve sgorgare prepotentemente dal nostro cuore:non permettiamo oltre che la missione del Figlio fallisca: siamo noi, ciascunodi noi, che dobbiamo opporci al delirante comportamento degli altri vignaioli, diquelli che nella loro lucida follia pretendono di uccidere sistematicamente Dio, perprenderne il posto. Forse gli altri non lo sanno, fratelli, ma noi lo dobbiamo saperebene: con la venuta del Figlio, noi non siamo più semplici fittavoli dellaVigna; essa è diventata anche nostra, il Figlio ci ha nominati suoi “coeredi”: eccoperché spetta soprattutto a noi il compito di convincere i lontani, idistratti, gli svogliati, a coltivare insieme a noi con gioia questa “comune” Vignadi Dio. Come? Sopportando con pazienza evangelica la violenza e la cecità delmondo; contrastando la sua incoerenza con la nostra vita vissuta coerentemente:ossia con un comportamento che sia in sintonia con le nostre convinzioni, colnostro pensiero; un pensiero che deve essere alimentato, come dice Paolo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(Fil 4,8)&lt;/i&gt;, da «tutto ciò che è vero,nobile, giusto, puro, amabile, onorato; da ciò che è virtù e da ciò che meritalode…». Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-4521194863446924018?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/4521194863446924018/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=4521194863446924018' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/4521194863446924018'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/4521194863446924018'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/09/2-ottobre-2011-xxvi-domenica-del-tempo.html' title='2 Ottobre 2011 – XXVII Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ILyrrFGRxHw/ToSXbVJIhOI/AAAAAAAACOc/Q19Jt3AiGRs/s72-c/A27-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-5484548658337934674</id><published>2011-09-21T12:05:00.000+02:00</published><updated>2011-09-21T18:42:01.389+02:00</updated><title type='text'>25 Settembre 2011 – XXVI Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-80KTW4sKDN0/Tnm10giAu8I/AAAAAAAACOY/dJYzpkhBNLA/s1600/A26-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://4.bp.blogspot.com/-80KTW4sKDN0/Tnm10giAu8I/AAAAAAAACOY/dJYzpkhBNLA/s200/A26-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Un uomo aveva due figli;rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed eglirispose: Sì, signore; ma non andò...».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Perquel poco che facciamo, noi ci consideriamo a buon diritto gli operai dellaprima ora, quelli che da una vita si impegnano attivamente nella vigna delSignore; quelli che (almeno a sentir noi!) sopportano eroicamente il caldo e lefatiche di un lavoro nascosto, sconosciuto ai più, ingrato e sottovalutato; quelliche hanno sempre il broncio, perché convinti di essere sottostimati, presi dimira; quelli che soffrono di vittimismo: che dovrebbero gioire vedendo che anchealtri fratelli sono chiamati a lavorare nella stessa vigna al loro fianco;quelli che dovrebbero entusiasmarsi perché altri come loro possono giustamente sperimentarela dolcezza e la bellezza di appartenere a Dio, di servirlo più da vicino; inveceno, fratelli: noi siamo gelosi. Ci sentiamo defraudati di un nostro diritto“esclusivo”. Siamo sempre all’erta, sul chi va là, diffidenti, perché, non sisa mai, qualcuno dei nuovi arrivati potrebbe farci lo sgambetto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eppure,nonostante ciò, giriamo tutto il giorno con un sorriso posticcio, affettato efalso, immancabilmente stampato sul viso; cerchiamo sempre di appariresolleciti, amabili, ma senza convinzione, senza alcun vero coinvolgimento,giusto quel tanto che basti a salvare le apparenze. Eccoci dunque: questi siamonoi, fratelli; siamo tutti un po’ così, operai della prima ora, sì, ma “calcolatori”,“sindacalizzati”, quelli appunto che Gesù ha strapazzato per benino domenicascorsa; e noi, guarda caso, ci siamo anche rimasti male. Non abbiamo ancora capito,e continuiamo a non capire, che se il Signore ci tratta così, se pretende dipiù da noi, se sembra essere più esigente con noi, è perché ci ama di più. Ciha scelti e chiamati per una missione speciale, e noi inizialmente abbiamo ancherisposto subito con entusiasmo, ma poi un po’ alla volta ci siamo adagiati, cisiamo persi nelle derive della quotidianità, dell’abitudinario. Abbiamocominciato a fare calcoli, a cercare il nostro tornaconto e a piantare i nostri“distinguo” anche con Lui, con il Padre. Egli cerca in ogni modo di scuoterci,di farci capire che così non va, che l’unica via da percorrere è quella dell’amore,del disinteresse, della generosità, ma noi siamo duri, immobili nelle nostreposizioni di ottusi zucconi. E di grandi permalosi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Eccoperché anche oggi Gesù riprende il discorso sui suoi operai; ci fa capire cheil Padre non gradisce dei discepoli mezze tacche, dei bamboccioni viziati, mavuole gente leale, generosa, tutta d’un pezzo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Il nostro Dio non gradisce l’esteriorità, ilmanierismo, i giochetti politici; non ama il doppio gioco, il far vedere unacosa e pensarne un’altra, l’esibire come fede una grande devozione in chiesa, epoi far finta di niente: sono cose che ormai dovremmo sapere molto bene. Ma saperlenon basta! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Non ci dobbiamo quindi stupire se, in linea con iltema dei lavoratori della vigna, oggi Gesù continua la sua lezione, se ci impartisceun ulteriore insegnamento, altrettanto provocatorio, altrettanto indigeribile,ma altrettanto essenziale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Se c’è infatti una cosa, una soltanto, che manda sututte le furie il Padre misericordioso, una cosa che lo irrita profondamente,non è il peccato, il mancargli di rispetto, ma l’ipocrisia: il nostro tentativocioè di presentargli per buona, sincera e convinta una cosa, quando invece, noiper primi, sappiamo bene che non lo è.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Per questo potremmo definire la parabola di oggi,quella “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;del dire e del fare&lt;/i&gt;”: Gesù,in pratica, racconta di due figli che di fronte alla richiesta del padre, a voce siesprimono in un modo, ma poi nei fatti&amp;nbsp;si comportano&amp;nbsp;esattamente al&amp;nbsp;contrario;improvvisamente cambiano idea: uno dice &lt;em&gt;"sì"&lt;/em&gt; ma non fa, l'altro dice&lt;em&gt;"no"&lt;/em&gt; ma ci ripensa e fa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Ecco: è questa inaffidabilità, questo agireda banderuole, da insensati,&amp;nbsp;che il Padre non ama; e c’è di più: Gesù ci fa addirittura capireche preferisce il figlio anarchico e svogliato, quello che d’impulso dice “no”,quello che comunque esprime con franchezza il suo pensiero mettendosi indiscussione, a quell'altro che, salvando l'apparenza del bravo ragazzo, educatoe ossequiente, gli risponde “sì”, ma in realtà non muove un dito. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;In altreparole, Gesù non ama quella forma di religiosità epidermica, di facciata, chesi ferma superficialmente al rito, alla devozione sterile, e che èassolutamente inefficace per un significativo cambiamento della nostra vita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Quante persone si comportano così, fratelli miei! Personeche vivono in assoluta contraddizione con quel che credono; persone che hanno adottatoun &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;modus vivendi&lt;/i&gt; di comodo, in apertocontrasto con quel “credo” che a voce alta professano ogni domenica davantialla comunità. Sono persone che dicono esternamente un “sì”, che poi nellarealtà è un “no”! Non fanno ciò che dovrebbero fare, ciò a cui sono chiamate; non arrivano a sentire il sussurro dell’anima, non hanno il coraggio diseguire le vibrazioni del cuore, la passione che brucia dentro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Quante ce ne sono, fratelli: tante, tantissime,troppe. Ci consoli almeno sapere che ce ne sono altrettante che, purdichiarandosi atee e non credenti, affrontano la loro esistenza con grande onestà ecorrettezza, fedeli alla propria coscienza, consapevoli della propriaumana fragilità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Ma noi, noi in particolare, come ci comportiamo? Anchenoi, spesso, quando Dio ci affida un compito, quando dobbiamo soddisfare unasua richiesta, in prima battuta abbiamo una reazione di rifiuto: “No, nonci vado”; “No, non lo faccio”. E perché mai? Semplice: non capiamo quello cheDio vuole da noi; siamo diffidenti; siamo convinti che quello che ci propone èun qualcosa più grande di noi, delle nostre possibilità, che richiede volontà,applicazione, e tanto sacrificio; pensiamo di non farcela, sentiamo che lenostre forze non sono sufficienti; le nostre paure, i nostri scrupoli, lanostra pochezza, il nostro egoismo, la vergogna di apparire "diversi"&amp;nbsp;rispetto agli altri, ci bloccano, ci immobilizzano: insomma non vogliamo metterciin discussione. Per fortuna poi, dentro di noi, riusciamo a capire tutta laserietà e l’importanza di questo nostro essere scelti; finalmente capiamo chebisogna andare, reagire, muoversi, dirgli di “sì” con tutto il cuore, anche sequesto ci sembra pazzesco, folle. Non dobbiamo fare troppi calcoli, dobbiamodeciderci, fratelli: dobbiamo semplicemente andare, dobbiamo fidarci, dobbiamobuttarci; non possiamo aspettare oltre, non possiamo perdere altro tempo. Capital’importanza della traversata, preparata la barca e noi stessi, dobbiamo levarel’ancora e partire, navigare, navigare. Non possiamo rimanere per sempreimmobili nel porto. Una volta che abbiamo intuito la volontà di Dio, nonpossiamo continuare a tergiversare, far finta di nulla, continuare a stareinerti, non uscire dal porto, dal nostro guscio, dalle nostre sicurezze: sarebberooccasioni di fare qualcosa di grande, mancate,&amp;nbsp;incompiute, mai fiorite, mai sbocciate, equesto solo per colpa nostra. Un vero peccato, fratelli! Forse qualche volta abbiamoanche detto subito di “sì”, magari trascinati dall’emozione di udire la Suavoce dentro di noi; ma passato il momento magico della professione religiosa, delpresbiterato, del matrimonio, il nostro “sì” si è bloccato, si è fermato, non l’abbiamopiù approfondito, non ha messo radici, non ha trovato consistenza e terrenofecondo nel nostro cuore. E nel tempo è diventato un “no”: la nostra entusiasticaadesione iniziale alla chiamata, si è spenta. Per la nostra aridità. Ebbene,fratelli, non è questo che Dio vuole da noi: dobbiamo invece continuare senzasosta a lavorare alacremente nella sua vigna: Dio ci ha chiamati, già colbattesimo, proprio per questo; è questo che dobbiamo fare per la società in cuiviviamo, per i nostri fratelli, per&amp;nbsp;la Chiesa, per il mondo; è ciò che tutti,indistintamente, si aspettano tacitamente da noi! Del resto è il compito cheDio ci ha affidato; per cui ci ha concesso doti particolari, per cui ci assistecontinuamente con la sua grazia. Sono doni che non possiamo lasciare incolti; nonpossiamo esimerci, non possiamo fare altrimenti. Riattizziamo quel fuoco dellasua Parola che ci bruciava dentro e muoviamoci in fretta, agiamo! Agire vuoldire riconoscere per valida la sua chiamata, vuol dire capirne l’importanza,vuol dire rispondere “si”, con i fatti, a Dio e a noi stessi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Abbiamo bisogno di tanta onestà: dobbiamo armarcidi grande rispetto per Dio, per noi e per gli altri; un rispetto soprattuttomorale, di tanta sincerità e umiltà. Lasciamo che siano le canne al vento a farechiasso. Noi, lavoriamo nel silenzio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Guardiamo a Gesù: che uomo è stato! Un uomo vero,trasparente, coraggioso fino in fondo, senza le nostre piccole e grandi bugie, senzale nostre meschinità: seguiamo le sue orme, cerchiamo di essere anche noi uomini “del sì”come Lui; anzi, ci siamo mai chiesto che uomini siamo noi? Come ci comportiamo?Per esempio, quando dobbiamo&amp;nbsp;difendere la nostra fede, i nostri ideali, lenostre convinzioni, testimoniandoli in pubblico, vincendo&amp;nbsp;il “rispetto umano”, e non lofacciamo, nascondendoci per paura o per vergogna, ci siamo mai chiesto che uominisiamo? Quando non abbiamo il coraggio di guardare dentro il nostro cuore perpaura di soffrire o di scoprire le nostre miserie inconfessabili, tutte lenostre magagne, che uomini siamo? Quando pretendiamo onore e rispetto, ma noi trattiamo&amp;nbsp;gli altri con alterigia,&amp;nbsp;disprezzo e rancore, che uomini siamo? Quando nella nostra vita sociale ciprofessiamo pacifisti convinti, rispettosi dei diritti del prossimo, salvo poiaderire a manifestazioni e cortei per la pace, spaccando tutto quello chetroviamo, che uomini siamo? Quando in società ci teniamo ad ogni costo apassare per cittadini modello, salvo poi evadere il fisco e non pagare le tasse,che uomini siamo? Certo, essere veri, dire sempre la verità, essere trasparentiin tutto, non ci garantisce assolutamente una vita tranquilla; ma sicuramente cifa sentire uomini e donne veri. Non ci darà molti soldi e forse neppure molteamicizie, ma ci darà una cosa che niente e nessuno può darci: la nostra dignità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Ecco, fratelli: questa è in sintesi l’onestà che Gesùci chiede nel vangelo di oggi: e la richiede sopratutto quando ci rapportiamo con i nostrifratelli e con Lui. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Evitiamo pertanto di indossare davanti a Dio il nostrovestito bello, quello della festa, quello del perfetto devoto, del perfettocristiano; indossiamo invece sempre quello dell’onestà, quello, a volte laceroe sporco, del sincero cercatore di Dio, del discepolo che mendicadignitosamente da Lui, senso e luce per la propria esistenza. Senza questaverità e onestà, fratelli, finiremo col perdere la strada, col tradire lafiducia che Dio ha riposto in noi; finiremo col costruirci un altro Dio daadorare, uno che assomiglia troppo a noi stessi… Una religione che si esauriscenella esteriorità della preghiera e del culto, nella menzogna e nel timore! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Gesù ci chiede di imitarlo sia nelle parole chenelle opere, senza perdere tempo nella ricerca di coerenze pagane di questo mondo, ma nellaserena consapevolezza che l’aver incontrato Lui e il suo Vangelo ci obbliga automaticamentea cambiare vita. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: Arial;"&gt;Non comportiamoci come quei cristiani che vivono nella lorocoscienza in compartimenti stagni: quelli che si ricordano di Dio forse cinque minutial giorno, un’ora a settimana, e finita la benedizione della Messa, amen! E lasciano volentieri Dio da solo nei tabernacoli! Non celebriamo il Dio della vita con azioni di morte,fratelli! Siamo autentici con Dio. Non lo blandiamo. Non pretendiamo di indossaredavanti a Lui un abito che non è il nostro e che ci sfigura. Presentiamoci invecea Lui, nella nudità imbarazzata dell’essere come siamo,&amp;nbsp;umilmente autentici. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-5484548658337934674?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/5484548658337934674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=5484548658337934674' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/5484548658337934674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/5484548658337934674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/09/25-settembre-2011-xxvi-domenica-del.html' title='25 Settembre 2011 – XXVI Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-80KTW4sKDN0/Tnm10giAu8I/AAAAAAAACOY/dJYzpkhBNLA/s72-c/A26-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-4861340821284944114</id><published>2011-09-15T09:44:00.000+02:00</published><updated>2011-09-15T09:44:10.082+02:00</updated><title type='text'>18 Settembre 2011 – XXV Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-N4BvOnKh0nM/TnGr_hqGSYI/AAAAAAAACN4/YUXTcr-_MC0/s1600/A25-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="166" src="http://2.bp.blogspot.com/-N4BvOnKh0nM/TnGr_hqGSYI/AAAAAAAACN4/YUXTcr-_MC0/s200/A25-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Il regno dei cieli è simile aun padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per lasua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella suavigna…».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Laparabola di oggi potrebbe sembrare a prima vista una difesa dell’autonomiadiscrezionale del datore di lavoro nello stabilire la retribuzione ai suoioperai. Un padrone, dunque, esce di primo mattino per cercare degli operai agiornata da mandare nella sua vigna: trovatili, si accorda con loro per “undenaro”, il corrispettivo di quei tempi per un giorno lavorativo. Preoccupatoperò per l’urgenza della vendemmia, esce ancora, in ore diverse del mattino edel pomeriggio, e continua ad assumere chi trova, mandando tutti a lavorarenella sua vigna. Alla fine della giornata, gli operai si presentano dal padroneper ricevere ciascuno la sua paga: per primi vengono chiamati quelli che hanno lavoratoun’ora soltanto e ad essi il padrone consegna un denaro ciascuno. A questopunto gli altri, fatto un rapido calcolo, pensano di ricevere una paga proporzionalealle ore di lavoro rispettivamente effettuate. E invece niente: sia chi halavorato un’ora, sia chi tre ore, sia chi l’intera giornata, tutti ricevono lastessa identica paga di un denaro a testa. Beh, di fronte ad un similetrattamento penso che anche noi ci saremmo sicuramente “alterati”: quanto menoavremmo denunciato tale sperequazione al competente “sindacato”, magariricorrendo pure ad uno sciopero esemplare. Secondo i nostri contratticollettivi di lavoro, un trattamento simile è infatti assolutamente inammissibile.Le nostre leggi economiche decretano: “La paga va liquidata al dipendente sullabase delle ore lavorative prestate”. Quindi, se chi aveva lavorato un’ora avevaavuto un denaro, chi ne aveva lavorato nove doveva incassare nove denari: punto.Non c’è scampo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma Dio,fratelli miei, non ragiona come noi; Egli si comporta diversamente. Dio non dàsecondo i nostri “diritti”, Dio non usa i parametri sindacali: Dio agisce cosìperché ama! Egli ha dato il minimo giornaliero di sopravvivenza a tutti,indipendentemente dalla quantità di “lavoro” svolto da ciascuno, proprio perchéama tutte le sue creature allo stesso modo e vuole che tutti, indistintamente,abbiamo le stesse possibilità di vita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lagiustizia di Dio non è legata ad alcuna legge economica del tipo: “Hai lavoratotot, eccoti tot”. Egli non pensa come tanti ricchi della nostra societàindustrializzata: “Se non lavori e non guadagni tanto da poterti sfamare, è unproblema tuo, non mio”. No, fratelli, questa non è la giustizia di Dio: la sua èla giustizia dell’amore, del cuore. Dio vuole che ciascuno viva, che ciascunoabbia il necessario, che ciascuno possa avere le stesse possibilità per realizzarsi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lachiave della parabola sta invece altrove, fratelli: ossia nel mettere alloscoperto e nel condannare un nostro comportamento molto comune, quello cioè diconfrontarci sempre con gli altri. Lo scontento, il malessere, la convinzionedi subire ingiustizie, sentimenti che spesso ci affliggono, provengono quindinon dall’esterno, dagli altri, ma esclusivamente dal nostro interno, dallagelosia che scaturisce dal nostro continuo confrontarci egoisticamente conquanto succede agli altri: una serpe velenosa, l’invidia, si insinua nei nostricuori, obnubila la nostra mente, e ci destabilizza da ogni logico raziocinio: “luisì, io no! Lui tanto, io poco!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lamolla che fa scatenare il malcontento degli operai della prima ora,a benvedere, non è quindi il comportamento del padrone nei loro confronti: essi infattihanno ricevuto esattamente quello che avevano concordato: chiuso; è invece laconstatazione della somma percepita dagli altri la responsabile del loromalumore: e questa, fratelli, in una parola, si chiama “invidia”. A nessuno diessi interessa più l’essere stato trattato con giustizia dal padrone; quelloche ora li manda in bestia è che gli altri hanno guadagnato di più lavorando dimeno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco,è su questo atteggiamento, fratelli miei, che dobbiamo meditare: a chi di noinon è mai capitato di comportarsi così? Chi di noi, in qualche modo, non ha maiceduto all’invidia? Se lo negassimo saremmo disonesti con noi stessi. Tutti noi,chi più chi meno, in certe situazioni pecchiamo di incoerenza, non siamo onesti,obiettivi. I nostri rapporti “fraterni” perdono di lucidità, di autenticità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Certo,un normale confronto con gli altri è assolutamente normale: non viviamo soli inquesto mondo. Quello che è innaturale, decisamente negativo, è impostare lanostra esistenza su quella degli altri, condizionare i nostri stati d’animo aquello che di meglio e di più succede agli altri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È comese il padrone del vangelo in pratica ci dicesse: “Io e te abbiamo concordatouna giornata di lavoro per un denaro: tu eri contento così e lo hai accettato;perché ora sei tanto arrabbiato? Perché vuoi impedirmi di essere generoso,buono e grande d’animo con gli altri? Ti ho forse tolto qualcosa? Ti hodefraudato di qualcosa? E allora perché ti lamenti?”. E mette il dito nellapiaga, facendo capire quanto sia dannoso un confronto invidioso con l’altro. Sefossero stati presenti soltanto gli operai della prima ora, non ci sarebbestato alcun problema. Sarebbero stati tutti felici: avevano lavorato, avevanoguadagnato il pattuito, e tutti se ne sarebbero tornati a casa soddisfatti.Cos’è che ha rovinato la loro festa e la loro gioia? Il confronto, fratelli. L’avervisto per gli altri un trattamento migliore del loro: e non vanno più a casafelici per quello che hanno guadagnato, ma tristi e infuriati perché gli altri hannoguadagnato di più. Eppure sono stati trattati con giustizia, hanno portato acasa il pattuito, che motivo c’era per lamentarsi? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Purtroppoè così: il confronto malevolo, l’invidia, toglie ogni valore a tutto quello cheabbiamo: non lo consideriamo più, non lo gustiamo, non lo viviamo più; nonguardiamo più a noi stessi, a ciò che siamo, a ciò che abbiamo, ma abbiamo losguardo fisso sugli altri. E il confronto con loro ci distrugge, ci rovina lavita, ci porta ad odiarli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Lasciamoperdere, fratelli: credetemi, questo confrontarci maniacale con gli altri è unagara persa in partenza; nella vita ci sarà sempre qualcuno che è più di noi,che ha più di noi, che sa più di noi, che è più bravo di noi, più apprezzato,più bello. Se non siamo felici, la causa non sono gli altri, ma siamo noi; ilvero problema siamo noi, fratelli, soltanto noi! Non ci accettiamo per quelloche siamo; non siamo sicuri di noi stessi, pensiamo di non valere e ci mettiamocontinuamente alla prova: “Ho di più io o gli altri? Sono più intelligente io ogli altri? Sono più bravo… onesto… rispettabile… cristiano… simpatico… bello…io o gli altri?”. Se la risposta è “io”, allora tutto è ok: ci sentiamo aposto, soddisfatti di essere superiori agli altri: è l’orgoglio che ci sostiene.Ma se la risposta è “gli altri”, allora crolliamo, cadiamo in depressione;oppure scatta in noi una insana rincorsa per essere e per avere sempre di più,più di ogni altro; oppure, ancora, attacchiamo, giudichiamo ingiustamente e conlivore gli altri perché secondo noi non meritano di essere o di avere più dinoi: “Non è giusto!”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Equesto succede perché nella vita siamo noi, purtroppo, i più accanitisostenitori dei nostri meriti, siamo noi in assoluto gli unici a poter vantaredei meriti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ebbene:Gesù con questa parabola, se la prende proprio con la logica del merito,secondo cui Dio ci ama e ci premia in funzione dei nostri meriti; lo fa perché lomeritiamo, perché ci comportiamo bene. Così la pensavano i devoti del suotempo. E così la pensiamo anche noi. Ma Gesù dà una spallata a questa logicaumana: una logica che pone la giustizia come unico modo di relazionarsi fra lepersone e con Dio. Per carità, la giustizia è certamente importante, ma rischiadi trasformarsi in un'arida contabilità dei meriti. Invece, molto più importantedel merito, c'è la grazia, c’è il dono: è questo che praticamente ci dice oggi Gesù.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Allora,non cadiamo, fratelli, nell’errore degli operai della prima ora: essi non hannocapito con quale padrone hanno a che fare. Hanno ridotto la loro fedesemplicemente a fatica e sudore. Peggio: guardano con sospetto gli altri, quasifossero concorrenti dei loro privilegi. Ma non è così che deve essere,soprattutto per noi che abbiamo colto la luce del Vangelo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Rinunciamoa questa gara di chi è più meritevole, a questo confrontarci ossessivamente congli altri: cerchiamo di essere noi stessi, non sragioniamo! Accettiamo glialtri per quello che sono: nostri fratelli. Perché ridurci a confrontare unapera con una mela? Vale di più la pera o la mela? Che senso ha? Sono due fruttidiversi, entrambi ottimi, punto e basta! Che senso ha guardarsi in cagnesco,paragonarsi con cattiveria, confrontarsi invidiosamente e farsi vicendevolmentei conti in tasca? Lo ripeto: non perdiamo tempo, imitiamo invece Gesù, mite eumile di cuore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ringraziamoloe gioiamo per la grazia che ci ha concesso di poter lavorare nella sua vigna,pur non disponendo di alcuna specializzazione; gioiamo per la possibilità offertaanche agli altri nostri fratelli &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Century Schoolbook;"&gt;─&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;anche a quelli dell’ultimo momento &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Century Schoolbook;"&gt;─&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;di accogliere quella stessa grazia che ha donato a noi e che ci ha trasformati.La bontà di Dio contagi ogni istante della nostra vita, renda questa nostra “giornatalavorativa”, sin d'ora, specchio di quella gioia che il Signore un giorno riverserànei nostri cuori. Il nostro Dio, amore infinito, ci faccia uscire dalleristrettezze di una fede "sindacale", per percepire, almeno un poco, ilcalore di quell’immenso fuoco d'amore e di bontà che è il suo cuore. Auguriamoceloumilmente. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&amp;nbsp;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-4861340821284944114?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/4861340821284944114/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=4861340821284944114' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/4861340821284944114'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/4861340821284944114'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/09/18-settembre-2011-xxv-domenica-del.html' title='18 Settembre 2011 – XXV Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-N4BvOnKh0nM/TnGr_hqGSYI/AAAAAAAACN4/YUXTcr-_MC0/s72-c/A25-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-3527592645259427038</id><published>2011-09-06T18:06:00.002+02:00</published><updated>2011-09-06T18:06:46.105+02:00</updated><title type='text'>11 Settembre 2011 – XXIV Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-TCizrk_9uhE/TmYqYXqjpfI/AAAAAAAACNo/Zk7A4DfjQJk/s1600/A24-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-TCizrk_9uhE/TmYqYXqjpfI/AAAAAAAACNo/Zk7A4DfjQJk/s200/A24-w.jpg" width="176" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;«Pietro si avvicinò a Gesù egli disse: Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quantevolte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;IlVangelo di oggi continua a proporci insegnamenti per la nostra vita&amp;nbsp;“comunitaria”. Domenicascorsa ci ha dimostrato quanto sia importante in una comunità ascoltare leragioni del proprio fratello, rapportarsi con lui; quanto sia importante aprirgliil nostro cuore e accogliere il suo. Oggi ci offre un ulteriore approfondimentodel tema: uno dei&amp;nbsp;modi più efficaci per&amp;nbsp;esprimere l'amore, è il perdono. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;APietro, come al solito, la teoria non basta, egli vuol saperne di più, averecertezze, vuol vederci chiaro, nero su bianco. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Quante volte devo perdonare?»&lt;/i&gt;. Egli ha capito perfettamente chebisogna perdonare: ma quali sono i limiti di questo perdono? Egli pensa dimettersi in linea con la predicazione di Gesù, andando oltre le tre, quattrovolte, previste dall’antica legge &lt;/span&gt;&lt;span lang="JA" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: JA; mso-hansi-font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="font-family: Century Schoolbook;"&gt;─&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="JA" style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-language: JA;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-language: JA;"&gt;come per es. in &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Amos&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(2,4)&lt;/i&gt; e Giobbe &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(33,29)&lt;/i&gt; &lt;/span&gt;&lt;span lang="JA" style="mso-ascii-font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: JA; mso-hansi-font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="font-family: Century Schoolbook;"&gt;─&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="JA" style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-language: JA;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;e, pertenersi sul sicuro, propone &lt;em&gt;“sette volte”&lt;/em&gt;. Ma la risposta di Gesù va ben oltre:rovesciando il canto di Lamech che prevedeva un crescendo di violenza scatenatadal gesto di Caino: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Sette volte saràvendicato Caino, ma Lamech settantasette…» (Gn 4,24)&lt;/i&gt;, Gesù fa capire qualiimpensabili risorse di misericordia siano legate all’avvento del suo Regno: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Non ti dico fino a sette, ma fino asettanta volte sette»&lt;/i&gt;. In altre parole, caro Pietro, non hai scampo: deviperdonare sempre! Perché? Semplice: il perdono non è frutto di un gesto eroicoche nasce dal grado di bontà del discepolo, ma è la logica conseguenza di chi sirende conto di quanto perdono, lui per primo, abbia ricevuto dal Signore... Chisi guarda un po’ dentro, e vede quanto male è stato perdonato a lui, non puòesimersi dal perdonare a sua volta. Quindi l'unica misura del perdono èperdonare sempre, senza misura e senza calcoli, perché così fa Dio con noi. Lanuova giustizia che Gesù introduce nel Regno, infatti, non è quella cheristabilisce la parità, in base alla regola “chi sbaglia paga”; la sua è unagiustizia superiore, è la giustizia propria di chi ama senza limiti. Eglisostituisce la giustizia della legge che uccide, con la sua, quella delloSpirito che dona vita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Perdonoincondizionato, dunque. Ma&amp;nbsp;cos'è il perdono? È possibile il perdono? Come si giustifica? Comeviverlo? Cercherò&amp;nbsp;di dare una risposta condivisibile a tali quesiti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Per ciascuno di noi è una cosa naturale,istintiva, reagire alle offese degli altri, offenderci, rimanerci male e inqualche modo vendicarci, anche se si tratta di piccole cose. Se poi subiamocontrasti più gravi, torti o azioni cattive, lesioni alla nostra dignità, allasalute o alla vita nostra e dei nostri cari, sentiamo non solo il bisogno e ildiritto di far valere le nostre ragioni (e fin qui può andare bene), ma di affrontarecon altrettanta durezza e cattiveria il responsabile, per fargli pagare ad ognicosto quel “male” che abbiamo ricevuto. Ma è una soluzione che non paga. Perché ci fa cadere inevitabilmente in quelmeccanismo in cui il male richiama altro male, la violenza (di qualunque tipo)richiama e moltiplica violenza; in questo modo&amp;nbsp;non plachiamo certamente&amp;nbsp;l’odio, ma lo alimentiamofacendolo crescere sempre più; inoltre l’idea della vendetta ci illude, ci corrodel’anima, inducendoci a pensare che è lei, la ritorsione, a rimettere le cose alloro posto; ma il risultato è ingannevole perché&amp;nbsp;ci fa vivere nel tormento, con l'inferno nelcuore. Possiamo cogliere tanti&amp;nbsp;piccoli esempi intorno a noi: vicini di casa chehanno litigato per un nonnulla e lasciano passare anni e decenni senzariprendere un dialogo, una parola, un saluto; genitori e figli che interromponoogni rapporto per cause spesso futili e banali; fedeli che collaborano nellaparrocchia, impegnati nella chiesa, che si dilaniano l’anima per immaginarisoprusi o per sgarbi di “lesa maestà” subiti da altri collaboratori;confratelli e consorelle in grave disaccordo che, pur assistendoquotidianamente all’Eucaristia, al momento della pace si riducono allafinzione, lasciando intatto nell’intimo del loro cuore il sentimento corrosivo delrancore, chiudendosi in maniera totale all’invito di Gesù di usare amore emisericordia. Ciascuno rimane orgogliosamente arroccato sulle proprie posizioni,su versanti diametralmente opposti. Eppure il perdono è l'unica strada, umana ecristiana, che consente, cristianamente e umanamente, di condurre una vita vera,autentica, serena e felice.&amp;nbsp;Abbiamo anche tanti esempi di situazioniumanamente molto più dolorose e strazianti: quando per esempio qualcuno ti portavia il marito o la moglie e rovina la tua di vita e quella della tua famiglia,dei tuoi figli; quando qualcuno con grande superficialità, anche se involontariamente,causa la morte di una persona cara. Cosa fare allora? Come gestire questesituazioni gravissime? Come continuare a vivere, dopo aver subito azioni così distruttive?Ebbene, fratelli, non ci sono appelli, non ci sono eccezioni: anche in questi casi dobbiamoperdonare. Dobbiamo farlo noi per primi e indurre anche gli altri, che ci sono vicini, a farlo. Sembraimpossibile, non è vero? Certo, umanamente parlando, visto dall’esterno, il perdono può sembrare un gestoeroico, irrazionale. Ma a ben vedere, non è altro che un gesto di equità, unconcedere all’altro lo stesso beneficio&amp;nbsp;che noi abbiamo già ricevuto in larghissima misura.Difficile da praticare, questo si. Ma Gesù ci dimostra continuamente che tutto quello che gli uomini non riescono a fare da soli, lo possono sempre fare&amp;nbsp;con il Suo aiuto. Perquesto dobbiamo chiedergli tutta la forza di cui abbiamo bisogno. Dobbiamoaprirci, anche se è difficile, alla rassegnazione, aprirci alla pace del cuore.Dobbiamo insomma aprirci a nuove dimensioni che rasentano il “divino”, diventando capacidi lottare contro l'odio, di santificare il dolore, di ritrovare la pace, divivere, in una parola, il perdono. Gesù lo lascia intendere con&amp;nbsp;estrema chiarezza: “perdonare” deveessere un distintivo per quanti vogliono seguirlo sul Suo cammino. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Comeho detto, molti pensano che il perdono sia un sentimento che nasce dal cuore,un gesto spontaneo di chi è già avanti nel difficile cammino della perfezione.No, fratelli. Il perdono è un atto di volontà che tutti possono e devono fare: un impegno forte, che deve regolamentare lanostra vita, il nostro modo di pensare, il nostro relazionarci, il nostrovivere da cristiani. Non è una cosa naturale, spontanea, semplice; ma è un gesto contronatura, irrazionale, incomprensibile: irrazionale e incomprensibile, del resto, comelo è tutto il messaggio evangelico di Gesù. Egli, perdonando e scusando controogni logica umana i suoi torturatori, i suoi carnefici, ci ha lasciato il piùsublime esempio di perdono: le sue non sono quindi raccomandazioni astratte, masono vita vissuta, scuola pratica da seguire e basta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilcristiano è pertanto chiamato a perdonare, sempre e in ogni caso, proprio perchéDio lo ha sempre fatto con lui e continua a farlo. La sproporzione del debito deidue servi, magistralmente&amp;nbsp;sottolineata nella parabola di oggi (migliaia e migliaia di talenti contro pochi denari) sta ad indicare l’enorme divario cheesiste fra il perdono di Dio e il nostro. Ecco, fratelli: noi siamo chiamati aperdonare perché siamo dei “perdonati”, perché noi per primi abbiamo fatto e facciamoesperienza continua del gratuito perdono divino e non certo perché siamo piùbuoni degli altri. Cosa che difficilmente riusciamo a capire, perché spessosiamo convinti che se perdoniamo, lo facciamo perché in fondo in fondo siamo miglioridegli altri, migliori sicuramente di quei “disgraziati” che ci hanno offeso. Nondobbiamo perdonare per dimostrare qualcosa a qualcuno, fratelli; ma solo perchénoi per primi abbiamo bisogno assoluto di perdono, e perché portare rancore, fa piùmale a noi che agli altri... Siamo poi chiamati a farlo gratuitamente, senzapensare ad un qualche tornaconto, magari sperando che il nostro gesto cambil'atteggiamento di chi ci ha offeso. Sicuramente il nostro perdonare, come quello di Gesù,rischierà di essere ridicolizzato dalla gente, forse ci verrà rinfacciato come unsegno di debolezza, di meschinità. Poco importa: chi ha incontrato sulla suastrada il grande perdono di Dio, non può più fare a meno di guardare all'altro,al suo fratello, senza comprensione, senza amore e verità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Conquesto, fratelli, non voglio dire che il perdono debba cancellare, oltre ai tortie alle ingiustizie subiti, anche il loro ricordo; sarebbe umanamenteimpossibile. Ma il ricordo deve rinvigorire e riconfermare il nostro impegno, deve essere motivo digratitudine verso quel Dio, che per la sua infinita bontà ci rinnovaquotidianamente il suo di perdono. Molti dicono: “Vorrei perdonare, ma non ciriesco. Non riesco a dimenticare; appena vedo quella persona, il sangue mi tornaa ribollire. Non posso farlo!”. Beh, provare simili sentimenti, come ho detto,è naturale, è umano; ma a queste persone dobbiamo dire: “Perdona, perdonasempre e comunque: l'importante non è ciò che senti, ma ciò che tu vuoi nel tuocuore. Perché se tu vuoi perdonare, se lo desideri, hai già perdonato”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E allora:come figli di Dio, dobbiamo avere verso i nostri fratelli gli stessi sentimentidi misericordia che Dio ha usato con noi: in altre parole, grazie al&amp;nbsp;nostroperdono i torti e&amp;nbsp;le ingiustizie che sopportiamo ci fanno diventare,paradossalmente, come Dio; il male che noi facciamo agli altri, diventa perdonodi Dio a noi; il male che gli altri fanno a noi, diventa perdono nostro, che ci rendesimili a Dio! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;È inquesto senso che dobbiamo leggere il famoso detto di Paolo: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«dove abbonda il peccato, sovrabbonda lagrazia!» (Rm 5,20)&lt;/i&gt;. Il perdono che riceviamo e che accordiamo, da peccatoriperdonati, è esattamente il “respiro di Dio”, quello Spirito divino che diventanostra vita. Del resto possiamo definire una comunità “osservante”, “santa”, nonperché i suoi membri sono perfetti, perché non sbagliano mai o non offendonogli altri; ma perché tutti si sentono dei “perdonati” e perdonano di cuoreamando gli altri. Il male reciproco che inevitabilmente si fanno, non costituiscequindi un elemento dirompente, ma nel reciproco perdono diventa il collante cheli unisce saldamente in Cristo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Davantia Dio, fratelli miei, noi tutti siamo debitori, eccome! Tutti siamo peccatori,assolutamente insolvibili; mai, in tutta la nostra vita, potremo rendergli l’amoreche gli è dovuto, quell’amore che invece noi, con tanta disinvoltura, glisottraiamo continuamente con i nostri peccati. Eppure egli è sempre pronto acondonarci tutto, a perdonarci senza limiti, indicandoci la strada del perdono chedobbiamo percorrere nei confronti dei nostri fratelli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Enella parabola di oggi, Gesù ci offre proprio una dimostrazione pratica dei suoiinsegnamenti, attraverso le vicissitudini dei due servi: riconsideriamola&amp;nbsp;brevemente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ilprimo servo doveva al suo re una cifra enorme, “diecimila talenti”, una sommache non avrebbe mai potuto&amp;nbsp;pagare al suo padrone: giusto per avere un’idea,un talento era pari alla paga di seimila giornate lavorative; diecimila talenticorrispondevano quindi a sessanta milioni di paghe quotidiane: una somma che perrestituirla, quel servo avrebbe dovuto lavorare duecentomila anni senza mangiare.Un’assurdità. Consapevole di questo, egli tenta il tutto per tutto: si getta aterra e supplica tra le lacrime il suo creditore. E il re prova compassione perlui; si immedesima talmente nella sua angoscia, nella sua disperazione, al punto da considerarlepiù importanti della somma ingente che quel derelitto gli doveva. E in unoslancio di misericordia gli apre il suo cuore e gli condona tutto il debito. Un condono tombale, senza penalità alcuna.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Bene:quello stesso servo, cui era stato&amp;nbsp;condonato il suo mostruoso debito,&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“appena uscito”&lt;/i&gt;, trova un suo pari chegli doveva pochi denari... &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Appena uscito”&lt;/i&gt;,fratelli; non una settimana dopo, non il giorno dopo, non un'ora dopo. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Appena uscito”&lt;/i&gt;, quindi ancora&amp;nbsp;emozionatissimo&amp;nbsp;perquanto gli era capitato, ancora frastornato dalla&amp;nbsp;gioia irrefrenabile per aver scampato un grave pericolo,&amp;nbsp;per essere stato liberato da un incubo insopportabile: lui, cheaveva appena fatta esperienza della grandissima misericordia regale, senza alcunaesitazione, sopraffatto dall’ira, prende il suo compagno per il collo e lostrangola gridando: “rendimi ciò che mi devi”; una inezia, poche moneterispetto ai miliardi che gli erano stati appena condonati! E senza pietà alcuna,lo fa gettare in prigione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Chedire di questo servo, che così tanto ci assomiglia? Senza dubbio non è l'esempio che dobbiamo seguire! Certo, agli occhi del mondo eglisi comporta nel rispetto del&amp;nbsp;diritto e della giustizia. Fa cioè valere i suoi diritti, e quindiè nel giusto. Si, fratelli, è nel giusto, ma è un uomo senza pietà. Sarà ancheonesto di fronte alla legge, ma è un uomo decisamente cattivo. Non ha saputoriconoscere al compagno,&amp;nbsp;in una situazione decisamente&amp;nbsp;meno impegnativa per lui, la stessaamicizia, la stessa misericordia che lui&amp;nbsp;invece aveva appena sperimentato in misura clamorosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Purtroppo, fratelli, a&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;nche anoi può capitare spesso, e con facilità, di essere giusti maspietati, onesti ma cattivi! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Nonbasta la giustizia umana&amp;nbsp;per essere uomini&amp;nbsp;superiori; e meno ancora peressere figli di Dio. Dobbiamo capire&amp;nbsp;che il perdono guarisce, matura efortifica chi lo esercita, cioè noi, non coloro che lo ricevono; e che quindi perdonando facciamo soprattuttoi nostri interessi! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;E concludo: Gesùsuggella il suo insegnamento, proponendoci una pietà, una misericordia, unperdono razionalmente incomprensibili quanto si vuole, ma di una coerenza estremamentesemplice: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Servo malvagio, io ti hocondonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu averpietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?»&lt;/i&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Due sono dunque i motivi per cui dobbiamo avere pietà e perdonare: per conquistareil cuore di Dio e per introdurre nell’apparente equilibrio di questo nostromondo garantista, il “disordine divino”, scompaginante, del suo messaggio d’amore. E dobbiamo farlo col cuore. Èdifficilissimo perdonare veramente di cuore: comporta&amp;nbsp;un profondoatto di fede, un dare fiducia all'altro senza guardare al passato, mirando soloal futuro; esattamente come fa Dio con noi: Si, fratelli: Dio ci perdona per unatto di fede, perché crede in noi, si fida di noi! Egli è sicuro cheperdonandoci, investe su di noi, sul nostro cammino di perfezione. Non visembra meraviglioso tutto questo? Se solo sapessimo, se capissimo di quantoamore il Signore è capace di colmarci! Se prendessimo più seriamente l’insegnamentodi questa pagina del Vangelo! Allora forse riusciremmo a costruire veramente dellecomunità, una Chiesa, di perdonati! &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco, preghiamo proprio per questo: che lenostre comunità cristiane diventino luogo di comunione, di accoglienza, diperdono dato e ricevuto; perché tutti diventino testimoni credibili dell'amore infinitoe gratuito di Dio. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-3527592645259427038?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/3527592645259427038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=3527592645259427038' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/3527592645259427038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/3527592645259427038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/09/11-settembre-2011-xxiv-domenica-del.html' title='11 Settembre 2011 – XXIV Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-TCizrk_9uhE/TmYqYXqjpfI/AAAAAAAACNo/Zk7A4DfjQJk/s72-c/A24-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-1083349061738469106</id><published>2011-08-31T16:52:00.000+02:00</published><updated>2011-08-31T16:52:53.237+02:00</updated><title type='text'>4 Settembre 2011 – XXIII Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-q67Cstw5SQ8/Tlzz8Mw4RqI/AAAAAAAACNg/qBG7nFdCuoU/s1600/A23-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-q67Cstw5SQ8/Tlzz8Mw4RqI/AAAAAAAACNg/qBG7nFdCuoU/s200/A23-w.jpg" width="138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Il Vangelo di oggi ci rivela un Matteo preoccupato di veicolare gli insegnamenti di Gesù alla comunità del suo tempo. Il suo è un tentativo di “tradurre” lo spirito di Gesù in comportamenti e regole, destinati ai suoi contemporanei, a uomini che hanno vissuto più di duemila anni fa, in un ambiente e in una cultura molto diversa dalla nostra. Le sue sono regole destinate a mutare nel tempo, in quanto legate ad una particolare cultura. Quello che deve interessare a noi, e che rimane immutato nei secoli, è invece il messaggio di Gesù, quello che scaturisce dal suo insegnamento e dalla sua vita. Ecco allora che il senso profondo della Parola di oggi ci deve impegnare tutti, perché nella sua semplicità, comporta uno sforzo costante e per nulla scontato: nei nostri rapporti con gli altri, dobbiamo usare umiltà, sollecitudine, discrezione e amore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Se noi siamo convinti discepoli di Gesù, se Dio abita realmente nel nostro cuore, lo dimostriamo non dalla quantità delle nostre preghiere o dalla frequenza con cui invochiamo il suo nome, ma da come ci comportiamo nelle nostre relazioni interpersonali, dai nostri rapporti con le persone che ci stanno vicino, da come stiamo con gli altri. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Nella tua vita, qualunque cosa fai, falla sempre con amore”: è questa la massima che dobbiamo seguire sempre fedelmente. Anche quando litighiamo, quando lottiamo, quando entriamo in conflitto, anche in quei momenti, non dobbiamo mai dimenticare di amare. Sì, fratelli. Può sembrare una battuta ma non lo è; perché nella nostra vita possiamo anche non litigare mai, essere sempre ossequiosi con tutti, ma nonostante ciò, non amare nessuno; al contrario possiamo anche litigare spesso con i nostri fratelli, ma nello stesso tempo amarli sinceramente, di vero cuore. Come è possibile? Il “litigio”, il nostro scambio “robusto” di opinioni, deve poggiare su una reale onestà mentale, sulla carità, sull’amore verso l’altro: ogni “scontro” ci deve lasciare ricchezza di vita, verità da imparare, apertura verso l’altro, e non totale chiusura nelle nostre posizioni, nel nostro astio. Ci sono persone che per anni litigano sempre per la medesima e identica cosa: vuol dire che non hanno mai saputo imparare, capire. Che serve allora litigare? Non serve, è inutile, fa solo male: se per principio non si vuole imparare, non si crescerà mai. Non riduciamoci a un dialogo tra sordi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ma l’insegnamento di oggi va oltre: in una controversia, due sono le cose importanti: la prima è di evitare di pubblicizzarla, di&amp;nbsp;mettere in piazza la lite, di dare in pasto all’opinione pubblica i dissapori; la seconda è un maggiore&amp;nbsp;esercizio dell’amore. Se un nostro fratello sbaglia, se c’è un problema tra noi, dobbiamo sapere che in quel preciso momento egli ha ancor più bisogno del nostro amore: dobbiamo quindi agire nei suoi confronti con maggior delicatezza, con maggior gentilezza, con maggior attenzione. In una parola con grande carità e discrezione. Ce lo sottolinea in apertura il vangelo di oggi: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Se c’è una questione irrisolta fra te e tuo fratello, va di persona, da solo»&lt;/i&gt;; e lo fa in aperto contrasto con quanto la legge antica imponeva: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui” (Lv 19,17)&lt;/i&gt;. A quel tempo era normale denunciare apertamente l’operato di una persona: se sai una cosa dilla a tutti. Gesù, invece, propone una cosa del tutto nuova, rivoluzionaria, decisamente contro la legge e l’usanza del tempo. C’è qualcosa che non va fra te e qualcuno? Va da lui e diglielo. Se ci vai, conoscerai personalmente il suo punto di vista: forse ti ricrederai, forse non era come tu pensavi. Va dunque e senti di persona: soprattutto non basarti su quello che dice la gente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Se ci aprissimo lealmente, fratelli, potremmo sicuramente capirci, potremmo aiutarci, venirci incontro e smettere di giudicarci: perché quando le persone fanno qualcosa, molto spesso lo fanno per dei buoni motivi che noi non conosciamo. Spesso infatti le persone agiscono per paura, per fragilità, per ignoranza, non per cattiveria. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Noi, invece, cosa facciamo? Se abbiamo un problema, un contrasto, un’opinione contraria con qualcuno, piuttosto che chiarire con lui, corriamo subito a sparlare e a malignare su di lui con i nostri “confidenti”. I quali si sentono immediatamente in dovere di mettere a loro volta al corrente della cosa i loro di “confidenti”, innescando così una reazione a catena di chiacchiere senza costrutto, il più delle volte crudeli, false e ingiuste. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Smettiamola fratelli, di creare incomprensioni di questo genere: comportiamoci da adulti! Ascoltiamo soprattutto! Per quattro volte il vangelo ci ripete il verbo “ascoltare”. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Se ti ascolterà avrai guadagnato… se non ascolterà prendi ancora… se poi non ascolterà costoro…, se non ascolterà neanche la comunità…»&lt;/i&gt;. Una insistenza con la quale vuole quasi imporci la condizione per un nostro corretto comportamento con gli altri: ascoltare, ascoltare, ascoltare, ascoltare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Come lo viviamo&amp;nbsp;noi, fratelli miei, questo “ascoltare”? Ascoltiamo veramente? Ascoltiamo le parole false e volubili o la voce profonda e veritiera del nostro cuore? Cosa intendiamo esattamente per ascoltare?&amp;nbsp;Se abbiamo già deciso a priori che il nostro fratello ha sbagliato, come facciamo ad&amp;nbsp;ascoltarlo? Se rimaniamo caparbiamente attaccati al nostro parere preconcetto, lo ascoltiamo? Se non accettiamo vedute diverse dalle nostre, possibilità e modi diversi dai nostri, lo ascoltiamo? Se alcune cose le vogliamo sentire e altre no, lo ascoltiamo? Se quello che ci dice ci ferisce, “ci manda in bestia” e ci chiudiamo nel nostro silenzio oppure tiriamo su un muro tra noi, oppure “non vogliamo sentire ragioni”, come facciamo ad ascoltarlo? Se mentre lui parla noi pensiamo soltanto a cosa ribattergli, lo ascoltiamo? Se abbiamo sempre già pronte le risposte ad ogni domanda, illudendoci di essere un po’ altrettanti Dio, lo ascoltiamo? Se il nostro problema è cosa diranno gli altri e quindi ci preoccupiamo più di noi che di lui, lo ascoltiamo? E se non lo sappiamo ascoltare, come possiamo dire&amp;nbsp;di amarlo? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;La comunità di Matteo, come qualunque altra comunità, non era certamente perfetta: c’erano senz’altro dei conflitti. Ecco perché egli sente la necessità di dire: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«In tutte le situazioni, ci sia fra di voi l’amore»&lt;/i&gt;. Anche oggi non esiste comunità, famiglia, in cui non ci siano tensioni, conflitti, scontri. Ora &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-language: JA;"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt; lo ripeto - litigare, entrare in conflitto, non significa non amarsi: vuol dire solo che si è diversi. Litigare è inevitabile! Non fa problema; un&amp;nbsp;problema serio è invece quando due persone non litigano mai, quando due persone si scoprono sempre all’unisono: vuol dire che una delle due ha rinunciato ad essere se stessa, si è “conformata”, almeno esteriormente, all’altra. Ma non è questa la vera prova d’amore; l’amore si dimostra soprattutto dal modo con cui vengono affrontati e risolti i problemi conflittuali. È così che dimostriamo la nostra maturità. È così che la nostra comunità (famiglia, parrocchia, luogo di lavoro, casa religiosa), dimostra di essere una comunità matura: perché, fratelli, la maturità non si conquista semplicemente con lo stare insieme, ma soltanto imparando a come stare insieme. Maturità è saper trasformare l’inevitabile conflittualità di un “con-fronto”, in un chiarimento di idee, in un ampliare le vedute, in un arricchimento reciproco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Senza la conflittualità, senza le difficoltà, una comunità non cresce. Per questo è decisivo il modo con cui affrontiamo queste tensioni, questi conflitti, perché possono essere contemporaneamente causa di divisione o di comunione, di unione o di rottura, di separazione o di crescita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Le situazioni, le difficoltà, non vanno mai ignorate, ma affrontate sempre nel modo giusto. Non c’è cosa peggiore che pretendere&amp;nbsp;che tutto vada sempre bene, voler vedere solo tutto rosa, anche quando il nero è d’obbligo! La politica del nascondere la testa sotto la sabbia, come fa lo struzzo, non paga mai. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ancora: litigare,&amp;nbsp;non significa essere ribelli, malvagi, come molti pensano: non è facendo valere le nostre ragioni che siamo cattivi, che offendiamo l’altro o gli manchiamo di rispetto: ma è il modo con cui&amp;nbsp;lo facciamo. Non esprimere mai il proprio punto di vista, per finta modestia o mellifluità, significa adeguarsi passivamente, e talvolta irrazionalmente,&amp;nbsp;alla volontà del proprio partner o del proprio leader; non significa essere buoni, quanto piuttosto spersonalizzarsi oltre ogni limite; non volersi mai misurare con l’opinione altrui, è indice di due situazioni: o si è una vittima che subisce passivamente, oppure un tiranno che comanda in maniera dispotica. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco l’importanza del parlarne, fratelli: esponiamo all’altro le nostre difficoltà, ascoltiamo le sue, lasciandoci mettere in discussione dalle sue parole. Non è importante chi vince. Abbandoniamo l’istinto di dominare l’altro, di dimostrare ad ogni costo che noi abbiamo ragione. Un pensiero ci deve accompagnare sempre in questi casi: dove c’è uno che vince, c’è sempre un altro che perde, e chi perde si sente umiliato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ascoltiamoci dunque: ascoltiamoci nel modo giusto, perché “ascoltare” vuol dire “cerco di mettermi nei tuoi panni (em-patia). Mi spoglio delle mie idee, per sentire quello che senti tu e mettermi nel tuo stesso punto di vista. Se rimango nel mio, non ti ascolto”. Ascoltare vuol dire andare ben oltre le parole, per cogliere quello che l’altro vive. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Molti dicono con orgoglio: “Noi amiamo la gente, l’umanità intera; noi amiamo tutti gli uomini”, ma poi, in realtà, non amano nessuna persona in particolare. L’umanità, la “gente”, non esiste: esistono solo le singole persone, gli uomini concreti. Non basta dire che noi amiamo, così in astratto; dobbiamo dimostrarlo con i fatti, concretamente, nei confronti di persone concrete, perché è il modo con cui ci relazioniamo con gli altri, nell’ambito della comunità in cui viviamo, che rivela chi siamo realmente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dobbiamo quindi imparare a collaborare senza voler essere superiori agli altri, ad esprimere quello che abbiamo dentro, senza doverci sentire inferiori a nessuno; dobbiamo imparare l’empatia per ascoltare l’anima delle parole di chi abbiamo davanti, dobbiamo avere l’ascolto che non giudica, che non cambia, che non stravolge, che non vuole fagocitare l’altro. Dobbiamo imparare a non manipolare gli altri per i nostri scopi; dobbiamo imparare a gestire, a dominare, l’invidia, la gelosia, la competizione, i sentimenti inevitabili di odio, di rabbia o d’altro; tutti sentimenti molto comuni in una convivenza. Purtroppo, fratelli, per imparare bene tutto questo, non c’è una scuola specifica: per tutto c’è una scuola, ma non per imparare a “con-vivere”, a vivere bene insieme. Solo la vita può farlo, una vita guidata dall’amore e dall’ascolto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quanti di noi, fratelli, contano migliaia di conoscenze, senza essere poi amici di nessuno. Lasciatemelo ripetere: è perché sono immaturi, non vivono un rapporto armonico con loro stessi, non hanno imparato ancora a conoscere se stessi, non sanno superare quello stadio primordiale dell’aggressività, in cui si tende a proiettare sugli altri i propri limiti, i propri conflitti, le proprie manie, le proprie tendenze aggressive. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Quanto consolanti e promettenti sono invece le parole conclusive della Parola di oggi: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Se due si accorderanno per domandare una cosa, il Padre ve la concederà»&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;“Ac-cor-dare” vuol dire letteralmente “avere il cuore che batte alla stessa frequenza dell’altro”; in greco è “sin-fonia”. L’accordo è formato da note diverse: ogni nota è diversa, ma insieme formano l’ac-cordo, la bellezza, la sublimità di un concerto. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Se due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»&lt;/i&gt;. Essere uniti è come cantare all’unisono, con lo stesso ritmo, con la stessa tonalità, trovarsi in perfetta sintonia; è quando due cuori, nelle rispettive profondità, nelle rispettive aspirazioni, si fondono in un unico slancio d’amore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ecco, fratelli: quando si realizza questa “simbiosi”, quando avviene questo “contatto”, sperimentiamo la forza irresistibile e traumatica della immediata presenza di Dio tra noi, nella nostra comunità; è questo, e questo soltanto,&amp;nbsp;che ne suggella l’unione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Dire un sacco di cose, essere iperattivi, apparire sempre e comunque spumeggianti, esibire la nostra modernità, non significa essere “in sintonia”, non vuol dire vivere una vera unione con gli altri: in questo modo non arriveremo mai a sperimentare la forza dell’amore, i nostri cuori non riusciranno mai a vibrare in profondità. Parlare di tutto quello che facciamo, del tempo, dei vicini, dei confratelli, del lavoro, è solo un diversivo, non basta a guarire i nostri rapporti di&amp;nbsp;convivenza, non risana il nostro cuore, non ci fa incontrare nel vivo con l’altro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;Ciò che ci rende uniti, ciò che ci salva, non consiste nel&amp;nbsp;“regalare” agli altri parole, ma regalando noi stessi, con semplicità, così come siamo, con la nostra vulnerabilità, con le nostre paure, con le nostre imperfezioni. L’unione vera nasce proprio da questo “metterci a nudo”, dal farci vedere e accettare per quello che siamo. Buttiamo alle nostre spalle pregiudizi, incomprensioni, orgoglio; armiamoci di&amp;nbsp;coraggio e facciamolo, con serenità, con umiltà, senza temere di essere traditi, fidandoci dell'altro: e&amp;nbsp;in questo caso avremo la sensazione inconfondibile che tra noi, nella nostra comunità, c'è&amp;nbsp;anche Lui. E questo ci deve bastare per vivere sereni. Amen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/941329485184719837-1083349061738469106?l=introiresecum.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://introiresecum.blogspot.com/feeds/1083349061738469106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=941329485184719837&amp;postID=1083349061738469106' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/1083349061738469106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/941329485184719837/posts/default/1083349061738469106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://introiresecum.blogspot.com/2011/08/4-settembre-2011-xxiii-domenica-del.html' title='4 Settembre 2011 – XXIII Domenica del Tempo Ordinario'/><author><name>Mario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04759601984235983617</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_BErZafKvCo8/TDtVFBwRHpI/AAAAAAAAB0g/BxsAl-eUL-Q/S220/Mario+per+sito.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-q67Cstw5SQ8/Tlzz8Mw4RqI/AAAAAAAACNg/qBG7nFdCuoU/s72-c/A23-w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-941329485184719837.post-8828471182682150803</id><published>2011-08-25T17:57:00.000+02:00</published><updated>2011-08-25T17:57:44.601+02:00</updated><title type='text'>28 Agosto 2011 – XXII Domenica del Tempo Ordinario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-w7WQIroIHq4/TlJnuGxHCQI/AAAAAAAACNc/hk0yge9gXG0/s1600/A22-w.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="185" src="http://1.bp.blogspot.com/-w7WQIroIHq4/TlJnuGxHCQI/AAAAAAAACNc/hk0yge9gXG0/s200/A22-w.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;«Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno…».&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Ad un certo punto della sua vita Gesù affronta decisamente il suo destino. La sua condotta di vita, troppo aperta, troppo chiara e manifesta, era già diventata pericolosa. Quello che diceva e quello che faceva era troppo provocante, troppo compromettente per la gente altolocata, per i ricchi del suo tempo, per i potenti, e di certo non gliel’avrebbero fatta passare liscia. Gesù era “troppo” per tutti, in tutti i sensi: non era l’uomo del compromesso, delle mezze misure, degli adattamenti o delle vie di mezzo. Il suo parlare era chiaro: “si si, no no!”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Era inevitabile quindi che decidesse a questo punto di completare la sua missione, affrontando quella che sarebbe stata la svolta decisiva della sua vita, la grande sfida col mondo: andare a Gerusalemme. Finché viveva e predicava in Palestina tutto sommato non interferiva più di tanto con i grossi poteri. Ma andando a Gerusalemme si sarebbe scontrato inevitabilmente con gli interessi dei potenti, con le più alte autorità religiose. Prima di tutto con gli anziani: per loro Gesù era troppo infantile, troppo acerbo, troppo sognatore, un romantico idealista. Per il loro cuore di ghiaccio, razionale, rigido, un uomo così era pericoloso; un uomo che si stupiva degli uccelli del cielo o dei gigli dei campi; un uomo che accoglieva i bambini o che accarezzava le donne, cosa avrebbe potuto fare di buono?: “Che sono queste smancerie? Che sono queste effusioni amorose? Romanticismo, cose da poeti, da adolescenti, da femminucce”. E, infatti, lo condanneranno a morte. Poi si sarebbe scontrato con i sommi sacerdoti: per i loro cuori pieni zeppi di leggi, di tabù, di regole, di prescrizioni, di cose da osservare, Gesù era troppo libero. Annunciava un Dio troppo vicino, un Dio che non faceva paura, che si chinava amorevolmente sull’ uomo. Un Dio troppo progressista, sociale, vicino alla liberazione dell’uomo; un uomo che si crede in contatto con Dio, che gli parla, che rivendica la pretesa che Dio parli al suo cuore; un Dio amico, vicino, che si preoccupa dei lebbrosi, dei pagani, degli esclusi; un Dio che mette tutti sullo stesso piano: ma che Dio è questo? Come si permette quest’uomo di pretendere di sapere chi è Dio? Di Dio bisogna avere paura, bisogna temerlo, obbedirgli, non come fa quest’uomo che lo chiama papà! Gesù era per loro una rivoluzione: parlava di un Dio che non conoscevano, metteva in discussione e in dubbio ciò in cui avevano sempre creduto. E, infatti, lo condanneranno a morte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Infine avrebbe avuto grossi problemi anche con gli scribi: per i loro cuori così pieni di arroganza, così pieni di sé e del loro orgoglio (loro erano gli unici interpreti della Scrittura, loro sapevano tutto, cos’altro poteva essere annunciato di nuovo?) Gesù era una bomba che sconvolgeva il loro mondo e la loro vita, e stravolgeva tutto il loro sistema, i loro credo, le loro interpretazioni bibliche. Per loro Gesù era troppo pericoloso; quest’uomo che parla della Bibbia in un modo totalmente distorto, chi si crede di essere? Questo uomo non ascolta i padri, la tradizione: come può pretendere di saperne più di noi, noi, gli unici custodi e interpreti della Parola e della tradizione? E, infatti, lo condanneranno a morte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Gesù percepisce l’ostilità che sta montando intorno alla sua persona. Il suo modo di vivere tocca e mette in discussione troppe persone, troppi interessi e troppi cuori. Tutto quello che fa, è osservato, sezionato, e si cerca ogni pretesto per metterlo in cattiva luce, per avere da ridire su di lui, per trovare malignità contro di lui, per accusarlo. È la sorte dei grandi uomini: siccome non li si può attaccare nella verità, li si attacca con le menzogne. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;Gesù lo sente, sa tutto questo, lo intuisce; percepisce che si sta organizzando il pretesto per imbavagliarlo, per contenerlo, per metterlo a tacere, per tendergli inganni: Egli sa di essere un uomo scomodo e poiché non sarebbero mai rius
